Read in English
Attualità

Riforma del Regolamento, Berti: “Non si mette a tacere nessuno, così restituiamo efficienza al Consiglio”

La riforma del Regolamento del Consiglio Grande e Generale serve a correggere le distorsioni accumulate negli anni e a restituire efficienza ai lavori parlamentari. È questa la posizione espressa da Gian Nicola Berti (AR), relatore unico della maggioranza, nelle dichiarazioni di voto che hanno preceduto l’approvazione definitiva del progetto di legge, arrivata con 36 voti favorevoli e 11 contrari.

Berti parte dal funzionamento concreto dell’Aula e indica proprio la sessione consiliare di settembre come esempio delle difficoltà che, a suo giudizio, rendono necessario intervenire. Dopo quasi tredici giorni di lavori, con trenta commi inizialmente iscritti all’ordine del giorno, il Consiglio è arrivato solamente al quattordicesimo, nonostante tre punti siano stati nel frattempo rinviati. Una situazione che, secondo il consigliere di Alleanza Riformista, non rappresenta un caso isolato ma il risultato di problemi emersi nel corso di più legislature.

Il relatore respinge inoltre l’idea che la maggioranza abbia ignorato le richieste di confronto. Ricorda i tentativi compiuti per raggiungere una condivisione con le opposizioni e gli incontri organizzati nel percorso della riforma, anche alla presenza di San Marino RTV. Berti sottolinea inoltre come la necessità di intervenire sul Regolamento sia stata riconosciuta in passato anche dalle forze oggi contrarie al provvedimento. Le nuove regole, evidenzia, non sono costruite a vantaggio dell’attuale maggioranza, perché sono destinate a valere nello stesso modo indipendentemente da chi, nelle prossime legislature, siederà al governo o all’opposizione.

Berti riconosce comunque apertamente uno degli aspetti più contestati durante il dibattito: “Sotto alcuni aspetti, comprime determinate libertà dei consiglieri”. Una limitazione che ritiene però necessaria perché, secondo la maggioranza, di alcuni strumenti messi a disposizione dei consiglieri si sarebbe fatto un uso eccessivo, fino a rendere più difficile l’approvazione dei provvedimenti e quindi la possibilità per una maggioranza di dare attuazione al programma presentato agli elettori.

Uno dei passaggi centrali riguarda la sede redigente nelle commissioni consiliari. Berti contesta la rappresentazione di questa modalità come una rivoluzione del procedimento legislativo, ricordando che è già contemplata dal Regolamento. La riforma punta invece a trasformarla nella modalità ordinaria di esame delle leggi, mantenendo la possibilità, attraverso maggioranze qualificate, di ricorrere alla procedura attualmente utilizzata.

Secondo il relatore, spostare nelle commissioni l’esame degli articoli, degli emendamenti e degli aspetti più tecnici non significa impoverire il confronto politico. Al contrario, proprio le commissioni riuniscono consiglieri che seguono stabilmente determinate materie e che possono quindi affrontare con maggiore preparazione il dettaglio dei provvedimenti.

Da qui anche la replica alle accuse delle opposizioni secondo cui la riforma finirebbe per ridurre il diritto di parola dei consiglieri. “Non c’è quindi alcun silenzio. C’è una concezione diversa: in quest’Aula si discutono i temi generali, mentre nelle commissioni ci si confronta, si discutono e si modificano gli aspetti tecnici delle leggi”, afferma Berti, ricordando che resta comunque garantita a tutti i consiglieri la possibilità di intervenire sia durante la prima lettura sia nella fase dell’approvazione finale.

Il consigliere interviene anche sulle parti inizialmente previste dalla riforma e successivamente eliminate durante l’esame. Non si tratta, sostiene, di questioni definitivamente accantonate: dovranno essere riprese all’interno della Commissione per le riforme istituzionali, insieme ad altri nodi come lo status del consigliere, la presidenza dell’Aula e il ruolo della Reggenza.

Nelle battute finali Berti torna sul tema dell’efficienza del Parlamento, collegandolo anche alla qualità del dibattito consiliare. “Se è vero che il diritto di parola è sacro, è altrettanto vero che il diritto all’ascolto passa attraverso la qualità dell’intervento, qualità che molto spesso manca in quest’Aula”, conclude il relatore di maggioranza. Poco dopo arriva il voto definitivo: la riforma del Regolamento consiliare viene approvata con 36 sì e 11 no.