L’accordo tra Stati Uniti e Iran entrerà nella fase decisiva venerdì con la firma del memorandum d’intesa prevista a Lucerna, in Svizzera. L’intesa apre immediatamente alla ripresa delle esportazioni petrolifere iraniane, comprese le attività collegate a trasporti, assicurazioni e servizi bancari, ma restano ancora diversi nodi politici e strategici da sciogliere.
Dal vertice del G7 di Evian, Donald Trump ha presentato l’accordo come un passaggio fondamentale verso la stabilizzazione della regione, spiegando che il testo potrebbe essere sottoposto anche all’esame del Congresso americano. Secondo il presidente statunitense, i primi effetti sarebbero già visibili con la ripresa del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz e un calo dei prezzi energetici.
Washington ha chiarito che i benefici economici concessi a Teheran dipenderanno dal pieno rispetto degli impegni assunti, tra cui il divieto di sviluppare armi nucleari, la gestione del materiale arricchito e la garanzia della libera navigazione nelle acque del Golfo Persico.
Sul piano politico, però, il quadro resta complesso. L’Iran continua a collegare la stabilità dell’accordo anche all’evoluzione della situazione in Libano, mentre Israele ha fatto sapere di non ritenersi vincolato dall’intesa raggiunta tra Washington e Teheran. Lo stesso Trump ha rivolto critiche al governo guidato da Benjamin Netanyahu per le recenti operazioni militari in Libano, giudicate eccessive.
La firma di venerdì sarà quindi soltanto il primo passo di un percorso che dovrà affrontare ancora numerose questioni aperte, dal dossier nucleare agli equilibri regionali, passando per il delicato rapporto tra Iran, Israele e Hezbollah.





