«Forse è una legge che libera il Parlamento dai ricatti di chi può presentare millecinquecento, duemila o tremila emendamenti». Gian Nicola Berti (AR) difende il meccanismo della cosiddetta “tagliola” durante l’esame dell’articolato del progetto di legge “Modifiche al Regolamento del Consiglio Grande e Generale”.
Berti parte dalle maratone che hanno caratterizzato l’esame di alcune finanziarie e contesta l’idea che sia normale proseguire i lavori giorno e notte, arrivando anche a 72 ore consecutive. Secondo il consigliere, una maggioranza deve poter decidere di concentrare il confronto sulle proposte che possono realmente portare a un risultato, evitando che centinaia o migliaia di emendamenti finiscano per bloccare l’approvazione della legge.
L’intervento diventa anche una replica diretta a Matteo Zeppa (Rete), che aveva accusato la maggioranza di disonestà intellettuale. Berti respinge nettamente l’accusa e rivendica la propria correttezza nel confronto politico.
Di seguito l’intervento integrale di Gian Nicola Berti (AR):
Gian Nicola Berti (AR): Vorrei ringraziare il consigliere Zeppa, che ci ha accusato di disonestà intellettuale. Forse un po’ di disonestà intellettuale la mette anche lui quando, come accaduto sull’articolo precedente, interviene senza avere neppure letto il Regolamento consiliare vigente. Ciò posto, credo che non si possa presentare una narrazione delle finanziarie approvate negli anni nella quale si consideri normale tenere sedute plenarie che durano giorno e notte. Siamo arrivati addirittura a settantadue ore consecutive e mi chiedo quale possa essere il prodotto normativo elaborato da persone che rimangono settantadue ore in quest’Aula e che finiscono per votare più per sfinimento che per convinzione o per libera determinazione. È un problema serio. Il consigliere Zeppa ha sostenuto che si tratti di una prassi ricorrente durante tutte le finanziarie. Io credo che non debba essere così e che possano esistere modalità diverse. Esiste un sistema poco conosciuto in quest’Aula, chiamato dibattito parlamentare, insieme alle regole proprie delle democrazie parlamentari. In Parlamento esistono maggioranze che potrebbero anche esprimere preventivamente il proprio dissenso. Se in un’Aula composta, per esempio, da sessanta persone, trenta o trentuno fossero assolutamente contrarie a esaminare centocinquanta emendamenti presentati dall’opposizione, oppure mille dei millecinquecento depositati, potrebbero decidere di non affrontarli, abbreviando e sintetizzando i lavori e concentrandosi soltanto sulle proposte che, attraverso la discussione, l’esame congiunto e la riflessione, potrebbero produrre un risultato positivo. Credo che questo debba essere valutato semplicemente come un approccio normativo utile a qualificare e rendere più produttivo il lavoro parlamentare. Non so se si possa definire “legge tagliola”, espressione che suggerisce il taglio di qualcosa di importante. Forse è una legge che libera il Parlamento dai ricatti di chi può presentare millecinquecento, duemila o tremila emendamenti, impedendo a una maggioranza di approvare una legge finanziaria, magari attraverso proposte che con essa non hanno nulla a che vedere. Credo che dovremmo tornare a una dialettica più rispettosa gli uni degli altri. Quando si parla di disonestà intellettuale, consigliere Zeppa, mi consenta di precisare che vado fiero della mia onestà intellettuale e non le permetto di insinuare che io sia disonesto. Gli altri colleghi, se vorranno, risponderanno per sé.
