L’Europa deve costruire una propria autonomia nell’intelligenza artificiale, evitando che sviluppo tecnologico e capacità di calcolo restino concentrati nelle mani di pochi grandi operatori. È la linea indicata da Mario Draghi in una lettera al Financial Times, ripresa da Milano Finanza.
Al centro della riflessione c’è il ritardo europeo rispetto agli Stati Uniti. Secondo i dati riportati da Milano Finanza, l’Unione europea dispone di meno del 5% della capacità mondiale di calcolo destinata all’AI, mentre gli Stati Uniti arrivano al 75%. Un divario che rischia di frenare l’adozione dell’intelligenza artificiale da parte delle imprese europee.
Per Draghi uno dei terreni decisivi è quello dei dati: l’Europa dovrebbe essere in grado di conservarli ed elaborarli sul proprio territorio, aumentando quindi gli investimenti nei data center. Il problema non riguarda soltanto le infrastrutture, ma anche una domanda europea ancora frammentata e incapace di sostenere investimenti delle dimensioni di quelli realizzati oltreoceano.
La proposta passa quindi dalla creazione di consorzi tra grandi aziende europee, capaci di aggregare la domanda di capacità di calcolo e garantire contratti di lungo periodo agli investitori. Un modello che, nelle intenzioni di Draghi, permetterebbe di sviluppare più operatori e aumentare la concorrenza, evitando una nuova concentrazione di potere tecnologico.
L’obiettivo finale è conciliare crescita, sovranità europea e tutela dei valori sociali, costruendo un modello di sviluppo dell’intelligenza artificiale alternativo a quello dominato da pochi grandi gruppi.
