Nessuna partecipazione a un’associazione a delinquere: è la posizione sostenuta dai difensori di Lorenzo Savorelli, Wafik Grais, Filippo Siotto e Mirella Sommella nel processo sulle vicende di Banca Cis.
L’accusa aveva chiesto condanne per 10 dei 13 imputati, per complessivi 41 anni di carcere e risarcimenti vicini ai 63 milioni di euro. L’ipotesi è quella di un gruppo organizzato per commettere reati finanziari e ostacolare la vigilanza, favorendo il Cis e Francesco Confuorti.
Il legale di Savorelli, ex direttore generale di Banca Centrale, rivendica il lavoro svolto dall’imputato, richiamando le verifiche Aqr che avevano fatto emergere le difficoltà del sistema bancario. Chiede l’assoluzione o, in subordine, la prescrizione e, come ulteriore alternativa, il trasferimento degli atti a Milano.
Per Grais, ex presidente di Bcsm, i difensori sostengono la completa estraneità al presunto sodalizio e sottolineano che non avrebbe ricevuto denaro oltre alla propria retribuzione.
La difesa di Siotto, allora nella Vigilanza, contesta la presenza di elementi a sostegno dell’accusa e chiede l’inutilizzabilità degli audio acquisiti. Ricorda inoltre che l’imputato segnalava criticità e si era opposto ad alcune scelte.
Il legale di Sommella, anche lei ex componente della Vigilanza, nega che fosse stata reclutata da Confuorti e sostiene che non avesse ottenuto benefici né partecipato alle operazioni per l’amministrazione straordinaria di Asset.
Il processo riprende giovedì 22 ottobre. Restano da ascoltare, tra le altre, le conclusioni delle difese di Buriani, Grandoni, Guidi e Confuorti.
