Annunci curati sui portali di prenotazione, foto rubate da inserzioni vere, acconti versati su carte prepagate. Poi l’arrivo a Cesenatico o Milano Marittima e la scoperta: la struttura non esiste. La cittadina si è mobilitata per accogliere le famiglie, mentre gli inquirenti stringono il cerchio su un’unica regia criminale.
Arrivano in Riviera con le valigie, i bambini e la prenotazione stampata. All’indirizzo indicato, però, non c’è nessun residence: c’è un condominio qualunque, e nessuno sa niente. È la truffa delle vacanze fantasma che nelle ultime settimane ha colpito la costa romagnola, tra Cesenatico e Milano Marittima: il bilancio parla di oltre 120 persone raggirate, circa cinquanta famiglie, arrivate dal Nord Italia e anche dall’estero.
Il meccanismo era studiato nei dettagli. Gli annunci comparivano su Booking e altri portali di prenotazione, con fotografie credibili, rubate da un’inserzione immobiliare autentica relativa a un appartamento reale dello stesso stabile, descrizioni curate, preventivi dettagliati e prezzi convenienti ma non tanto da insospettire. Il sedicente “Residence da Andrea” di viale Pascoli, a Cesenatico, semplicemente non è mai esistito. La presenza sulle piattaforme note induceva le vittime a fidarsi e a versare acconti, spesso dirottati su carte prepagate e conti esteri. Emblematico il livello di sfrontatezza raggiunto dai truffatori, che in alcuni casi hanno richiamato le vittime per deriderle: a una turista è stato detto che era la ventesima truffata e che poteva pure denunciare, tanto i suoi soldi erano ormai all’estero.
Davanti alle famiglie rimaste letteralmente in strada in piena alta stagione, Cesenatico ha risposto con una gara di solidarietà: alberghi e campeggi hanno messo a disposizione posti anche a titolo gratuito, e il Comune ha aperto il Palazzo del Turismo per accogliere i nuclei più numerosi. Il sindaco Matteo Gozzoli ha parlato di una truffa che, per dimensioni, non si era mai vista, annunciando che l’amministrazione valuterà azioni legali per fermare un raggiro che “colpisce famiglie nel momento delle loro vacanze e danneggia l’immagine di un’intera località”. Chi ha prenotato direttamente tramite Booking viene intanto ricollocato in altre strutture messe a disposizione dal portale; per gli altri, il recupero delle somme si annuncia molto più difficile.
La buona notizia è che le indagini sarebbero a una svolta: secondo quanto riportato dalla stampa romagnola, gli inquirenti stanno chiudendo il cerchio su un’unica regia criminale dietro l’intera catena di raggiri, seguendo le tracce digitali lasciate da Iban, carte prepagate e telefonate. Il sito civetta e le inserzioni fasulle sono già stati oscurati.
Resta la lezione, che vale per chiunque stia ancora prenotando le ferie: prima di versare acconti conviene verificare che la struttura esista davvero, cercandola sulle mappe e tra le recensioni datate nel tempo, diffidare dei prezzi troppo convenienti in alta stagione e non uscire mai dai canali di pagamento ufficiali delle piattaforme, che sono l’unica vera tutela in caso di problemi. Perché il copione di questa estate lo dimostra: la truffa non si presenta mai come tale. Si presenta come un affare.
