Il movimento Rete chiede un confronto urgente in Commissione Sanità sulla gestione della prevenzione oncologica e punta il dito contro le scelte del Comitato esecutivo dell’Istituto per la Sicurezza Sociale. Al centro delle critiche c’è la decisione di ridurre la frequenza dello screening mammografico da annuale a biennale e la presunta indicazione di diminuire il numero complessivo delle mammografie effettuate.
“Facciamo nostra l’indignazione e le crescenti preoccupazioni recentemente emerse nel Paese e durante i lavori della Commissione Sanità in merito alla decisione del Comitato Esecutivo dell’ISS di ridurre la frequenza, da annuale a biennale, dello screening mammografico” – afferma Rete in una nota. Il movimento ricorda come si tratti di “uno degli strumenti più importanti di prevenzione e diagnosi precoce del tumore al seno”, sottolineando che la mammografia consente di individuare la malattia anche in assenza di sintomi, aumentando le possibilità di cura e riducendo il rischio di mortalità.
Le critiche si concentrano anche su quanto emergerebbe da alcuni documenti interni. “Il nuovo Comitato Esecutivo dell’ISS, fortemente voluto da Libera e PSD, avrebbe assegnato alla Radiologia obiettivi finalizzati a ridurre del 25% il numero delle mammografie rispetto al 2025” – sostiene il movimento -. “Se ciò fosse confermato, saremmo di fronte a una scelta deliberata di riduzione delle attività di prevenzione”. Secondo Rete, l’emersione della vicenda sarebbe dovuta alla posizione assunta dagli operatori della Radiologia, che “hanno espresso la propria contrarietà a tali indicazioni e si sono rifiutati di avallare questa impostazione”.
Nel comunicato il movimento definisce la scelta “scellerata” e giudica “inaccettabile perseguire obiettivi di risparmio proprio nel campo della prevenzione oncologica, arrivando persino a collegare logiche di budget e di risultato alla riduzione delle prestazioni erogate”. Per Rete “la salute delle persone non può essere subordinata a calcoli contabili né sacrificata al bilancio”.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda alcune indiscrezioni sul possibile coinvolgimento del settore privato. “A rendere il quadro ancora più inquietante sono le notizie secondo cui una struttura sanitaria privata avrebbe recentemente acquisito apparecchiature per l’esecuzione delle mammografie e starebbe predisponendo il personale necessario per avviare l’attività” – si legge nella nota -. “Se tali informazioni fossero confermate, saremmo di fronte a uno scenario estremamente grave: la creazione consapevole e deliberata delle condizioni per un progressivo trasferimento di prestazioni dal servizio pubblico a quello privato”.
Il movimento chiama in causa anche la maggioranza e il Governo. “A un anno dal proprio insediamento, il Comitato Esecutivo, il Governo e la maggioranza non possono continuare a sottrarsi al confronto e devono assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte, fornendo al Paese spiegazioni chiare, trasparenti e convincenti”.
Per questo motivo Rete annuncia di aver chiesto la convocazione di una seduta della Commissione Sanità nel mese di luglio con l’audizione del Comitato esecutivo dell’ISS e del nuovo Segretario di Stato alla Sanità. “La prevenzione non è un costo da comprimere, ma un investimento strategico che salva vite, riduce le sofferenze e – in prospettiva – addirittura riduce le spese sanitarie” – conclude il movimento -. “Chi governa la sanità ha il dovere di difenderla, potenziarla e renderla sempre più accessibile”.





