Accuse di clientelismo: il Parlamento si incendia sulla nuova legge del territorio

da | 20 Mag 2026

Nella seduta del Consiglio Grande e Generale di mercoledì 20 maggio 2026, prosegue l’esame del Progetto di legge “Disposizioni sulla Pianificazione Territoriale Strategica – Norme per lo sviluppo e la valorizzazione del Territorio – Interventi straordinari con finalità sociali”.  

Paolo Crescentini (PSD) parla di una legge “coraggiosa, ambiziosa e indispensabile”, sostenendo che finalmente San Marino si dota di una nuova visione urbanistica dopo “34 anni di immobilismo”. Difende in particolare l’attenzione alla tutela del territorio, al rischio idrogeologico e alle politiche per la casa, sottolineando come studentati e nuove formule abitative possano offrire risposte concrete alle giovani coppie e ai cittadini. Gemma Cesarini (Libera) insiste soprattutto sul metodo, spiegando che il valore del progetto non sta nel risolvere immediatamente tutti i problemi, ma nel costruire “la bussola” per la pianificazione futura. Ricorda che per anni San Marino non è riuscito a intervenire sul Piano regolatore e sostiene che oggi si stiano finalmente definendo principi chiari: sostenibilità, qualità della vita, tutela ambientale e sicurezza del territorio. Giovanna Cecchetti (indipendente) definisce la riforma “un passo importante verso una pianificazione territoriale più moderna”, apprezzando la centralità data alla rigenerazione urbana, al contenimento del consumo di suolo e alla valorizzazione del patrimonio esistente. Michela Pelliccioni (indipendente), pur riconoscendo che il progetto rappresenta “un’idea nuova per questo Paese”, evidenzia una criticità di fondo: a suo giudizio manca una vera strategia territoriale costruita partendo da dati, analisi e coinvolgimento diffuso della comunità. Fabio Righi (D-ML) sposta il confronto sul piano politico e sostiene che la legge rischi di aumentare il peso della discrezionalità politica. A suo giudizio la pianificazione territoriale riguarda “uno dei poteri più delicati che la politica possa esercitare” e teme che il sistema costruito dal testo produca “meno certezza del diritto” e più dipendenza dalle decisioni dell’esecutivo. Arriva anche a mettere in guardia dal rischio che “il confine tra pianificazione e clientelismo diventi estremamente sottile”. Luca Lazzari (PSD) replica alle critiche sostenendo che proprio la ricerca per anni di “un piano definitivo” abbia finito per bloccare tutto. Difende invece l’approccio graduale della riforma e riconosce al Segretario di Stato Matteo Ciacci il merito di aver “rimesso in moto una macchina che stava ferma da troppo tempo”. Per Lazzari San Marino ha bisogno di “ricominciare a fare” perché “un Paese che non decide mai può sembrare prudente, ma in realtà sta soltanto invecchiando”. Giulia Muratori (Libera) rivendica la portata storica della riforma ricordando che il Piano regolatore vigente risale al 1992. Sostiene che il nuovo modello supera la rigidità del passato introducendo una pianificazione più dinamica e flessibile. Respinge le accuse di scarsa partecipazione e insiste sul fatto che la legge non rappresenti “il punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase”. Gian Carlo Venturini (PDCS) difende l’introduzione dei nuovi strumenti di pianificazione e dei piani tematici, spiegando che la loro funzione sarà quella di accompagnare gradualmente la trasformazione del territorio con maggiore capacità di adattamento rispetto al passato. Si sofferma anche sul dibattito relativo al Piano Boeri, riconoscendo che alcuni aspetti possano essere recuperati nei futuri strumenti di pianificazione, pur criticandone altri elementi, in particolare sul tema infrastrutturale e sulla gestione di alcuni indici edificatori. Venturini valorizza poi le nuove risposte introdotte sul fronte abitativo, come cohousing, comunità abitative e studentati, evidenziando la presenza di vincoli e meccanismi di controllo per evitare fenomeni speculativi. Il Segretario di Stato Matteo Ciacci rivendica il lavoro svolto da Governo e maggioranza e respinge le critiche sull’assenza di analisi preliminari. “Fare tutto per non fare niente non è mai stato l’obiettivo di questa maggioranza”, afferma, sostenendo che il progetto punta a costruire “una nuova grammatica” per il territorio insieme a risposte concrete ai bisogni sociali. Gaetano Troina (D-ML) critica invece il metodo seguito, ritenendo insufficiente il coinvolgimento della cittadinanza e contestando alla maggioranza di avere sottovalutato osservazioni dell’opposizione che poi, in diversi casi, sono state recepite. Secondo Troina la legge viene presentata come una riforma innovativa, ma in realtà recepisce molte pratiche già esistenti. Matteo Casali (RF) contesta soprattutto l’approccio tematico introdotto dalla legge, sostenendo che il territorio debba essere affrontato con una visione complessiva e non settoriale. A suo giudizio la pianificazione dovrebbe servire proprio a immaginare il futuro e indirizzarlo, non soltanto a rincorrere esigenze che emergono di volta in volta.

Inizia l’esame dell’articolato e subito – all’articolo 1 – si accende, durissimo, lo scontro tra maggioranza e opposizione. Nei confronti di quest’ultima arrivano accuse di “ostruzionismo”, respinte immediatamente al mittente. Dalibor Riccardi (Libera), in particolare, non nasconde l’insofferenza verso alcuni interventi delle opposizioni, definendoli “interventi strumentali” arrivando a sostenere che “forse qualcuno in maggioranza abbia ragione” nel voler ragionare su modifiche al regolamento consiliare. Giovanni Zonzini (Rete) reagisce immediatamente difendendo il diritto delle opposizioni a intervenire. “Se gridate all’ostruzionismo quando due consiglieri parlano a nome del proprio gruppo, allora cambiate il regolamento consiliare, anzi cambiate le leggi costituzionali e abolite direttamente il Parlamento”. Antonella Mularoni (RF) sostiene che il clima emerso in aula sia preoccupante e ribadisce che se davvero qualcuno volesse fare ostruzionismo sarebbe perfettamente in grado di farlo. Rivolgendosi direttamente a Riccardi aggiunge: “Nessuno la obbliga a stare in aula. Può anche fare altro”. Fabio Righi (D-ML) interviene con toni particolarmente duri e parla apertamente di una situazione che, a suo giudizio, avrebbe superato “ogni limite”. Rivolge un richiamo formale alle Reggenze chiedendo una tutela più forte del corretto funzionamento democratico e denuncia un clima che ritiene incompatibile con il rispetto istituzionale. “Non possiamo stare in un’aula in cui le istituzioni vengono continuamente piegate alle esigenze di qualcuno”, afferma. Il Segretario di Stato Matteo Ciacci prova a riportare il confronto su binari più concilianti. “Abbiamo fatto opposizione tutti”, afferma, aggiungendo che il dibattito “era assolutamente in linea con quello che deve essere lo spirito di un’aula consiliare: discutere nel merito degli articoli e confrontarsi”. Mirko Dolcini (D-ML) sottolinea che episodi di questo tipo starebbero diventando sempre più frequenti e richiama tutti al rispetto del ruolo delle opposizioni. “Invito tutti a rispettare la dignità dell’opposizione e i ruoli parlamentari”, afferma, chiedendo anche alle Reggenze di vigilare affinché venga mantenuto “un corretto equilibrio istituzionale”.

Con l’articolo 5 il confronto si sposta sul tema della partecipazione. Matteo Casali (RF) attacca la narrazione di una legge definita ampiamente condivisa e sostiene che il confronto preventivo con le opposizioni “non è minimamente avvenuto”. Critica inoltre la gestione della partecipazione pubblica, sostenendo che spesso le consultazioni vengano organizzate più come “passerelle e vetrine” che come veri momenti di confronto. Definisce alcuni articoli dedicati alla partecipazione una “cortina fumogena” e osserva che anche oggi esistono già strumenti normativi che però vengono spesso disattesi. Mirko Dolcini (D-ML) riconosce che il principio contenuto nell’articolo appaia “estremamente democratico”, ma chiede tempi certi per la sua attuazione. Sollecita il Governo a indicare una scadenza precisa o almeno un arco temporale entro il quale gli strumenti partecipativi promessi potranno diventare realtà. In assenza di date, avverte, il rischio è che restino soltanto dichiarazioni di principio “con il rischio che questi articoli siano inseriti soltanto per poter dire che ci sarà partecipazione”. Il Segretario Ciacci sostiene che gli articoli sulla partecipazione rappresentino “un elemento molto innovativo per la pianificazione e per l’assetto urbanistico del nostro territorio”. Spiega che il problema non sta tanto nelle norme quanto nella volontà politica di applicarle concretamente. “Se c’è volontà politica le cose si fanno”, afferma, ricordando come molte norme del passato siano rimaste “lettera morta”. Sui tempi di attuazione conferma la scelta di non inserire scadenze nella legge quadro, spiegando che la maggioranza è già al lavoro sui successivi strumenti urbanistici previsti dalla riforma.

Il confronto sull’articolo 10, dedicato alla pericolosità idrogeologica e sismica e alle misure di mitigazione dei rischi, si concentra soprattutto sul ruolo dei tecnici nelle verifiche di sicurezza, sul peso attribuito al Servizio Protezione Civile e sul livello di tutela che la nuova legge garantisce rispetto al passato. Matteo Casali (RF) critica il contenuto dell’articolo sostenendo che alcuni passaggi rischino di generare confusione e individua il nodo principale nel comma 3. Secondo Casali il risultato concreto è che “rimane tutto come oggi”. A suo giudizio il rischio è che continui a prevalere una logica nella quale, se un tecnico certifica la possibilità di intervenire, “allora si può costruire”, anche in situazioni territoriali delicate. Il Segretario di Stato Matteo Ciacci replica con fermezza, respingendo le critiche e chiedendo di “fermare subito la strumentalizzazione”. Difende l’impianto della norma sostenendo che “questa legge non fa un passo avanti, ne fa tre” e ribadisce che il nuovo sistema sia “molto più garantista” rispetto sia al passato sia al Piano Boeri. Richiama in particolare l’introduzione di un piano di tutela gerarchicamente superiore agli altri strumenti urbanistici e rivendica il ruolo del Servizio Protezione Civile, definendone il lavoro “impeccabile”.  Gaetano Troina (D-ML) torna invece sul nodo della responsabilità tecnica. Sostiene che il nuovo meccanismo finisca per trasferire sui tecnici privati una responsabilità molto rilevante, lasciando al Servizio Protezione Civile un ruolo di controllo che rischia di diventare troppo oneroso. A suo giudizio il sistema produce “uno scaricabarile”. Per Troina dovrebbe essere la pianificazione pubblica a stabilire chiaramente dove si possa costruire e dove no, senza demandare il processo al rapporto tra cittadino e tecnico incaricato. Nella replica conclusiva Ciacci ribadisce nuovamente la posizione del Governo, sostenendo che la legge introduca “più tutela, non meno tutela”. Respinge l’idea che si stia scaricando la responsabilità e chiarisce che il tecnico abilitato opera nel rispetto delle valutazioni e delle prescrizioni del Servizio Protezione Civile, che mantiene un ruolo centrale nel procedimento. 

Il confronto sull’articolo 15, dedicato agli strumenti di pianificazione, entra nel cuore della riforma urbanistica. Il Segretario di Stato Matteo Ciacci presenta l’articolo come “il cuore della norma”. Illustra il passaggio dal Piano Regolatore Generale del 1992 a un nuovo sistema costruito attorno al piano di tutela, definito come l’insieme delle “linee rosse” entro cui si inseriranno successivamente i diversi piani tematici. Difende la scelta sostenendo che il nuovo modello consentirà strumenti “più dinamici e più al passo con i tempi” e permetterà di intervenire sul territorio con maggiore efficacia. Matteo Casali (RF) critica invece con forza l’impostazione metodologica della riforma. Secondo il consigliere di Repubblica Futura il territorio deve essere affrontato “a livello globale, a livello generale”, perché urbanistica, servizi, verde, infrastrutture, residenza e produzione rappresentano aspetti strettamente collegati tra loro. Mirko Dolcini (D-ML) afferma che il nuovo approccio certifica una rinuncia politica rispetto all’obiettivo originario di costruire un nuovo Piano Regolatore Generale. “Non essendo riusciti a fare un Piano Regolatore Generale, invece di continuare a perseguirlo si è scelta la strada più semplice” commenta il consigliere di D-ML. Dolcini sostiene che soprattutto in un territorio piccolo come San Marino i temi legati ad abitabilità, ambiente e sicurezza dovrebbero essere affrontati contemporaneamente dentro una cornice comune. Nella replica Ciacci respinge nettamente la lettura dell’opposizione e ribalta il giudizio politico sul nuovo modello. “Quando sento parlare di fallimento io invece rivendico un successo della maggioranza”, afferma. Rivendica la scelta politica di avere trovato “una sintesi proficua” e critica la logica del “voler fare tutto per non fare niente”, che a suo giudizio avrebbe caratterizzato il territorio dal 1992 a oggi. 

Il confronto sull’articolo 18, dedicato ai piani tematici, entra nel merito della filosofia complessiva della riforma urbanistica e riporta al centro il principale elemento di scontro tra maggioranza e opposizione: il superamento del Piano Regolatore Generale come strumento unico e la scelta di una pianificazione costruita attraverso strumenti distinti e progressivi. Il Segretario di Stato Matteo Ciacci precisa che nella fase iniziale resterà in vigore l’impianto attuale attraverso il “rideposito” “spacchettato” degli allegati del Piano Regolatore Generale del 1992, ribadendo però che il nuovo sistema diventerà progressivamente più dinamico attraverso gli strumenti introdotti dalla legge e le nuove funzioni dedicate anche alle esigenze sociali. Secondo Matteo Casali (RF), se la base della nuova pianificazione resta comunque quella del vecchio PRG, allora la rivoluzione annunciata dalla maggioranza rischia di non esserci. Sostiene che urbanistica e territorio non possano essere affrontati per compartimenti separati, perché “ci sono problemi che attraversano più temi, ci sono soluzioni che attraversano più temi”. Torna quindi a difendere la necessità di uno strumento generale capace di tenere insieme aspetti urbanistici, economici, ambientali e culturali. Casali evidenzia inoltre un elemento politico ulteriore: la scomparsa delle aree a servizi dalla nuova impostazione urbanistica. Nella replica Ciacci sostiene che pretendere l’approvazione contemporanea di tutti i piani significherebbe semplicemente “riproporre il vecchio modello del Piano Regolatore Generale: un unico grande impianto, rigido e difficilmente aggiornabile”. Rivendica invece la scelta politica fatta dalla maggioranza di costruire “una cornice strategica unitaria attraverso strumenti differenti e flessibili”, che possano essere sviluppati gradualmente sulla base delle priorità emergenti. E sui terreni agricoli la linea del Segretario di Stato è netta: “Basta clientelismo. Con questa pianificazione noi perdiamo voti, perché diciamo chiaramente: i terreni agricoli non si sbloccano”.

Focus poi sull’articolo 20, dedicato ai Programmi Pluriennali di Attuazione (PPA). Il Segretario di Stato Matteo Ciacci spiega che il programma pluriennale serve a evitare che opere pubbliche già finanziate o avviate vengano fermate solo per un cambio politico. “Molto spesso progetti che sono partiti vengono fermati semplicemente perché cambia il colore politico o la bandierina politica”, afferma. Secondo Matteo Casali (RF) programmazione politica e pianificazione urbanistica devono restare separate. Critica inoltre la durata quinquennale del programma perché rischierebbe di vincolare le scelte degli esecutivi successivi e definisce il sistema “una invasione di campo molto pericolosa”. Gaetano Troina (D-ML) ricorda che l’articolo è stato molto discusso in Commissione e sostiene che il problema principale sia la possibilità di approvare il programma con semplice delibera del Congresso di Stato. “Lascia per l’ennesima volta troppa discrezionalità al Congresso di Stato”, afferma. Critica inoltre il vincolo temporale di cinque anni e il rischio che interventi semplicemente progettati possano diventare di fatto intoccabili. Nella replica finale Ciacci rivendica il lavoro fatto insieme alle opposizioni in Commissione e parla di “un buon punto di equilibrio”. 

I lavori vengono sospesi dopo l’esame dell’articolo 23. Riprenderanno domani, alle 9.00, dal comma 6 (Decreti – Delegati).

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