La sospensione dei lavori doveva servire a trovare un accordo. Alla ripresa, invece, sulla violenza di genere si apre lo scontro politico. La maggioranza presenta il proprio ordine del giorno (poi approvato), Rete contesta il metodo e ritira la sua proposta. Repubblica Futura e Domani Motus Liberi annunciano l’astensione. Il tentativo di arrivare a un impegno comune del governo si ferma qui.
Il confronto si accende durante la prosecuzione del dibattito in commissione congiunta sui dati aggiornati dei casi di violenza di genere a San Marino. Matteo Zeppa (Rete) presenta una proposta e apre al confronto. Chiede più sostegno economico e abitativo per le vittime, assistenza psicologica ai minori anche senza una denuncia formale dei genitori, percorsi obbligatori e monitorati per gli autori di violenza. Tra le richieste figurano anche l’ampliamento dei reati perseguibili d’ufficio, l’educazione all’affettività nelle scuole, maggiori tutele per chi segnala e il potenziamento del centro d’ascolto del Centro salute donna.
I lavori vengono sospesi per cercare una formulazione condivisa tra maggioranza e opposizione. L’intesa, però, non arriva. Alla ripresa è Guerrino Zanotti (Libera) a presentare l’ordine del giorno della maggioranza, che impegna il governo su prevenzione nelle scuole, riservatezza delle segnalazioni, sostegno economico, microcredito e accesso a un’abitazione autonoma. Prevede inoltre percorsi per gli autori e i potenziali autori di violenza, la valutazione di un’autorità indipendente per la tutela dei diritti e un nuovo confronto con l’Authority per le pari opportunità entro il 28 febbraio 2027.
Zeppa attacca. Definisce quello della maggioranza “un testo raffazzonato”, sostenendo che sia stato preparato all’ultimo momento senza coinvolgere l’opposizione. La contestazione investe anche l’attenzione riservata al dibattito: “Mi stupisco ancora, dopo quindici anni, di dover parlare di violenza di genere in una commissione congiunta con tre quarti dei commissari che parlano di gettoni consiliari. È veramente avvilente”. Quindi annuncia il ritiro della proposta di Rete.
Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS) respinge la ricostruzione. Spiega che la maggioranza aveva già una bozza e ha aspettato la conclusione degli interventi per completarla, inserendo anche le indicazioni del segretario di Stato Luca Beccari e di Miriam Farinelli. “Il dibattito non era concluso, gli argomenti sono estremamente sensibili e l’attenzione è stata alta.” Da qui l’annuncio del voto favorevole della maggioranza.
Per Matteo Casali (RF), invece, il problema riguarda anche il contenuto. Diverse richieste dell’Authority per le pari opportunità restano, a suo giudizio, senza risposta: il testo unico normativo, le misure cautelari elettroniche, gli affidi familiari in emergenza e il numero antiviolenza. Casali contesta inoltre la proposta di modificare il fabbisogno del personale attraverso un ordine del giorno. RF annuncia quindi l’astensione, chiedendo un approfondimento maggiore.
Sulla stessa scelta si attesta Gaetano Troina (D-ML). Lamenta che la proposta della maggioranza sia stata consegnata all’opposizione soltanto durante la seduta e mette in dubbio che gli impegni indicati si traducano in interventi concreti.
Prima dello scontro, il dibattito aveva toccato soprattutto la necessità di dare alle vittime strumenti per uscire dalla violenza. Luca Beccari aveva richiamato l’esigenza di un’assistenza continuativa e di alloggi protetti disponibili anche dopo i primi giorni dell’emergenza. Aveva inoltre proposto un ombudsman, un’autorità indipendente per la tutela dei diritti umani, spiegando che il tema è già al vaglio della Segreteria alla Giustizia, e confermato l’impegno a rafforzare il servizio dedicato della Gendarmeria.
Sul sostegno economico, il segretario aveva indicato anche la possibilità di un fondo rotativo di microprestiti: “Molto spesso la violenza si basa anche su un rapporto disparitario fra chi la commette e chi la subisce, dal punto di vista economico e delle possibilità di costruirsi una vita diversa”. Alla protezione immediata, dunque, devono seguire aiuti che consentano alle vittime e ai loro figli di trovare casa e rendersi autonomi.
Miriam Farinelli (RF) aveva insistito sui percorsi di recupero per gli uomini maltrattanti, collegati a sanità, servizi sociali, forze dell’ordine e magistratura. “Una politica seria sa che proteggere non basta se lasciamo intatto chi quella violenza la esercita.” Con un limite preciso: “Il recupero dell’uomo non può essere subordinato alla riconciliazione della coppia né diventare una promessa di cambiamento utilizzata per ottenere il perdono della vittima.”
Zanotti aveva chiesto di intervenire anche prima, attraverso l’educazione all’affettività e alla sessualità e il coinvolgimento delle associazioni. Giovanni Francesco Ugolini (PDCS) aveva sottolineato il coordinamento dei servizi e il ruolo della scuola nelle segnalazioni: “I dati mostrano un fenomeno che non diminuisce, ma che, grazie al coordinamento dei servizi, viene intercettato prima”. Aveva auspicato un ordine del giorno condiviso. La sospensione della seduta non è bastata a costruirlo.
