Creare borse di studio per i giovani sammarinesi e valorizzare le competenze di chi vive all’estero, anche per preparare la pubblica amministrazione all’accordo di associazione con l’Unione Europea. È la proposta del commissario Marco Mularoni (PDCS), intervenuto nella commissione congiunta del 12 ottobre. Di seguito il suo intervento integrale.
“Ringrazio le opposizioni per avere pungolato, posto diverse domande ed espresso considerazioni sulle quali, in alcuni casi, mi ritrovo e che richiamerò. Parto però dal concetto espresso in apertura dal collega Rossi: il 19 per noi è una data storica. La nostra cultura ci porta a non soffermarci mai sugli appuntamenti storici e a non ricordare tutto quello che si è fatto, ma il 19 rappresenta la conclusione di un percorso nato nel 2015, quindi ben undici anni fa. Non ho dimenticato che, qualche mese fa, in quest’aula il dibattito verteva su un’altra questione: se l’accordo sarebbe stato firmato e quale fine avrebbe fatto, perché c’erano diverse notizie che ci preoccupavano. Credo quindi che la prima cosa sia ringraziare il Segretario e tutti coloro che hanno lavorato, anche negli anni passati, nelle diverse legislature e nei vari governi, per arrivare a questa data. È una data storica perché l’accordo rivoluzionerà il nostro Paese. Molto spesso non riusciamo a metterci d’accordo su un semplice provvedimento di legge o su un decreto, mentre l’accordo cambierà un po’ tutto il nostro mondo e lo porterà in una dimensione completamente nuova. Per questo accolgo tutti i pungoli e le osservazioni come spunti di riflessione positiva. Oggi viene presentato in Commissione un progetto di legge che risponde a una delle domande poste dalle opposizioni. Ricordo che ultimamente, al di là dei singoli provvedimenti, si chiedeva come avremmo recepito l’accordo. Molto spesso si criticavano il Governo e la maggioranza perché non era ancora chiaro quale modalità sarebbe stata utilizzata. Oggi arriviamo invece con un progetto di legge che contiene un’idea chiara: una legge annuale, una legge omnibus nella quale inserire tutto in maniera programmatica, indicando anche quali strumenti normativi utilizzare per i provvedimenti da emanare l’anno successivo. Ringrazio quindi il Segretario di Stato, perché questa domanda era stata posta diverse volte e oggi abbiamo un progetto di legge. Personalmente sarei anche per andare oltre ed essere ancora più coraggiosi, perché le questioni sollevate prima dal commissario Carattoni sulla mole dei decreti effettivamente sussistono. Credo che il Segretario di Stato e il Governo, insieme alla Commissione per le riforme istituzionali, possano ragionare su un assetto nuovo. Ho letto il progetto di legge e, a parte qualche piccola variazione, si allinea al regolamento consiliare attuale. Forse servirebbe qualche spunto più coraggioso, perché la preoccupazione è che si possa oberare il Consiglio Grande e Generale di tutta una serie di normative. Il problema è che molte di queste si rifanno a regolamenti europei che la politica non può modificare e che devono essere recepiti con gli adattamenti previsti. Per questo dovremmo forse ragionare su linee diverse. Quando creiamo una legge sulla base di una direttiva, quindi di principi e linee, la politica entra in campo e il Consiglio Grande e Generale può proporre visioni e punti di vista differenti. Quando invece parliamo di regolamenti, elenchi, standard o conformità, l’organo legislativo non può modificare un regolamento europeo. Ci sono naturalmente le materie che abbiamo negoziato e per le quali sono previsti adattamenti, come la libertà di stabilimento e la legge sulle residenze. Credo quindi che questa legge annuale sia utile e produttiva, soprattutto perché introduce un concetto che nel nostro Paese non sempre trova spazio: programmare e progettare, sapendo già dal 31 ottobre quali saranno gli atti dell’anno successivo. Un altro spunto è quello fornito dal commissario Mularoni sulla possibilità di individuare un punto di contatto, anche un semplice addetto amministrativo, che faccia da referente per i vari gruppi consiliari. Potremmo infatti aprire un dibattito su tematiche europee sulle quali, in realtà, non esiste uno spazio di manovra, perché derivano da un regolamento o da qualcosa che non possiamo modificare. Si creerebbe così il classico contrasto politico senza che ce ne siano i presupposti, con una semplice perdita di tempo. Potrebbe quindi essere utile un soggetto intermedio che svolga una funzione tecnico-amministrativa e fornisca 26 indicazioni ai gruppi consiliari, aiutandoli a trovare un accordo. Per noi la politica non è un lavoro e credo che si debba tenere conto anche di questo. Mi sento quindi di condividere la proposta del commissario Mularoni. Sono d’accordo sul fatto che il 19 sia una data fondamentale, ma da questo momento devono essere coinvolte tutte le Segreterie di Stato, come già dovrebbero esserlo. Deve essere coinvolto il Governo intero, non soltanto il Segretario degli Esteri: ogni Segreteria deve mettere nella propria agenda la tematica europea per le materie di competenza. È necessario anche un ragionamento sulla pubblica amministrazione che vada oltre la relazione presentata in Consiglio ormai più di un anno fa e che ho apprezzato. Dobbiamo affrontare concretamente questo tema, perché la vera sfida dell’accordo sarà proprio la pubblica amministrazione. Non possiamo attendere quello che ci arriva: dobbiamo iniziare a programmare, soprattutto in termini di risorse e professionalità. Possiamo fare concorsi e assumere giovani, ma questi giovani devono essere formati. È quindi necessario un ragionamento che possa andare anche oltre le regole della pubblica amministrazione. Da diverso tempo sostengo che si dovrebbero creare borse di studio per i giovani sammarinesi, dando loro la possibilità di portare a San Marino le proprie competenze e, allo stesso tempo, di andare in altri Paesi europei per conoscere come hanno affrontato questi percorsi. Parlo di andare oltre le regole della pubblica amministrazione perché non possiamo pensare di integrarci nell’Unione europea mantenendo concetti un po’ conservatori e dinamiche molto legate ai contratti. Qui bisogna fare uno sforzo in più e credo che i giovani possano farlo. Abbiamo tantissimi giovani all’estero con molte competenze che, davanti a un’opportunità come quella dell’accordo, potrebbero tornare e dare il proprio contributo alla Repubblica di San Marino, portando una visione migliore, a volte più competitiva, e le proprie competenze. Spesso nominiamo consulenti che però non conoscono la realtà di San Marino.”
