Il disavanzo previsto per il 2026 scende a 5,7 milioni di euro e l’assestamento di bilancio passa a maggioranza. Ma sui conti pubblici il Consiglio grande e generale si divide.
Per il governo i numeri confermano un miglioramento, per le opposizioni le maggiori entrate non bastano a giustificare una spesa che continua a crescere. Nella seduta di martedì 27 ottobre il confronto si allarga alla sanità, al caro vita e alla gestione del debito, prima di accendersi sul ricorso ai decreti.
Il punto di partenza è la riduzione del disavanzo: dai 13,7 milioni previsti a dicembre 2025 ai 7,8 di luglio, fino agli attuali 5,7 milioni.
Sandra Stacchini, Pdcs, richiama anche la diminuzione del debito pubblico di circa 6,8 milioni, le maggiori entrate tributarie ed extratributarie per circa 26 milioni e il risparmio sugli interessi. «i numeri, per fortuna, non mentono», afferma, precisando che gli effetti della riforma fiscale arriveranno soltanto dal 2027.
Rete contesta soprattutto l’aumento della spesa corrente, passata da 670 a 691 milioni rispetto alle previsioni di luglio. Per Emanuele Santi, con un gettito Igr cresciuto di circa 100 milioni rispetto al 2019, il risultato dovrebbe essere più consistente.
«Stiamo spendendo troppo, anche se abbiamo molte più entrate rispetto al passato», sostiene.
Nel conto mette anche gli interessi e gli altri costi del debito, stimati in circa 50 milioni l’anno, il personale pubblico e il fabbisogno della sanità.
Il segretario di Stato alle Finanze Marco Gatti replica che circa 19,5 milioni dell’incremento della spesa corrente dipendono dai maggiori rimborsi dell’imposta sulle importazioni, collegati alla crescita dell’attività economica e delle esportazioni.
Un’altra parte deriva dagli adeguamenti degli stipendi.
Sul personale pubblico Andrea Belluzzi richiama invece i pensionamenti e la necessità di mantenere operativi gli uffici, annunciando approfondimenti in commissione sulla programmazione delle assunzioni.
Resta aperta la distanza sulle prospettive economiche.
Maria Katia Savoretti, Rf, parla di «un bilancio vuoto», lamentando la mancanza di investimenti e di risposte alle famiglie.
Fabio Righi, D-ML, chiede una strategia che indichi infrastrutture e nuove opportunità: «Amministrare il bilancio non significa necessariamente governare l’economia». Gian Matteo Zeppa, Rete, porta il confronto sull’aviosuperficie di Torraccia, chiedendo conto delle risorse impegnate, dei controlli e degli ulteriori interventi necessari.
Dalla maggioranza Luca Boschi, Libera, difende la scelta di un assestamento tecnico e rimanda le decisioni strategiche al prossimo bilancio di previsione.
Chiede però che la crescita si traduca in sostegno alle famiglie, minori disuguaglianze e migliore qualità del lavoro.
Luca Gasperoni, Pdcs, richiama la riduzione del rapporto tra debito e Pil, da valori vicini all’85% nel 2020 a una previsione attorno al 57% a fine 2026, indicando casa, energia e potere d’acquisto tra le priorità.
Si ferma intanto l’operazione da 50 milioni per sostituire una parte dei titoli irredimibili detenuti da Cassa di Risparmio. Gatti spiega che le condizioni dei mercati non consentono di procedere a costi convenienti.
L’obiettivo resta, ma viene eliminata la previsione delle ulteriori emissioni.
Santi condivide il rinvio e chiede di valutare finanziamenti alternativi, insieme a maggiore trasparenza sui detentori delle obbligazioni sammarinesi.
Sull’arbitrato internazionale legato a Banca di San Marino, sollevato dalle opposizioni, Gatti precisa che i due milioni previsti sono una cautela: «Al momento quelle risorse non sono state spese, ma soltanto stanziate».
La sanità è un altro terreno di scontro.
Il trasferimento statale all’Iss resta a 98 milioni, mentre Santi ricorda che era stata prospettata la necessità di arrivare a 105 milioni.
Carlotta Andruccioli, D-ML, collega l’aumento delle risorse alla qualità dei servizi e al ricorso alle prestazioni private: «Il diritto alla salute non dovrebbe dipendere dalla possibilità di pagare una prestazione privata».
Gatti rinvia le valutazioni complessive al bilancio 2027, riconoscendo la crescita strutturale dei costi sanitari.
Chiuso il voto sui conti e ratificati tre accordi sindacali sul personale dell’Iss e sull’organizzazione di alcuni servizi dell’Aass, il confronto si sposta sul peso del governo e del Consiglio nella produzione delle norme. A innescarlo è il ritiro di tre decreti arrivati a scadenza e riemessi, mantenendo validi gli effetti già prodotti.
Nicola Renzi, Rf, contesta una gestione che rischia di svuotare il controllo parlamentare: «la ratifica diventa soltanto un passaggio formale». Rossano Fabbri respinge l’accusa di abuso e ricorda che una parte dei provvedimenti riguarda emissioni filateliche e monetarie. Propone quindi di rivedere le regole sulle deleghe legislative e i meccanismi di controllo.
L’opposizione insiste.
Zeppa parla di «un vero cortocircuito», Matteo Casali, Rf, definisce la decadenza seguita dalla riemissione «un sotterfugio attraverso il quale si cerca di superare un limite previsto dalla legge».
Gaetano Troina, D-ML, porta un conteggio: 122 decreti delegati e 25 decreti legge nei primi dieci mesi del 2026. Belluzzi descrive il sovraccarico dei lavori con un’immagine: «Stiamo cercando sostanzialmente di far entrare cento litri in un recipiente che ne può contenere soltanto dieci».
Interviene anche la Reggenza, sollecitando una soluzione condivisa, in vista degli ulteriori impegni legati al recepimento del diritto europeo.
Sul caro carburanti arriva invece una decisione concreta: taglio delle accise e incentivi Smac saranno mantenuti per tutto novembre. Gatti indica in oltre 18 milioni l’impegno complessivo dello Stato per la politica sui carburanti.
Zeppa propone anche un paniere di prodotti essenziali con prezzi concordati per un periodo di emergenza.
Il segretario di Stato Matteo Ciacci apre alla verifica della fattibilità tecnica e normativa, annunciando l’intenzione di destinare nel prossimo bilancio risorse a interventi immediati e misure strutturali per le famiglie.
Renzi e Righi riconoscono l’utilità degli aiuti, chiedendo però una programmazione su energia, mobilità elettrica e infrastrutture.
Nel finale torna il nodo delle ratifiche tardive, durante l’esame delle misure di sicurezza adottate per la visita di Papa Leone XIV.
Andruccioli e Renzi chiedono quale spazio di intervento resti al Consiglio quando l’evento è già concluso e richiamano le difficoltà di accesso segnalate da alcuni cittadini.
I lavori si interrompono poco prima delle 20, con ripresa fissata alle 9 di mercoledì 28 ottobre.
