Trentatré procedimenti penali in appena sei mesi, 38 vittime e 17 minori coinvolti. Sono alcuni dei numeri al centro della seduta congiunta delle commissioni consiliari II e IV, riunite oggi a San Marino per fare il punto sulla violenza di genere e domestica. Il confronto è ancora in corso in queste ore sulla base della relazione presentata dalla Segreteria di Stato alla Sanità e delle statistiche elaborate dall’Authority sanitaria.
Il primo dato che salta all’occhio riguarda i procedimenti penali. In tutto il 2025 ne erano stati iscritti 47: 29 risultavano ancora pendenti, 14 erano stati archiviati, due si erano conclusi con una sentenza di primo grado, uno con decreto penale e uno era stato unito a un altro fascicolo. Nei soli primi sei mesi del 2026 i procedimenti sono 33, dei quali 29 pendenti, tre archiviati e uno in attesa dell’esito di un esperimento probatorio.
Il confronto va letto con cautela, perché mette uno accanto all’altro un anno intero e un semestre. Resta però chiara la dimensione del fenomeno. I reati contestati più spesso sono i maltrattamenti contro familiari e conviventi, con 13 casi nel primo semestre del 2026, e gli atti persecutori, fermi a 12.
Nel 2025 le vittime indicate negli atti che hanno dato il via ai procedimenti erano state 49: 30 donne, 15 minori e quattro uomini. Al 30 giugno 2026 se ne contavano già 38: 19 donne, 17 minori e due uomini. Quasi una vittima su due, dunque, non aveva ancora compiuto 18 anni.
A far partire più spesso i procedimenti sono state le segnalazioni della Gendarmeria, 12 nei primi sei mesi dell’anno, e quelle dei servizi dell’Istituto per la sicurezza sociale, salite a 11.
Altri numeri arrivano dalla Salute mentale. Nel 2025 erano state segnalate 52 vittime, per un totale di 63 segnalazioni. Quasi un caso su due riguardava violenza fisica, mentre nel 23,1% dei casi si trattava di violenza psicologica. La fascia più colpita era quella tra i 40 e i 49 anni. Nei primi sei mesi del 2026 le vittime segnalate sono state 11 e la violenza fisica ha riguardato il 54,5% dei casi. In quasi la metà delle situazioni, il 45,5%, erano presenti minori.
Pesante anche il quadro che arriva dalla Tutela minori. Nel 2025 le segnalazioni erano state 28 e avevano coinvolto 32 ragazzi e bambini. Tra i 31 minori poi entrati effettivamente nell’analisi, la fascia più colpita era quella tra zero e quattro anni, con il 38,7%. La forma più frequente era la violenza assistita: bambini che non subiscono direttamente l’aggressione, ma vedono o ascoltano quella commessa in famiglia.
Al 30 giugno 2026 le segnalazioni erano 13, con 14 minori coinvolti. In questo caso la fascia più esposta è quella tra i 15 e i 17 anni, pari al 57,1%, mentre nel 50% dei casi viene indicata una violenza fisica. I casi attivi seguiti dal servizio erano 33 alla fine del 2025 e otto alla metà del 2026.
La relazione parla di un aumento tendenziale dei casi, ma invita anche a leggere i dati alla luce di un sistema che oggi riesce a intercettare prima e meglio le situazioni di violenza. Dal 2024 sono state chiarite le competenze dei diversi servizi e il coordinamento tra magistratura, forze dell’ordine, sanità, Tutela minori e scuola è diventato più stretto. Questo può aver fatto emergere episodi che in passato rimanevano sotto traccia.
Sul tavolo c’è ora anche la realizzazione di un software unico per raccogliere e confrontare i dati della rete antiviolenza. La fase di analisi della piattaforma si è conclusa nel marzo scorso; il prossimo passaggio sarà lo sviluppo del sistema. Intanto il dibattito nelle commissioni congiunte prosegue, con numeri che fotografano un fenomeno ancora ben presente anche sul Titano.
