Sale nuovamente la tensione tra Stati Uniti e Iran. Washington si prepara ad annunciare un nuovo pacchetto di sanzioni contro Teheran, mentre la Repubblica islamica respinge le misure e le considera una violazione del diritto internazionale.
A quasi sei mesi dall’inizio della guerra, cominciata il 28 febbraio con gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, gli scontri diretti si sono fermati ma non si registrano passi concreti verso l’apertura di un negoziato di pace. Nel frattempo resta sostanzialmente bloccato il traffico petrolifero attraverso lo Stretto di Hormuz, con pesanti ripercussioni sugli equilibri energetici.
Il segretario al Tesoro americano Scott Bessent presenterà lunedì le nuove misure, anticipando l’intenzione di costruire quello che ha definito «il più grande isolamento economico coordinato nella storia del mondo». Nel mirino potrebbero finire anche i Paesi che continuano a commerciare con Teheran, a partire dalla Cina, principale acquirente del petrolio iraniano.
Dura la replica del portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei, secondo il quale le sanzioni secondarie rappresentano «un’affermazione di sovranità extraterritoriale» e «non trovano alcun fondamento nel diritto internazionale».
Il presidente americano Donald Trump ha intanto ribadito che Washington sta osservando l’evoluzione della situazione, sostenendo che l’Iran vorrebbe raggiungere un’intesa ma non sarebbe ancora disposto ad accettare, secondo la Casa Bianca, le condizioni necessarie.
L’amministrazione americana punta soprattutto sulla pressione economica per evitare nuove operazioni militari su larga scala. Ma da Teheran arrivano avvertimenti: il capo di Stato maggiore delle forze armate iraniane, Ali Abdollahi, ha promesso risposte militari «schiaccianti, punitive e devastanti» in caso di nuove minacce.
