Diciassette avvocati, un’aula affollata e appena due imputati presenti. Si è aperto davanti al Tribunale di San Marino il processo sul cosiddetto affare bulgaro, la vicenda giudiziaria nata attorno al tentativo dell’imprenditore Assen Christov di mettere le mani su Banca di San Marino e successivamente allargatasi a presunte pressioni sulle istituzioni della Repubblica.
Un procedimento che vede alla sbarra sette persone fisiche e due società, IBC e San Marino Group, e che già alla prima udienza ha registrato un confronto serrato tra accusa e difese. Per entrare nel merito delle contestazioni, però, bisognerà attendere ancora.
In Tribunale si sono presentati soltanto Andrea Delvecchio e Franco Norri. Assenti gli altri imputati, tra cui l’imprenditore bulgaro Christov, rappresentato da un collegio difensivo particolarmente numeroso: sette legali, cinque dei quali presenti in aula.
La posizione di Norri, chiamato a rispondere esclusivamente di falsa testimonianza dopo l’archiviazione dell’ipotesi di favoreggiamento, è stata separata dal procedimento principale.
La prima udienza si è concentrata sulle questioni preliminari, a cominciare dalla presenza delle parti civili. Le difese hanno sollevato diverse opposizioni, ma tutte le richieste di costituzione sono state ammesse.
Tra i soggetti che potranno quindi partecipare al processo per far valere le proprie ragioni figurano Banca di San Marino, Ente Cassa Faetano, Banca Centrale, Agenzia di Informazione Finanziaria, Eccellentissima Camera e Congresso di Stato.
Al centro dell’inchiesta c’è innanzitutto la tentata acquisizione di Banca di San Marino da parte della San Marino Group, società riconducibile a Christov. Un’operazione che, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe stata accompagnata da accordi e passaggi di denaro destinati a favorire la scalata.
Uno degli episodi principali riguarda 500mila euro che Andrea Delvecchio, all’epoca componente del consiglio di amministrazione dell’Ente Cassa Faetano, avrebbe ricevuto attraverso IBC, società intestata alla moglie Marina Manduchi.
Per gli inquirenti quella somma avrebbe rappresentato il corrispettivo per agevolare l’ingresso del gruppo bulgaro nella banca sammarinese. Il denaro sarebbe arrivato dalla holding Starcom, riconducibile allo stesso Christov, passando attraverso uno studio legale bulgaro.
Non soltanto soldi. A Delvecchio sarebbe stata promessa anche una futura nomina alla direzione della banca, nell’ambito dell’operazione di acquisizione.
Sono queste le circostanze alla base delle contestazioni di corruzione privata e amministrazione infedele, per le quali si sono costituite parti civili Banca di San Marino ed Ente Cassa Faetano. Accuse che dovranno naturalmente essere dimostrate nel corso del dibattimento.
Ma il processo non riguarda soltanto la scalata bancaria. Una parte particolarmente delicata dell’inchiesta è quella relativa al cosiddetto «piano parallelo», che sarebbe stato messo in piedi dopo il fallimento dell’operazione finanziaria.
Il tentativo di acquisizione si era infatti arenato davanti allo stop dell’Autorità di Vigilanza, seguito dal sequestro dei 15 milioni di euro che Christov aveva versato come anticipo.
A quel punto, secondo l’accusa, sarebbe entrata in gioco una strategia diversa, finalizzata a esercitare pressioni sulle autorità sammarinesi coinvolte nelle indagini.
In questo quadro si inserisce anche una presunta campagna mediatica che avrebbe avuto l’obiettivo di condizionare le istituzioni e mettere in difficoltà il percorso di associazione di San Marino all’Unione Europea.
È su questo fronte che viene contestato il reato di attentato contro la libertà dei pubblici poteri, uno dei capi d’imputazione più rilevanti del procedimento.
Per questa contestazione sono state ammesse come parti civili l’Eccellentissima Camera e il Congresso di Stato, rappresentati dall’avvocato Simona Ugolini dell’Avvocatura dello Stato.
C’è poi un ulteriore capitolo, relativo ad alcuni articoli di stampa ritenuti offensivi nei confronti di pubblici ufficiali. Per questa parte del procedimento, che riguarda il reato di offesa a pubblico ufficiale, sono state ammesse Banca Centrale e Agenzia di Informazione Finanziaria.
La prima udienza, tuttavia, si è giocata soprattutto sul terreno delle contestazioni procedurali. Le difese hanno messo in discussione diversi elementi dell’inchiesta, sollevando eccezioni che il giudice dovrà esaminare prima di procedere con l’assunzione delle prove.
Uno dei punti riguarda la formulazione delle accuse. Secondo i legali, alcuni capi d’imputazione sarebbero troppo generici, al punto da rendere difficile individuare con precisione le condotte contestate e predisporre una difesa adeguata.
Altro fronte di scontro è quello delle perizie effettuate sui dispositivi informatici di Delvecchio e Manduchi. Le difese ne contestano la regolarità e chiedono che le relative operazioni vengano dichiarate nulle.
Particolarmente importante anche la questione delle intercettazioni telefoniche e ambientali, delle quali i legali chiedono l’inutilizzabilità. In sostanza, sostengono che quelle conversazioni non possano essere impiegate come elementi di prova nel processo.
La contestazione si spinge fino alla normativa sammarinese che disciplina le intercettazioni. Gli avvocati dei due coniugi hanno infatti sollevato una questione di legittimità costituzionale, sostenendo che alcune disposizioni della legge violerebbero i principi del diritto di difesa.
Un passaggio tutt’altro che secondario, perché le decisioni su queste eccezioni potrebbero incidere sul materiale probatorio utilizzabile nel corso del dibattimento.
Sarà il commissario della legge Adriano Saldarelli a dover sciogliere i nodi sollevati dalle difese. Il giudice ha deciso di concedere alle parti il tempo necessario per depositare le proprie memorie e approfondire le questioni preliminari.
La prossima udienza è stata fissata per il 10 dicembre. Soltanto dopo le decisioni sulle eccezioni si potrà passare alla fase successiva, quella delle richieste di prova, ed entrare nel merito delle accuse relative alla tentata scalata bancaria e alle presunte pressioni sulle istituzioni sammarinesi.
