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Luigi Mangione confessa: «Colpevole dell’omicidio di Brian Thompson»

«Guilty», colpevole. Con una sola parola Luigi Mangione ha ammesso davanti alla giustizia federale americana di aver ucciso Brian Thompson, ceo di UnitedHealthcare assassinato a New York il 4 dicembre 2024.

A venti mesi dall’omicidio, il 28enne ha rinunciato al processo federale e si è dichiarato colpevole dei due capi di stalking con esito mortale rimasti nell’atto d’accusa. La decisione è arrivata durante l’udienza davanti alla giudice Margaret Garnett e senza alcun accordo con la procura.

Sotto giuramento, Mangione ha ricostruito quanto accaduto. Ha raccontato i problemi avuti con le assicurazioni sanitarie e ha ammesso di essere arrivato a Manhattan con l’intenzione di sparare a Thompson, dopo aver scoperto che UnitedHealthcare avrebbe organizzato in città la conferenza annuale con gli investitori.

La mattina del 4 dicembre 2024 Mangione attese il manager nei pressi dell’hotel dove era previsto l’evento e gli sparò prima di fuggire. Thompson, 50 anni, morì poco dopo. L’imputato ha riconosciuto di essere consapevole che le sue azioni avrebbero potuto causare la morte o gravi lesioni.

La sentenza federale è fissata per il 18 dicembre 2026. La procura ha indicato una possibile pena tra poco più di 24 e 30 anni di carcere, anche se la giudice non è vincolata a questo calcolo e ciascuno dei due capi d’accusa prevede come massimo l’ergastolo.

La vicenda giudiziaria, però, non è conclusa. Resta infatti in calendario per l’8 settembre il processo statale a New York. La difesa ne ha chiesto l’archiviazione sostenendo che un secondo procedimento per gli stessi fatti violerebbe le tutele previste dallo Stato contro il double jeopardy. La procura di Manhattan intende invece portare avanti il caso.