Una preposizione di tre lettere, e tutto il peso che porta. Attiva-Mente prende spunto da una recente pubblicazione delle Nazioni Unite sullo sviluppo inclusivo «per e con» le persone con disabilità per sollevare un rilievo che riguarda direttamente San Marino.
Quel «con», scrive il Consiglio Direttivo dell’associazione, distingue due ruoli diversi: essere destinatari di una misura e prendere parte alla sua definizione. Non riguarda soltanto ciò che si realizza, ma come vengono individuati i problemi, stabilite le priorità e costruite le risposte.
Non è una questione di stile. La Convenzione ONU lo traduce in un obbligo preciso: l’articolo 4, paragrafo 3 prevede la stretta consultazione e il coinvolgimento attivo delle persone con disabilità, attraverso le loro organizzazioni rappresentative, nell’elaborazione e nell’attuazione delle norme che le riguardano.
Attiva-Mente insiste su una distinzione che considera decisiva: informare, ascoltare e coinvolgere non sono la stessa cosa. Essere informati consente di conoscere una decisione, essere ascoltati permette di esprimere un punto di vista, essere coinvolti significa poter contribuire quando le opzioni sono ancora aperte. Il che non comporta che ogni proposta debba essere accolta, né che vengano meno le responsabilità di chi decide: la differenza sta nella possibilità di incidere sul percorso, non soltanto di conoscerne l’esito.
E qui arriva la parte che pesa. «A San Marino, la nostra esperienza associativa ci porta a constatare che quel “con” non è ancora diventato un patrimonio culturale condiviso, né una modalità ordinaria di lavoro sulla quale poter contare», si legge nel documento. «Continuiamo a dover sollecitare il coinvolgimento e ricordarne le ragioni, anziché trovarlo previsto fin dall’inizio».
Il rilievo si fa poi esplicito: negli ultimi tempi, denuncia l’associazione, «ci siamo trovati di fronte a fior di provvedimenti che incidono sulla vita delle persone con disabilità, senza che, per quanto ci risulta, siano state coinvolte nella loro elaborazione né le persone interessate né le loro organizzazioni rappresentative». Il punto, precisa, non è quanto spazio venga concesso a un’organizzazione, «ma come trovi applicazione un diritto riconosciuto alle persone».
Il richiamo arriva anche a chi vigila
La seconda parte del ragionamento allarga il bersaglio. Attiva-Mente richiama l’articolo 33, paragrafo 3 della Convenzione, che prevede il coinvolgimento e la piena partecipazione della società civile nel processo di monitoraggio. E aggiunge che il richiamo riguarda anche gli organismi incaricati dell’attuazione e del monitoraggio della CRPD: la partecipazione, scrive, «interessa il modo in cui esercitano il proprio mandato, non soltanto le attività sulle quali sono chiamati a vigilare».
Il documento arriva lo stesso giorno in cui la Commissione Sammarinese per l’Attuazione della Convenzione ONU ha diffuso il bilancio del proprio mandato, nel quale rivendica di aver fatto del motto «Nulla su di noi senza di noi» un metodo di lavoro.
La questione, precisa comunque Attiva-Mente, «non si esaurisce nell’operato di un singolo organismo»: riguarda l’intero sistema sammarinese, istituzioni, amministrazioni e servizi. La chiusa, con una citazione di Giorgio Gaber, è un rammarico: «Libertà è partecipazione». Il principio racchiuso in quel «con» è sancito dalla Convenzione da vent’anni, e «doverne ancora ricordare l’esistenza, ogni volta, ci rammarica profondamente».
