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Carne troppo cara, Trump apre alle importazioni: rivolta degli allevatori americani

Il caro-carne mette in difficoltà l’amministrazione Trump e apre uno scontro con una parte importante del mondo agricolo americano. Per contenere i prezzi, la Casa Bianca ha deciso di consentire per 90 giorni l’importazione di fino a 300mila tonnellate di carne bovina senza i dazi aggiuntivi previsti oltre quota.

La misura punta ad alleggerire il costo della spesa per le famiglie. A luglio il prezzo medio della carne macinata negli Stati Uniti ha raggiunto circa 6,89 dollari alla libbra, con un aumento vicino al 10% rispetto all’anno precedente.

La scelta ha però provocato la reazione degli allevatori. La National Cattlemen’s Beef Association, che rappresenta oltre 175mila produttori, teme che l’arrivo di grandi quantità di carne straniera possa mettere sotto pressione i prezzi pagati ai rancher proprio mentre il settore cerca di riprendersi.

«Non si mette l’America First mettendo gli allevatori americani al secondo posto» è diventato uno degli slogan della protesta. Critiche sono arrivate anche da alcuni esponenti repubblicani, secondo i quali Washington dovrebbe puntare soprattutto a rafforzare la produzione interna.

Il settore attraversa infatti una fase complicata: la mandria bovina statunitense è scesa ai livelli più bassi degli ultimi 75 anni, dopo anni segnati da siccità, rincari dei mangimi e difficoltà economiche. Ricostruire il numero dei capi richiede però tempi lunghi e investimenti consistenti.

Da qui il timore degli allevatori: una misura pensata per abbassare rapidamente i prezzi al consumo potrebbe finire per rendere ancora più difficile la ripresa della produzione americana.

epa12887688 US President Donald Trump speaks to members of the media outside the Oval Office of the White House in Washington, DC, USA, 13 April 2026. EPA/SALWAN GEORGES / POOL