Read in English
Attualità

Cambio di genere, sì all’Istanza 47. Odg della maggioranza: criteri medici e giuridici e una legge entro febbraio 2027

Il Consiglio Grande e Generale dice sì all’Istanza d’Arengo 47 e apre la strada a una legge sammarinese sulla rettifica del genere nei registri e nei documenti dello stato civile. Ma attorno al voto si costruisce anche un’intesa politica più larga della sola maggioranza: Pdcs, Alleanza Riformista, Libera, Psd, Repubblica Futura e le indipendenti Giovanna Cecchetti e Michela Pelliccioni sottoscrivono infatti un ordine del giorno che entra nel merito di come dovrà essere costruita la futura disciplina. Fuori dall’accordo resta Rete, favorevole all’Istanza ma nettamente contraria all’Odg.

Il punto di partenza è il vuoto normativo oggi esistente a San Marino. Il segretario di Stato Andrea Belluzzi, annunciando il parere favorevole del governo, ha spiegato che al momento non esiste un quadro legislativo organico e che i casi affrontati finora hanno richiesto il ricorso alla magistratura. In alcune situazioni, cittadini in possesso anche di un’altra cittadinanza hanno completato il percorso all’estero, ottenendo poi il riconoscimento a San Marino della relativa sentenza.

L’Istanza chiede dunque di definire una disciplina per la rettifica del genere maschile e femminile nei registri e nei documenti dello stato civile per chi ha intrapreso un percorso di affermazione di genere. Su questo arriva il sì dell’Aula, al termine di un dibattito che mette in luce sensibilità diverse ma anche un consenso politico piuttosto largo sulla necessità di intervenire.

È però l’ordine del giorno a spostare il confronto sul terreno più strettamente politico. Il documento nasce da un lavoro trasversale e viene sottoscritto da forze di maggioranza e opposizione. L’Odg parte da quanto già avvenuto in passato, quando lo Stato civile ha rettificato i documenti di cittadini che avevano concluso la transizione all’estero sulla base di documentazione medica, sentenza straniera e successiva delibazione del Tribunale Unico sammarinese.

Da qui viene indicata la strada per la nuova legge. Il governo dovrà aprire un tavolo di lavoro tra le Segreterie di Stato agli Affari Interni, alla Giustizia e alla Sanità, verificando innanzitutto criteri, modalità e procedure utilizzati fino ad oggi. Entro febbraio 2027 dovranno poi essere predisposte le modifiche normative per regolamentare la transizione.

Il percorso delineato dall’Odg prevede che il cambio di sesso possa essere recepito sulla base di documentazione medica che certifichi la conclusione del percorso, con un successivo passaggio davanti all’autorità giudiziaria, chiamata ad autorizzare il cambiamento del genere. A quel punto toccherà all’Ufficio dello Stato civile procedere alla trascrizione. Il documento introduce inoltre un altro punto sostanziale: la copertura delle spese sanitarie per chi intraprende il percorso, prevedendo anche la possibilità di stipulare convenzioni con i servizi sanitari delle regioni italiane.

A illustrare politicamente l’impostazione è stato Manuel Ciavatta del Pdcs, che ha indicato come obiettivo quello di costruire una procedura rigorosa, con condizioni mediche e giuridiche definite e con il sostegno del sistema sanitario pubblico. Matteo Rossi del Psd ha parlato del risultato di un confronto serrato e di una “mediazione eccellente”, sottolineando la capacità di sensibilità politiche differenti – cattolica, socialista e liberale – di trovare un punto di caduta comune.

L’accordo sull’Odg attraversa infatti gli schieramenti. Repubblica Futura sostiene sia l’Istanza sia il documento, pur chiedendo particolare attenzione ai criteri da inserire nella futura normativa. Antonella Mularoni ha posto l’accento sulla necessità di una certificazione medica e di regole chiare, mentre Sara Conti ha auspicato una legge “rigorosa” nella verifica della stabilità della scelta e allo stesso tempo rispettosa della persona.

Anche Libera entra tra i firmatari dell’Odg. Nel dibattito Dalibor Riccardi aveva avvertito che non avrebbe sostenuto documenti capaci di “rinviare, annacquare o archiviare la questione con mediazioni politiche al ribasso”, mentre Giulia Muratori ha insistito sulla necessità di superare l’attuale limbo e costruire regole certe, uguali per tutti, accompagnate dalle necessarie garanzie sanitarie, psicologiche e sulla privacy.

A difendere con decisione il valore dell’Odg è anche Alleanza Riformista. Maria Luisa Berti ha rivendicato il contributo diretto del partito alla sua stesura e ha respinto l’idea che si tratti di un passaggio inutile: per Ar il documento serve a tracciare un percorso operativo e a trasformare il sì all’Istanza in un intervento normativo concreto.

La voce nettamente fuori dal coro è quella di Rete. Il movimento vota a favore dell’Istanza ma non sottoscrive e non sostiene l’ordine del giorno. Per Emanuele Santi, la richiesta dei cittadini è già sufficientemente chiara e l’Odg rischia invece di fissare ulteriori “paletti”, trasformando l’attuazione in un “percorso ad ostacoli”.

Ancora più duro Gian Matteo Zeppa, che definisce l’Odg una “appropriazione indebita” e legge dietro la sua presentazione il tentativo di “mitigare i contrasti interni” e trovare un equilibrio politico tra posizioni differenti. Secondo Rete, una volta approvata l’Istanza sarebbe stato sufficiente lavorare direttamente alla legge di recepimento, senza aggiungere un ulteriore documento politico.

Nel dibattito non sono mancate posizioni più caute sul merito. Domani – Motus Liberi ha lasciato libertà di voto ai propri consiglieri. Gaetano Troina ha annunciato personalmente il voto contrario, chiedendo un approfondimento sulle conseguenze giuridiche della rettifica, mentre Fabio Righi ha posto una lunga serie di interrogativi sulla conservazione del dato originario, sulla privacy, sulle banche dati, sugli effetti sanitari e statistici e sulla necessità di garantire insieme dignità della persona e certezza del diritto.

Alla fine l’Istanza 47 viene approvata a maggioranza. Subito dopo passa, sempre a maggioranza, anche l’ordine del giorno.

Il risultato politico è quindi doppio: il Consiglio dà il via libera alla richiesta di dotare San Marino di una disciplina sulla rettifica del genere e una larga parte dell’Aula indica già la cornice dentro cui costruirla. Legge entro febbraio 2027, certificazione medica della conclusione del percorso, autorizzazione giudiziaria, trascrizione allo Stato civile e copertura delle spese sanitarie sono i punti fissati dall’Odg. Ed è proprio su questi paletti che si consuma la principale divisione politica: per i firmatari sono la strada per rendere concreto il voto; per Rete rischiano invece di complicare una richiesta che avrebbe dovuto essere recepita direttamente.

Cambio di genere, sì all’Istanza 47. Odg della maggioranza: criteri medici e giuridici e una legge entro febbraio 2027