Un sì, un no e un ordine del giorno che prova a tracciare una terza strada. È questo il risultato del lungo confronto in Consiglio Grande e Generale sulle famiglie omogenitoriali, con le Istanze d’Arengo 48 e 49 discusse insieme ma finite, al momento del voto, su due binari diversi.
L’Istanza 48 è stata approvata a maggioranza. La richiesta riguarda la definizione di una disciplina per la registrazione a San Marino degli atti di nascita o di adozione formati all’estero relativi a famiglie con genitori dello stesso sesso. Non passa invece l’Istanza 49, che entra direttamente nel terreno della responsabilità genitoriale e chiede di disciplinare la registrazione di entrambi i genitori nelle famiglie omogenitoriali. Il verdetto dell’Aula, in questo caso, è netto nei numeri: 14 favorevoli, 23 contrari e 14 astenuti.
Due richieste vicine, ma politicamente molto diverse. Ed è proprio su questa distinzione che si è consumato buona parte del confronto.
Il governo, attraverso il segretario di Stato Andrea Belluzzi, aveva espresso parere favorevole a entrambe, mettendo al centro la condizione dei minori. Il ragionamento dell’esecutivo parte da “bambini che esistono a prescindere” dalle valutazioni politiche sulle scelte compiute dagli adulti e che, proprio per questo, devono poter contare su uno status giuridico certo. Sulla 48 il problema riguarda gli atti validamente formati all’estero che incontrano ostacoli nel recepimento sammarinese; con la 49 si arriva invece al riconoscimento della seconda figura genitoriale e al tema dell’adozione del figlio del partner.
Ed è qui che l’Aula comincia a dividersi.
Il punto di mediazione viene messo nero su bianco in un ordine del giorno sottoscritto da Pdcs, Psd, Alleanza Riformista e dalle consigliere indipendenti Giovanna Cecchetti e Michela Pelliccioni. A illustrarlo è Luca Lazzari del Psd: l’impostazione è separare il giudizio sulle modalità attraverso le quali si è arrivati alla filiazione dalla necessità di tutelare comunque il bambino che già esiste.
L’Odg non dà quindi immediatamente il via libera al riconoscimento della doppia genitorialità, ma affida al governo una serie di verifiche. Si dovrà approfondire il tema della registrazione degli atti formati all’estero, valutare l’istituto dell’adozione semiplena, capire se siano necessari ulteriori interventi normativi e infine riferire alla Commissione consiliare competente entro febbraio 2027.
Una strada che convince una parte dell’Aula e ne irrita un’altra.
Michela Pelliccioni marca chiaramente la differenza tra le due richieste: sì alla 48, maggiori riserve sulla 49, considerata più vincolante rispetto al percorso di approfondimento previsto dall’Odg. Anche Manuel Ciavatta chiarisce la linea del Pdcs: favorevole alla 48, contrario alla 49 e favorevole all’ordine del giorno. Il partito apre alla costruzione di una futura disciplina sammarinese, ma chiede di tenere insieme diversi elementi: filiazione biologica, pronunce degli organi giudiziari e verifica dell’adeguatezza dell’adozione semiplena.
Sul fronte opposto si collocano Rete e Libera, favorevoli a entrambe le Istanze e contrari all’Odg.
Per Emanuele Santi, il documento è “fortemente dilatorio” e rischia di rimandare ancora la soluzione del problema. Gian Matteo Zeppa attacca le “mediazioni al ribasso” e accusa parte dell’Aula di nascondersi dietro “norme, cavilli e diritti” senza mettere al centro “l’amore”. La posizione di Rete resta quindi lineare: sì alla 48, sì alla 49, no all’ordine del giorno.
Analoga, pur con argomentazioni differenti, la posizione di Libera. Dalibor Riccardi parla di un “compromesso non accettabile”, mentre Luca Della Balda contesta soprattutto il riferimento all’adozione semiplena e legge nel documento un rinvio poco chiaro. Giuseppe Maria Morganti riporta invece il ragionamento sulle conseguenze concrete, parlando di “bambini in carne ed ossa” i cui diritti, sostiene, devono trovare una tutela giuridica.
A difendere la mediazione sono invece Giovanna Cecchetti, secondo la quale il minore non può “pagare il prezzo delle differenze tra i vari ordinamenti giuridici”, e Silvia Cecchetti del Psd, che mette sul tavolo anche i rapporti di forza in Consiglio: senza un punto di sintesi, osserva, alcune richieste non avrebbero trovato i voti necessari. “I numeri in Aula sono numeri”.
Anche Alleanza Riformista, con Denise Bronzetti, difende il compromesso raggiunto. Quando le posizioni sono molto distanti, sostiene, la politica deve cercare una sintesi, mantenendo come bussola “l’esclusivo e supremo interesse dei bambini”.
Nel mezzo c’è poi il nodo che più di tutti ha acceso il confronto: la gestazione per altri. Il tema entra ripetutamente nel dibattito sulla 49 e contribuisce a rendere molto più difficile la costruzione di una maggioranza favorevole.
Aida Maria Adele Selva del Pdcs richiama il precedente pronunciamento del Consiglio contro la maternità surrogata e chiede che sia sempre il diritto del bambino a venire prima delle scelte degli adulti. Antonella Mularoni di Repubblica Futura invita a considerare le pronunce del Tribunale e del Collegio Garante e a valutare attentamente le conseguenze legate alla gestazione per altri prima di scrivere una nuova normativa.
Proprio Repubblica Futura mostra al proprio interno sensibilità differenti. Sara Conti vota a favore della 48 ma esprime riserve sulla 49 per i possibili collegamenti con la gestazione per altri, pur dichiarandosi aperta all’adozione da parte di coppie dello stesso sesso. Andrea Menicucci, invece, annuncia il sì a entrambe e invita la politica a concentrarsi sulla certezza giuridica da garantire ai minori anziché sulla “rincorsa al consenso”.
Sul versante di Domani – Motus Liberi, Mirko Dolcini distingue invece due situazioni: da una parte l’adozione di un bambino da parte di due persone dello stesso sesso, dall’altra l’adozione del figlio del partner. Nel secondo caso richiama proprio l’adozione semiplena come istituto già da prendere in considerazione. Fabio Righi insiste invece sulla necessità di distinguere tra uguaglianza formale e sostanziale e mette in guardia da un recepimento automatico a San Marino di atti formati secondo le regole di altri ordinamenti.
A riportare il confronto sui casi concreti è Giulia Muratori di Libera: il problema, sostiene, riguarda bambini che già vivono all’interno di queste famiglie e la responsabilità giuridica degli adulti che se ne occupano. Lasciare il quadro senza una disciplina significa, nella sua lettura, continuare a scaricare sui giudici decisioni che dovrebbero essere prese dal legislatore.
Tomaso Rossini del Psd sostiene entrambe le Istanze e sintetizza così la propria posizione: “Il punto focale del dibattito non deve essere l’orientamento sessuale degli adulti, ma l’interesse superiore del minore”. Miriam Farinelli di Rf richiama invece il caso specifico delle coppie composte da due donne, nelle quali una fornisce il patrimonio genetico e l’altra porta avanti la gravidanza, ponendo il problema di quale riconoscimento giuridico attribuire alle due figure.
Nel confronto entrano anche religione e dottrina sociale della Chiesa. Gaetano Troina di D-ML contesta il ricorso alle parole dei Pontefici per sostenere politicamente le Istanze e chiede di riportare la discussione sul terreno strettamente politico e giuridico.
Alla fine, però, sono i numeri a fotografare meglio di ogni intervento la distanza tra le due questioni. L’Istanza 48 passa, aprendo la strada a una disciplina per gli atti di nascita e adozione formati all’estero. La 49 si ferma invece a 14 voti favorevoli, contro 23 contrari e 14 astensioni: il Consiglio non accoglie quindi la richiesta di disciplinare direttamente la responsabilità genitoriale e la registrazione di entrambi i genitori nelle famiglie omogenitoriali.
Passa però anche l’ordine del giorno di Pdcs, Psd, Ar, Giovanna Cecchetti e Michela Pelliccioni. Ed è su quel documento che si sposta ora la partita: atti esteri, adozione semiplena, tutele dei minori e possibili modifiche normative dovranno essere approfonditi dal governo, con un passaggio in Commissione entro febbraio 2027.
Il Consiglio, insomma, apre una porta con la 48 ma si ferma sulla 49, scegliendo per il resto la strada dell’approfondimento. Una mediazione che per i suoi sostenitori permette di tenere aperto il percorso e cercare una soluzione giuridica condivisa; per Rete e Libera, invece, rinvia una risposta che avrebbe dovuto arrivare già con il voto sulle Istanze.
