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Attualità

Bonus bebè, congedi più pagati e nidi meno cari: cosa cambia per le famiglie a San Marino con la nuova legge in vigore da oggi

La nuova legge sulla famiglia di San Marino entra in vigore oggi, lunedì 28 settembre.

Le novità toccano momenti diversi della vita familiare: la nascita di un figlio, i mesi di congedo, le spese per il nido, la malattia dei bambini e la necessità di assistere una persona non autosufficiente. L’entrata in vigore della legge, però, non coincide con l’avvio materiale di ogni beneficio: per alcuni sono previste date successive, mentre per altri serviranno procedure e regolamenti attuativi.

Bonus bebè da mille euro, anche per i nati nel 2026

Tra le misure più immediate da conoscere c’è il bonus bebè di 1.000 euro per ogni figlio nato o adottato dal 1° gennaio 2026. La previsione comprende quindi anche le nascite e le adozioni avvenute prima dell’entrata in vigore della legge. Il contributo riguarda i figli di residenti o titolari di permesso di soggiorno ordinario ed è legato al limite di reddito annuo pro capite del nucleo familiare di 25.000 euro. Non concorre alla formazione del reddito imponibile.

Cambia anche l’importo degli assegni familiari ordinari, che restano mensili ma aumentano in base al numero delle persone a carico: 100 euro per la prima, 125 per la seconda, 155 per la terza, 180 per la quarta e 210 euro dalla quinta in poi. I nuovi importi decorrono dal mese successivo all’entrata in vigore, dunque da ottobre, e dal 2027 saranno adeguati annualmente all’inflazione. La legge contempla inoltre una futura revisione anche alla luce dei criteri dell’ICEE.

Più tutele durante la maternità e il congedo parentale

Sul fronte dei congedi, la novità economica principale riguarda il periodo successivo alla maternità. Nei primi tre mesi di congedo parentale l’indennità sale all’80% della retribuzione, con un minimo di 1.500 euro al mese. Per il periodo seguente la legge prevede il 40%, con un minimo di 1.000 euro mensili, e poi il 20%, con un minimo di 500 euro, secondo le condizioni e i tempi stabiliti dal provvedimento. Il congedo può essere utilizzato alternativamente dai genitori e si estende fino ai primi diciotto mesi di vita del figlio, con una durata maggiore in caso di parto plurimo. I periodi di congedo sono inoltre riconosciuti ai fini dei contributi figurativi e dell’anzianità utile alla progressione di carriera.

Una tutela specifica viene introdotta per le donne non occupate. Se residenti o titolari di permesso di soggiorno ordinario, senza attività lavorativa né ammortizzatori sociali nel periodo indicato dalla legge, potranno ricevere un’indennità per gravidanza e puerperio pari all’80% della retribuzione contrattuale media territoriale di un lavoratore dell’industria, per un massimo di 150 giorni.

Sono previste misure anche per le studentesse madri non lavoratrici che frequentano la scuola superiore o l’università e possiedono i requisiti richiesti. L’indennità è di 1.500 euro al mese per i primi tre mesi, 1.000 euro fino al primo anno di vita del bambino e 500 euro nel periodo successivo fino al diciottesimo mese, a condizione, per quest’ultima fase, che il figlio non frequenti l’asilo nido. La durata può arrivare a ventiquattro mesi in caso di parto plurimo.

Ai padri venti giorni retribuiti

Il congedo di paternità passa a 20 giorni retribuiti al 100%, utilizzabili entro il primo anno dalla nascita, anche in giorni non continuativi e anche mentre la madre è in congedo. Una parte può essere frazionata a ore; per gli ulteriori dieci giorni, il frazionamento orario dipende dalla compatibilità con il lavoro svolto e dall’accordo con il datore. La legge riconosce al padre anche la contribuzione figurativa e l’anzianità di servizio durante il congedo e vieta il licenziamento in quel periodo.

L’obiettivo è consentire una maggiore condivisione del tempo dedicato ai figli anche dopo la nascita. Nei primi quattro anni di vita del bambino, padre e madre potranno chiedere il part-time anche contemporaneamente. Per favorirne l’accoglimento sono previsti sgravi contributivi ai datori di lavoro. Il periodo di lavoro a tempo parziale riceve inoltre una tutela sul piano previdenziale, con regole per l’integrazione dei contributi e per il calcolo della pensione. Quando le mansioni lo consentono, la legge prevede anche la possibilità di chiedere il lavoro agile per i soggetti individuati dalla normativa.

Visite mediche, malattia dei figli e rette del nido

Nella gestione quotidiana dei bambini aumentano da cinque a otto le ore annue di permesso retribuito per le visite mediche dei figli. Si amplia inoltre la tutela quando un figlio si ammala: fino ai 14 anni, ciascun genitore lavoratore dipendente, oppure autonomo in regola con i contributi, può accedere alternativamente all’indennità economica di malattia in caso di malattia certificata per più di due giorni o ricovero ospedaliero del bambino.

La legge interviene anche sui costi dei servizi. Le riduzioni delle rette dell’asilo nido variano secondo il reddito imponibile pro capite e il numero dei figli. Per una famiglia con un figlio e reddito pro capite non superiore a 9.000 euro annui, la riduzione prevista è del 50%. Con due figli, le percentuali vanno dal 20 all’85% secondo la fascia di reddito; con tre o più figli possono arrivare al 100%. Sono previste agevolazioni anche per la refezione scolastica. Queste disposizioni si applicano dal mese successivo all’entrata in vigore della legge, nelle more della piena operatività dell’ICEE.

Per le donne sole in gravidanza e i nuclei monogenitoriali nelle condizioni previste dalla normativa è introdotto, su domanda, un contributo di 50 euro al mese. Le mensilità maturate saranno corrisposte in un’unica soluzione a dicembre, tramite accredito sulla SMAC Card. Per alcuni nuclei monogenitoriali in situazione di particolare gravità è prevista anche l’esenzione dalla retta del nido e dalla refezione scolastica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Caregiver e pensioni: le altre novità

Un capitolo della riforma riguarda chi assiste stabilmente in famiglia una persona non autosufficiente. La legge disciplina il riconoscimento della figura del caregiver familiare, distinguendo i profili in base all’impegno settimanale e prevedendo un sussidio e misure di supporto. Per l’accesso concreto alla qualifica e al sostegno economico dovrà essere adottato un regolamento entro quattro mesi dall’entrata in vigore. Sono previsti anche corsi di formazione e interventi di sollievo temporaneo.

Sul fronte previdenziale, si riduce il disincentivo per la pensione anticipata delle lavoratrici madri: la riduzione è di 1,5 punti percentuali con un figlio, 3 punti con due e 4,5 punti con tre o più figli. La legge modifica anche gli incentivi per chi ritarda il pensionamento.