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Attualità

Sport e donazioni private, il Consiglio si divide sulle opere pubbliche. Esame rinviato alla prossima sessione

Dallo sport agli immobili pubblici, il passo accende il dibattito in Consiglio Grande e Generale. Nella mattina di mercoledì 23 settembre l’Aula avvia l’esame del progetto di legge sulle disposizioni e gli incentivi a sostegno dell’attività sportiva. Il testo nasce per favorire manifestazioni di rilievo, ma durante il percorso viene allargato agli interventi sul patrimonio immobiliare dello Stato. È qui che si concentra lo scontro: tutti vedono la possibilità di coinvolgere i privati, ma le opposizioni chiedono garanzie più forti su chi sceglie le opere da finanziare.

Nella relazione di maggioranza Paolo Crescentini (PSD) ricorda che il progetto esce dalla Commissione senza voti contrari, con l’astensione delle opposizioni. Lo sport, sottolinea, è anche «educazione, inclusione, benessere, promozione del territorio e occasione di sviluppo economico e sociale». La legge, nelle intenzioni della maggioranza, può aiutare sia a organizzare eventi sia a recuperare beni pubblici.

Il segretario di Stato Rossano Fabbri riconosce che l’estensione oltre le strutture sportive «è certamente la modifica più significativa rispetto al progetto originario». Difende però il meccanismo previsto dal testo: gli interventi vengono individuati ogni anno dal Congresso di Stato e passano poi in Consiglio con la legge di bilancio. «Il privato può scegliere di contribuire a un progetto che lo Stato ha individuato; non è il privato a stabilire quali debbano essere le priorità dello Stato», precisa. Fabbri distingue inoltre le donazioni dalle sponsorizzazioni: chi versa denaro per una finalità pubblica può ricevere solo riconoscimenti di carattere istituzionale, informativo o comunicativo.

Matteo Casali (RF) dà atto al segretario della disponibilità al confronto e delle correzioni sui riconoscimenti ai donatori, ora definiti in termini simbolici. Resta però contrario all’allargamento della norma, arrivato a suo giudizio troppo tardi per valutarne gli effetti. Il timore è concreto: un privato potrebbe offrire soldi per un’opera e farla avanzare davanti a lavori più urgenti. «Gli interventi finanziati dai privati potrebbero diventare prioritari rispetto a quelli effettivamente necessari», avverte, chiedendo anche controlli per evitare che dietro una donazione si nasconda una sponsorizzazione.

Nicola Berti (AR) difende la legge e attacca le opposizioni, che a suo giudizio faticano a riconoscere «anche le iniziative lodevoli messe in campo dalla maggioranza e dal Governo». Lo Stato, osserva, investe poco nelle federazioni sportive e deve fare i conti con le risorse richieste da sanità, scuola e altri settori. «Allora necessità fa virtù», dice: il contributo dei privati può sostenere eventi e interventi sugli immobili pubblici, compresi gli impianti sportivi, anticipando lavori che altrimenti rischierebbero di aspettare anni.

Dalibor Riccardi (Libera) ammette che la collocazione della modifica in una legge sullo sport possa far discutere, ma invita a valutarne le regole. Gli incentivi, sostiene, potrebbero aiutare a riqualificare anche un teatro o una scuola, se gli interventi sono considerati strategici e passano al vaglio del Consiglio. Barbara Bollini (PDCS) richiama il valore educativo, sociale e turistico dello sport e ricorda che ogni federazione può proporre al CONS, entro il 30 settembre, un evento per l’anno successivo, con un massimo di cinque eventi autorizzabili ogni anno. Anche per lei, però, «la scelta delle manifestazioni e delle opere da finanziare deve rimanere in capo alle istituzioni pubbliche, allo Stato».

Più duro Fabio Righi (D-ML). Condivide l’obiettivo iniziale di sostenere lo sport, ma contesta il modo in cui arriva l’emendamento sugli immobili pubblici e propone di riportare la legge al suo ambito originario. Così formulato, avverte, lo strumento rischia di diventare «quasi una legalizzazione, anzi un incentivo, delle prebende». Gaetano Troina (D-ML) chiarisce che la collaborazione tra pubblico e privato non è il problema: a preoccupare è un’estensione che, «se non adeguatamente circoscritta e controllata», potrebbe prestarsi «ad abusi o a possibili meccanismi di do ut des». Emanuele Santi (Rete) annuncia il voto contrario del gruppo e riassume il rischio che vede nella norma: un’opera «diventa prioritaria perché qualcuno ci ha già messo i soldi».

L’esame del progetto di legge resta aperto e proseguirà nella prossima sessione consiliare. Alle 12.20 i lavori vengono interrotti per l’indirizzo di saluto dell’Eccellentissima Reggenza.

Sport e donazioni private, il Consiglio si divide sulle opere pubbliche. Esame rinviato alla prossima sessione