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Attualità

Rossi (PSD) sulle norme Ue: “Far collimare un’esigenza con una realtà”

Definire le procedure per recepire le norme europee e affrontare il lavoro che attende San Marino dopo la firma dell’accordo di associazione. Matteo Rossi (PSD) sostiene la proposta illustrata dai Segretari di Stato agli Interni e agli Esteri nella commissione congiunta del 12 ottobre. Di seguito il suo intervento integrale.

“Il 19 ottobre la Repubblica di San Marino firma l’accordo di associazione con l’Unione Europea, per il quale lavoriamo da tempo immemorabile. Volevo ricordarlo in apertura sia ai consiglieri di opposizione sia a qualcuno della maggioranza. È una materia estremamente delicata per una ragione semplice: il nostro ordinamento costituzionale non prevede una figura al vertice dell’ordine istituzionale che decida un percorso e ne disponga l’attuazione. Non c’è un premier o un capo dello Stato con questa funzione. Siamo una Repubblica governata da un Congresso di Stato, nel quale la gestione del Paese è distribuita in maniera organica e paritaria, secondo le deleghe. Non è quindi facile, entrando in una dimensione completamente diversa, integrata e associata all’Unione Europea, predisporre gli strumenti, stabilire come recepire questa nuova stagione e definire l’ordine dei lavori e le priorità, anche perché ciascuno ha le proprie. Fino a oggi la partita è stata seguita dagli Esteri: il negoziato e l’accordo erano di loro competenza. D’ora in avanti, come credo sia descritto bene nell’articolo 3, sarà una questione che riguarda tutto il Paese, con gli Interni e le varie deleghe, perché coinvolge aziende, lavoro e industria. La collega Savoretti era preoccupata per le aziende che chiedono informazioni. Secondo me le aziende sanno molto bene, forse meglio di tutti, quali siano i benefici, le problematiche e i limiti dell’accordo. Ci lavorano e sono già, mi viene da dire, integrate. Periodicamente il Consiglio esamina decreti di recepimento di direttive europee senza le quali le nostre aziende non potrebbero operare sul mercato comunitario. Chi lo fa per lavoro è sicuramente molto più sul pezzo di noi. Il problema è il rapporto con l’amministrazione e con chi avvia, a cascata, tutto l’iter di recepimento. Ho sentito dire che non ci sono stati confronti, ma abbiamo convocato volutamente la commissione congiunta Esteri e Interni proprio per questo e credo che stiano emergendo elementi importanti. Discutere oggi una legge che stabilisca come recepire tutta la mole di normative europee è un passo avanti importante. Tre mesi fa, a luglio, eravamo in Consiglio a evocare gli spettri di una mancata firma, di una catastrofe, di un dramma per il Paese, come se questa maggioranza e questo governo facessero saltare l’accordo di associazione. Mi viene da dire: fate pace con i vostri cervelli. Eravamo alla catastrofe e oggi, come ho ricordato in apertura, il 19 ottobre firmiamo e siamo qui a discutere come recepire l’acquis. Credo che questo progetto di legge sia un ottimo lavoro, perché tiene conto di aspetti importanti. Anch’io, come Morganti, sono restio a trasferire competenze dal Consiglio Grande e Generale alle commissioni. L’ho detto quando abbiamo discusso il regolamento e lo ribadisco oggi. C’è però un dato di fatto: la necessità concreta di recepire si confronta con la realtà di un Parlamento di non professionisti. Facciamo politica in maniera professionale, ma non siamo professionisti della politica. Recepire tanti decreti, leggi e norme nei modi richiesti comporterà un impegno gravosissimo per le istituzioni. La filosofia alla base del progetto è proprio questa: far collimare un’esigenza con una realtà. Non mi scandalizza quindi che un decreto possa seguire un iter più rapido e passare in commissione. Ci saranno decreti su temi sensibili che verranno dibattuti e, come già accade in Consiglio Grande e Generale, potranno essere scorporati. Ci saranno anche normative tecniche e aggiornamenti imposti che, sostanzialmente, non cambiano il nostro ordinamento o il funzionamento dell’amministrazione. Va bene essere puntigliosi e persino più realisti del re. Comprendo anche una certa paura e riconosco la buona fede: tutti abbiamo una dose di timore davanti alla mole di lavoro che ci aspetta. Non mi vergogno di dirlo, perché andiamo incontro a un mondo completamente nuovo. Riportiamo però i piedi per terra e capiamo che sono cose affrontabili. Se fra un anno ci accorgessimo che il lavoro comporta uno sforzo e un impegno diversi da quelli immaginati, potremmo modificare la legge qualificata e correggerla in corso d’opera, come facciamo spesso con le leggi. Non trovo nulla di scandaloso nel predisporre uno strumento che ci permette di fare un passo verso un mondo che ancora non conosciamo. Vanno bene le suggestioni e anche le tirate d’orecchi, se aiutano a lavorare meglio e a essere più efficienti. Comprendo le dinamiche politiche, le comprendiamo tutti perché facciamo politica. Ma questa proposta, a mio avviso, deve prendere forma e avere gambe il prima possibile: va fatta. Trova quindi la nostra piena condivisione e il nostro sostegno al lavoro delle Segreterie che se ne sono occupate principalmente, Interni ed Esteri.”

Rossi (PSD) sulle norme Ue: “Far collimare un’esigenza con una realtà”