Contanti ritirati a Ciserano, portati a San Marino, giocati alle slot e riconvertiti in assegni di vincita da versare in banca.
L’inchiesta sulla Giochi del Titano nasce a Ravenna, da controlli fiscali della guardia di finanza. Il filone principale riguarda fatture ritenute false e una presunta fornitura illecita di manodopera. Gli indagati in questa tranche sono 17: 16 persone e una società. Coordina il pubblico ministero Raffaele Belvederi, che ha disposto perquisizioni e sequestri di documenti in diverse città italiane.
La Finanza avrebbe individuato 155 società cartiere tra Napoli e Bergamo. Attraverso di esse sarebbero state emesse fatture per operazioni inesistenti per circa 130 milioni di euro. Il denaro, dopo vari passaggi bancari, sarebbe tornato in contanti, trattenendo commissioni dal 14 al 22%. Circa mille lavoratori, soprattutto stranieri, sarebbero stati assunti e licenziati secondo le esigenze delle aziende.
Il filone sammarinese riguarda 7 persone e operazioni per quasi 7,5 milioni tra il 2019 e il 2026. Sono perimetri diversi: i 100 milioni delle cartiere non sono il denaro passato da Rovereta. Gli accertamenti tecnici sulle 10 slot sequestrate verificheranno eventuali alterazioni. Le responsabilità restano da accertare.
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