Le elezioni americane di metà mandato sono già entrate nel vivo, anche se il voto è fissato per il 3 novembre. In Virginia sono stati aperti i primi seggi per il voto anticipato, mentre in Minnesota e South Dakota è già possibile consegnare di persona le schede absentee. Venti Stati, inoltre, consentono di avviare la spedizione delle schede elettorali almeno 45 giorni prima dell’appuntamento.
Donald Trump prova a trasformare le midterm in un referendum sulla sua presidenza. Durante un comizio in North Carolina ha invitato i sostenitori a comportarsi come se il suo nome fosse nuovamente sulla scheda. Una strategia che, però, mette in difficoltà alcuni candidati repubblicani impegnati nelle sfide più equilibrate.
Pur senza rompere con il presidente, diversi esponenti del partito stanno prendendo le distanze da alcune decisioni della Casa Bianca. Le divergenze riguardano soprattutto dazi, immigrazione, guerra con l’Iran e sviluppo dei grandi data center. Susan Collins ha criticato le conseguenze dei dazi sulle aziende del Maine, mentre altri senatori hanno sollevato dubbi sugli effetti delle politiche economiche nei rispettivi territori.
Non mancano prese di posizione più nette. L’ex senatore repubblicano Jeff Flake ha appoggiato il democratico Jon Ossoff nella corsa al Senato in Georgia. In Texas anche Karl Rove, storico stratega di George W. Bush, ha annunciato il proprio sostegno a un candidato democratico.
La sfida per i repubblicani sarà quindi tenere insieme due esigenze: mobilitare la base trumpiana e conquistare indipendenti e moderati nei collegi decisivi per il controllo del Congresso.
