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Attualità

Il cliente che a Natale vi manda il panettone potrebbe essere quello su cui ci state rimettendo: l’intelligenza artificiale ve lo può dire, e non dovete nemmeno sapere come funziona

Fate una prova. Date a un’intelligenza artificiale dieci anni di fatture e di ore lavorate, e chiedetele su quale cliente ci state rimettendo. E se la risposta fosse quello a cui siete più affezionati, quello che a Natale vi manda il panettone?

Per fare questa domanda non serve sapere cos’è un prompt.

Serve qualcuno che la faccia al posto vostro, dentro la vostra azienda.

Nel nostro settore c’è chi le chiama, con un certo disprezzo, aziende ignoranti: quelle che l’intelligenza artificiale non la usano e forse nemmeno la vogliono.

Noi le chiamiamo clienti ideali.

Fanno il loro mestiere, non si fanno incantare dalle demo e fanno una domanda sola: da lunedì, cosa cambia?

E fanno bene a diffidare.

Secondo il MIT, il 95 per cento dei progetti di intelligenza artificiale avviati dalle aziende non ha portato risultati misurabili sui conti.

Non perché la tecnologia non funzioni: perché è stata comprata come il tapis roulant a gennaio, e poi ci si sono appesi i vestiti. Quelli che ce l’hanno fatta sono partiti da un problema preciso, spesso noioso, e si sono fatti aiutare.

Chi ha fatto da solo ha fallito molto più spesso.

Lo hanno capito anche i più grandi.

A maggio la società di ChatGPT ha lanciato un’azienda da oltre quattro miliardi di dollari che fa una cosa sola: manda ingegneri negli uffici dei clienti e non se ne va finché l’intelligenza artificiale non funziona.

In California lo chiamano forward deployed engineer.

A San Marino si chiama «passo io domattina».

Intanto, nella vostra azienda l’intelligenza artificiale è già entrata dalla porta di servizio.

Sempre il MIT racconta che in più di nove aziende su dieci ci sono dipendenti che la usano con il proprio account, mentre solo quattro su dieci l’hanno comprata ufficialmente.

Il ragazzo dell’ufficio commerciale la usa più di voi, e per fare prima ci incolla dentro i vostri clienti.

Da lunedì, invece, può cambiare questo.

Il cliente che scrive su WhatsApp alle undici di sera trova la risposta giusta prima di posare il telefono.

Gli risponde un assistente che dichiara di esserlo e che le cose importanti le lascia a voi.

Il preventivo non si rifà da zero, perché quello simile di tre anni fa lo trova l’azienda da sola. E voi la posta non la aprite più: ve la riassume un assistente mentre aspettate il caffè.

Niente di tutto questo richiede un laboratorio in California.

In un Paese di trentaquattromila abitanti il fornitore che manda un link e sparisce dura una stagione: i clienti li incontri al bar, e se qualcosa non va lo sai prima di cena. Da qui si lavora così, anche per aziende d’Italia e di più lontano che per riservatezza non possiamo nominare.

Il primo passo è una domanda: dove perdete più tempo, o più soldi?

Poi si passa in azienda.

E se la risposta è che l’intelligenza artificiale non vi serve, ve lo diciamo.

In California costa quattro miliardi.

Qui si comincia con un caffè.

A cura dell’Osservatorio di Strategic.sm, società di San Marino che porta l’intelligenza artificiale nelle aziende.

Il cliente che a Natale vi manda il panettone potrebbe essere quello su cui ci state rimettendo: l’intelligenza artificiale ve lo può dire, e non dovete nemmeno sapere come funziona