Ilaria Baciocchi (PSD): “Le infiltrazioni criminali si concentrano dove i controlli sono più deboli: servono prevenzione, coordinamento e strumenti più moderni”

da | 14 Mag 2026

Intervento di Ilaria Baciocchi nella seduta del Consiglio Grande e Generale del 14 maggio 2026.

Ilaria Baciocchi (PSD): Prendo la parola per richiamare alcuni elementi emersi dal lavoro svolto dalla Commissione, alla quale ho contribuito, e premetto anche che, qualora non dovesse bastarmi il tempo, chiederò il raddoppio. La relazione restituisce un quadro serio, concreto e per molti aspetti anche esigente per chi ha responsabilità pubbliche. Da un lato mostra che nel tempo San Marino ha costruito strumenti, competenze e capacità di controllo che non vanno sottovalutati. Dall’altro però mette in evidenza con altrettanta chiarezza che il rischio di infiltrazione non è astratto, non riguarda scenari lontani e non può essere letto con categorie vecchie. Dalle audizioni emerge infatti un dato preciso: questi fenomeni non si distribuiscono in modo casuale, ma tendono a concentrarsi nei settori in cui la velocità delle operazioni, l’opacità dei flussi economici o la frammentazione dei controlli possono aprire spazi di manovra. Un primo ambito che la relazione segnala con forza è quello del commercio di beni, in particolare beverage, prodotti per la persona e igiene domestica. In questi settori sono emerse dinamiche che meritano attenzione perché non sempre risultano coerenti con l’andamento fisiologico del mercato. Le audizioni hanno evidenziato crescite anomale nei volumi, triangolazioni commerciali, frazionamenti artificiosi delle importazioni finalizzati a eludere controlli più stringenti, oltre all’utilizzo di una pluralità di società riconducibili in realtà agli stessi soggetti. Proprio in questo tipo di settori si vede bene come le infiltrazioni provino a mimetizzarsi dentro circuiti apparentemente ordinari, sfruttando la superficie lecita dell’attività economica per costruire assetti opachi o alterare le regole della concorrenza. Un secondo settore particolarmente esposto è quello della compravendita di autoveicoli. Anche qui la relazione richiama criticità rilevanti e tutt’altro che marginali. È un comparto che per sua stessa natura si muove oltre i confini nazionali, attraversa mercati diversi, richiede continui scambi documentali e può quindi diventare terreno favorevole per operazioni di riciclaggio e reinvestimento illecito. C’è poi il tema dell’e-commerce, che nella relazione assume un rilievo forse ancora maggiore proprio perché rappresenta un punto di evoluzione di questi fenomeni. La Commissione ha registrato la presenza di società con strutture minime ma volumi elevatissimi, l’uso sistematico del contrassegno come strumento per ridurre la tracciabilità, pratiche commerciali ingannevoli e soprattutto una marcata difficoltà nell’individuare i responsabili effettivi delle operazioni. E questo è un passaggio importante perché ci dice che la dimensione digitale non è semplicemente un nuovo settore da monitorare, ma un ambiente che modifica profondamente il rapporto tra attività economica, controlli e responsabilità. Accanto a questi comparti vengono richiamate anche ulteriori aree sensibili che meritano di essere osservate con grande attenzione: il settore dei metalli preziosi, softair, registri aeronautici e navali, fino all’ambito delle criptovalute e del trading online. Anche questo elenco, preso nel suo insieme, è significativo. Ci mostra che la criminalità economica non resta ferma, non insiste sempre sugli stessi canali e non replica in modo meccanico schemi già noti. Al contrario si sposta, sperimenta e cerca gli spazi in cui il presidio è meno maturo e il controllo più complesso. Ed è proprio per questo che la risposta istituzionale non può essere statica. Dalle audizioni effettuate emerge un patrimonio di competenze, esperienze e capacità operativa che rappresenta senza dubbio un punto di forza del sistema sammarinese. Gendarmeria, Guardia di Rocca e Polizia Civile affrontano quotidianamente materie complesse, spesso con un grado di specializzazione elevato e in collaborazione con interlocutori esteri. Questo è un elemento che va valorizzato perché dimostra che le risorse umane e professionali esistono e che i risultati ottenuti non sono casuali. Le criticità che emergono riguardano anzitutto la possibile sovrapposizione di competenze, che può tradursi in dispersione di energie e minore efficacia complessiva. Riguardano poi la circolazione delle informazioni, che non sempre avviene con la rapidità necessaria a un’azione preventiva incisiva, e infine l’accesso non uniforme alle banche dati e agli strumenti investigativi, un aspetto che pesa ancora di più quando il piano dell’indagine si sposta su dimensioni internazionali. Ecco, questo è un nodo decisivo, perché in un ordinamento piccolo come il nostro il coordinamento non è un elemento accessorio né un semplice obiettivo organizzativo: è una condizione essenziale di efficacia. Per questo la relazione indica una direzione molto chiara: rafforzare il tavolo congiunto come vera sede operativa di raccordo, chiarire in modo più netto ruoli e competenze dei diversi corpi, investire nella condivisione dei dati e nell’interoperabilità dei sistemi informatici e consolidare la cooperazione internazionale, che oggi non è più un supporto eventuale ma una componente strutturale del contrasto alla criminalità economica. Anche questo punto va detto con chiarezza: il contrasto a questi fenomeni non si gioca più soltanto all’interno. Serve una capacità stabile di connessione con autorità estere, di scambio di informazioni, di allineamento operativo e di aggiornamento continuo. La relazione ci porta infine a una considerazione di fondo che è di natura politica, ma non nel senso rituale del termine. Il punto è decidere quale impostazione vogliamo dare al sistema dei controlli: se un sistema prevalentemente reattivo, che interviene quando il danno si è già prodotto e quando i fenomeni hanno già trovato il modo di radicarsi, oppure un sistema che investe sulla prevenzione, sulla lettura anticipata dei segnali e sulla capacità di intercettare le anomalie prima che si consolidino. Se l’obiettivo è rafforzare la prevenzione, allora servono norme aggiornate capaci di misurarsi con la velocità dell’economia contemporanea e con la trasformazione continua dei modelli di rischio. Servono strumenti operativi adeguati anche sul piano investigativo e serve soprattutto un coordinamento che sia reale, non solo evocato, che metta tutti i soggetti coinvolti nelle condizioni di lavorare in modo integrato, tempestivo ed efficace. C’è poi un profilo ulteriore che riguarda la collocazione stessa di San Marino. La nostra Repubblica ha costruito negli anni una reputazione che si fonda anche sulla legalità, sulla trasparenza e sull’affidabilità nei rapporti internazionali. Questo patrimonio conta molto e va considerato con serietà. Non è acquisito una volta per tutte: richiede manutenzione istituzionale, vigilanza, credibilità delle scelte e capacità di tenere alta la qualità dei controlli. Difenderlo non significa indulgere in formule astratte, ma fare in modo che chi presidia questi ambiti abbia gli strumenti adeguati, l’accesso alle informazioni, la chiarezza nei ruoli e tempi di azione compatibili con la realtà dei fenomeni che si trova davanti. Per questo credo che la relazione vada letta come una base di lavoro: offre un quadro, individua i nodi concreti, segnala priorità e indica una direzione. Sta poi alla politica e alle istituzioni tradurre questi elementi in scelte coerenti, evitando sia l’autocompiacimento sia l’allarmismo.  

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