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Attualità

Transizione di genere, Bacciocchi (Psd): “Non siamo soltanto i nostri cromosomi”

“Non siamo soltanto i nostri cromosomi”. Parte da questo concetto la nota di approfondimento di Ilaria Bacciocchi del Psd, intervenuta nel confronto nato dopo la discussione in Consiglio Grande e Generale delle recenti Istanze d’Arengo sui diritti delle persone transgender.

Bacciocchi risponde alle considerazioni espresse da don Luca Bernardi, che nel proprio intervento era partito dal dato biologico e dalla distinzione tra cromosomi XX e XY.

“Il dato biologico esiste. Nessuno lo nega – afferma l’esponente del Psd –. Ma il problema comincia quando si pretende di far discendere direttamente da quel dato biologico una conclusione sulla persona e, soprattutto, una norma giuridica. L’essere umano è certamente un essere biologico. Ma non è soltanto un essere biologico”.

Nella sua riflessione, Bacciocchi sottolinea come la storia dell’uomo sia segnata dalla capacità di intervenire sulla natura e di non essere completamente determinato da essa. “Abbiamo imparato a correggere la vista con un paio di occhiali. A sostituire un cuore malato. A intervenire sulla fertilità. A modificare l’ambiente nel quale viviamo. Oggi interveniamo sul DNA, costruiamo intelligenze artificiali e mandiamo macchine su altri pianeti”.

“Persino i nostri impulsi più naturali non ci determinano completamente. L’uomo può avere fame e decidere di digiunare. Può trasformare il desiderio in una poesia, in una musica, in un’opera d’arte. Questa capacità di non essere semplicemente determinati dalla natura è una delle caratteristiche più profonde dell’esperienza umana”.

Da qui il passaggio centrale della nota: il dato cromosomico non può, da solo, risolvere il tema dell’identità personale e delle regole che lo Stato è chiamato a stabilire.

“Natura e cultura, corpo e coscienza, biologia e identità non sono mondi separati. Convivono nella stessa persona. Ed è proprio qui che il ragionamento sui cromosomi diventa insufficiente. Nessuno sostiene che una transizione di genere trasformi un cromosoma X in un cromosoma Y. Ma non possiamo risolvere tutto dicendo: esistono XX e XY, dunque il problema non esiste. Il problema esiste perché esistono le persone che lo vivono”.

Secondo Bacciocchi, la politica non deve spingere una persona verso la transizione di genere e neppure cercare di impedirgliela. Il suo compito è invece quello di costruire un quadro normativo serio, capace di verificare la libertà e la consapevolezza della scelta e di tutelare le persone più fragili.

“Lo Stato deve costruire regole. Deve verificare che una scelta così importante sia libera e consapevole. Deve prevedere percorsi seri quando sono necessari. Deve proteggere le persone fragili. Deve interrogarsi sulle conseguenze sanitarie delle proprie decisioni. Ma, soprattutto quando parliamo di persone adulte, deve anche riconoscere un limite al proprio potere: non può pretendere di vivere al posto loro”.

L’esponente del Psd affronta anche il rapporto tra questi temi e la coscienza cattolica, richiamando il documento Dignitas infinita. Bacciocchi riconosce che la Chiesa esprime una posizione fortemente critica nei confronti della teoria del gender e degli interventi di cambio di sesso, ma evidenzia anche il richiamo alla dignità propria di ogni persona.

“Quello stesso documento comincia ricordando qualcosa che non dovrebbe essere dimenticato: esiste una dignità ‘inalienabile’ che appartiene a ciascuna persona, indipendentemente dalla situazione nella quale si trova. E richiama il dovere di evitare discriminazioni, aggressioni ed esclusioni”.

Per Bacciocchi è proprio da questo principio che può partire un confronto tra credenti e non credenti, anche senza arrivare alle stesse conclusioni sul corpo, sull’identità e sulla transizione di genere.

“Non è necessario avere la stessa idea dell’uomo. Non è necessario avere la stessa idea del corpo. Non è necessario neppure considerare moralmente giuste le stesse scelte. Occorre però guardare la persona che abbiamo davanti. Una persona transgender non è un dibattito sui cromosomi. È una persona. Può essere serena oppure soffrire. Può avere certezze oppure dubbi. Può compiere scelte che condividiamo oppure che non comprendiamo. Ed è precisamente quando non comprendiamo la vita dell’altro che la parola ‘dignità’ viene messa alla prova”.

La nota richiama alla prudenza anche nell’utilizzo dei dati relativi ai suicidi. “Sono questioni troppo serie per trasformare una correlazione in una causa. Ed è proprio per questo che servono medicina, prudenza, accompagnamento e ricerca”.

Bacciocchi chiarisce infine il significato politico del voto espresso dal Consiglio Grande e Generale. “Non abbiamo votato per stabilire che tutti debbano considerare la transizione di genere una cosa buona. Non abbiamo votato per cambiare la biologia. E certamente non abbiamo abolito i cromosomi. Abbiamo affrontato un problema che riguarda persone che fanno parte della nostra comunità”.

“La politica può ignorarle. Può giudicarle. Oppure può provare a costruire un ordinamento capace di occuparsi anche delle vite che non rientrano perfettamente nelle categorie nelle quali ciascuno di noi si sente più sicuro. È una distinzione importante. Perché una società libera non si misura dalla possibilità di vivere come vive la maggioranza. Quella è facile. Si misura soprattutto dallo spazio che riesce a lasciare a chi vive diversamente, senza chiedere agli altri di rinunciare alle proprie convinzioni”.

La domanda, conclude l’esponente del Psd, non è dunque se esistano i cromosomi XX e XY, ma fino a dove possa spingersi lo Stato nel decidere chi debba essere una persona adulta.

“Su questo la scienza può aiutarci moltissimo. La fede può interrogare le coscienze. La filosofia può offrirci categorie per ragionare. Ma alla politica resta un compito diverso e molto concreto: trovare regole capaci di far convivere persone che, sulla vita, sul corpo e perfino sull’uomo, possono avere idee profondamente diverse. Senza che nessuna di loro debba smettere, per questo, di essere riconosciuta come persona”.

Transizione di genere, Bacciocchi (Psd): “Non siamo soltanto i nostri cromosomi”