Intervento di Michela Pelliccioni nella seduta del Consiglio Grande e Generale del 14 maggio 2026.
Michela Pelliccioni (indipendente): Anch’io desidero innanzitutto esprimere un ringraziamento a tutti i membri della Commissione per il lavoro svolto, perché ho trovato la relazione molto equilibrata, ben costruita e soprattutto frutto di un approccio intelligente all’incarico affidato alla Commissione stessa. È un lavoro che si pone in continuità con quanto già avviato nelle precedenti legislature e penso in particolare all’esperienza del tavolo congiunto, che rappresenta uno dei punti di partenza più importanti richiamati anche nella relazione. Ritengo infatti che il vero valore aggiunto di questo lavoro sia stato proprio il confronto tra tutti gli attori coinvolti nella materia, cioè coloro che quotidianamente operano sul campo e affrontano concretamente questi problemi. È da lì che si possono individuare con maggiore chiarezza sia le criticità sia le soluzioni più efficaci. Per questo motivo, proprio perché dalla relazione emerge un lavoro sinergico nel quale non si percepisce una distinzione tra maggioranza e opposizione, mi aspetto che al termine del dibattito possa essere approvato un ordine del giorno condiviso da tutte le forze politiche. Credo infatti che questi temi debbano rappresentare un terreno neutro, sul quale costruire un’azione comune e unitaria nell’interesse del Paese. La Commissione ha svolto un’analisi importante, concentrandosi non solo sugli anticorpi del sistema ma anche sugli strumenti di cura, avanzando proposte concrete e molto chiare. A mio avviso il lavoro si è sviluppato lungo tre direttrici fondamentali: l’analisi qualitativa del rischio, la cooperazione istituzionale e l’utilizzo della tecnologia. Per quanto riguarda il primo aspetto, cioè l’analisi qualitativa del rischio, ritengo fondamentale il tema della burocrazia, che è stato richiamato più volte anche nel dibattito di oggi. Sono assolutamente d’accordo sul fatto che le formalità debbano esistere fino al punto in cui non compromettono l’efficacia del risultato. Molto spesso, infatti, l’eccesso di burocrazia finisce per assorbire risorse e tempo senza produrre un reale valore aggiunto in termini di controlli e prevenzione. Quando le energie vengono impiegate prevalentemente in attività formali, si rischia di perdere di vista l’obiettivo principale, cioè la qualità e l’efficacia del controllo. Questo tema è particolarmente evidente anche nel settore dell’antiriciclaggio. Vengo dal mondo finanziario e penso, ad esempio, a strumenti come il bollettino antiriciclaggio, rispetto al quale si discute ancora oggi sul corretto equilibrio tra impiego delle risorse e reale utilità dei risultati prodotti. Se certe attività diventano eccessivamente gravose dal punto di vista burocratico, rischiano di sottrarre tempo e risorse anche alle normali attività economiche e operative. È quindi necessario trovare un equilibrio tra efficacia, economicità e buon senso. Proprio per questo ritengo importante concentrarsi sulla capacità di individuare le anomalie reali, perché la relazione evidenzia con chiarezza casi concreti e vulnerabilità precise del nostro sistema. E credo che molte delle criticità emerse non derivino necessariamente da violazioni dirette della normativa vigente, ma piuttosto dall’esistenza di zone d’ombra nelle quali lo Stato deve avere il coraggio di intervenire con decisione e trasparenza. È questo, a mio avviso, uno dei punti centrali della relazione. Un ruolo fondamentale lo avrà anche la cooperazione istituzionale. La Commissione evidenzia chiaramente la necessità di rafforzare il coordinamento tra autorità, forze di polizia e organismi amministrativi, ampliando il campo di indagine e la capacità di condivisione delle informazioni. Anche il tema del personale va affrontato in maniera equilibrata. La carenza di personale non può diventare l’unica spiegazione delle criticità esistenti, ma è evidente che le risorse umane devono essere supportate da strumenti tecnologici adeguati, soprattutto perché oggi molte delle frodi e delle attività illecite si sviluppano attraverso strumenti digitali e informatici sempre più sofisticati. Pensiamo, ad esempio, ai fenomeni di phishing e alle nuove forme di frode online che evolvono continuamente e richiedono competenze sempre aggiornate. Ecco perché l’utilizzo della tecnologia sarà sempre più prioritario. Chi vuole frodare si muove spesso in anticipo rispetto alle strutture di controllo e non possiamo permetterci di rimanere indietro. In questo senso la formazione continua sarà determinante, perché soltanto personale preparato e costantemente aggiornato può affrontare fenomeni che cambiano con estrema rapidità. Per questo motivo rinnovo il mio ringraziamento alla Commissione per il lavoro svolto e auspico che le indicazioni contenute nella relazione vengano tradotte concretamente in azioni operative nel più breve tempo possibile.





