Riportiamo integralmente l’intervento di Fabio Righi (D-ML) in Consiglio Grande e Generale nel comma comunicazioni, nel corso del quale presenta un ordine del giorno sull’attuazione dell’accordo di associazione e sulla definizione di una strategia nazionale di recepimento e sviluppo.
Fabio Righi (D-ML): Ovviamente anche da parte mia un augurio alla nuova coppia reggenziale per questo semestre. Devo anche dire, Eccellenze, che l’intervento con cui avete aperto in quest’aula il mandato credo sia assolutamente da tenere in considerazione, anche perché denota una certa capacità di spogliarsi davvero del ruolo politico e di vestire il ruolo istituzionale. Trovo questo intervento anche estremamente coraggioso, perché avete toccato temi importanti: il rispetto delle regole, intercettare le opportunità, lavorare per il Paese, pensare alle nuove generazioni. Al punto che, a seguito di quell’intervento, pensavo si scatenasse anche una riflessione da parte di una maggioranza che non rispecchia nulla di tutti questi passaggi. Credo però sia assolutamente importante avere quella come strada maestra e che si possa lavorare esattamente in quella direzione. Il tema di oggi, in questo comma comunicazioni, credo non possa che essere inevitabilmente quello dell’accordo di associazione. Se il tempo me lo permette, non toccherò solo questo argomento, ma alcune considerazioni certamente vanno fatte. Devo dire che, intervenendo sul finire di questo comma comunicazioni, o comunque dopo una giornata di dibattito, non posso negare che alcune considerazioni che ancora vengono fatte all’interno di quest’aula continuino ad aumentare le preoccupazioni e le perplessità avute e sottolineate fino a questo momento. Vedete, la preoccupazione è che si continui a confondere lo strumento con l’obiettivo. È quello che da sempre sottolineiamo e mi fa piacere che all’interno di quest’aula oggi anche altri si stiano svegliando nel capire e nel sottolineare come, di fatto, tutto il lavoro preparatorio, tutto il lavoro che dovrà essere svolto di qui in avanti, sia pressoché totalmente inesistente. Sentire oggi che dobbiamo capire come fare, come implementare, quali settori, quali prospettive, quale sviluppo, sembra di vivere in un mondo completamente surreale. Perché ogni cittadino, per cose infinitamente più piccole, prima di firmare un accordo questi elementi li ha analizzati, li ha verificati. Oggi si dice che bisogna informare una cittadinanza che ancora ha infinite perplessità, dopo che, nell’esercizio di una sovranità in funzione rappresentativa, si è già firmato un accordo in quella direzione. Questo mi dà l’occasione di ribadire ancora una volta la posizione della mia forza politica in modo molto chiaro. Non abbiamo nessuna contrarietà a una maggiore integrazione con il continente europeo, perché è la strada che la Repubblica deve necessariamente percorrere, ma continuiamo ad avere una fortissima preoccupazione rispetto a questo tipo di accordo, negoziato con queste modalità capestro. Dite di aver negoziato competitività e opportunità, ma, in mancanza di una visione dello sviluppo del Paese, mi chiedo come si siano potute negoziare. Infatti il risultato è che non si sono negoziate e ancora oggi venite in quest’aula totalmente ignari di come queste opportunità e l’implementazione di questo accordo dovranno essere gestite nell’interesse del Paese. La cosa surreale è che chi dice cose come quelle che sto dicendo, che sarebbero l’ovvietà in qualsiasi Paese del mondo e in qualsiasi contesto, viene tacciato in quest’aula di essere contrario a chissà che cosa. Riprendo le parole del mio presidente, che credo abbia fatto un intervento estremamente lucido nel dibattito di ieri, in cui ha detto a chiare lettere che il nostro problema non è l’Europa, ma la totale improvvisazione, impreparazione e inadeguatezza di chi ha gestito e sta gestendo questo tipo di accordo e questo tipo di percorso. Oggi sento dire: “Da adesso inizia il percorso”. Quale? Si continua a sottolineare l’elemento dell’essere normali. Anche qui lasciatemi spendere due parole, perché evidentemente, per una politica che ha portato il Paese a non essere normale, la normalità è una conquista. Ma, perdonatemi, per la mia forza politica essere normali non è oggetto del dibattito. Vogliamo dibattere se essere normali? Vogliamo dibattere se stare alle regole del mondo? Vogliamo dibattere se cogliere le opportunità per il nostro Paese? Noi dobbiamo preoccuparci di come essere competitivi nel contesto che dovremo affrontare, con una modalità completamente diversa che cambierà pelle al Paese. Questo non vi sembra un approccio ragionevole e serio? No, voi avete imbambolato la cittadinanza sottolineando: firmiamo, perché tanto con una lettera si può tornare indietro; non c’è bisogno di avere la vostra opinione, perché tanto non capite niente. Gliel’avete detto più di una volta. Poi non serve, perché lo faremo fra due o tre anni. Noi non accettiamo, soprattutto dopo che avete messo questa benedetta firma, ancora un atteggiamento di presa in giro e qualunquista come questo. Adesso davvero non si scherza più e non è più un pour parler. La soluzione non può essere: ci penseremo, vedremo. Ci sono più e più argomenti e materie che ancora oggi devono essere sciolti. Le valutazioni d’impatto: quanto ci costa, come la gestiamo, quali competenze servono, in quali uffici, in quali settori ci ritaglieremo un elemento di competitività. È il nautico, non è il nautico? Sono i servizi, lo sviluppo tecnologico, le nuove economie? Qual è la visione che avete? Su che cosa puntiamo? Cosa implementiamo per primo? Non dimenticate che tutto il mondo economico avrà anche l’aumento di tutta la burocrazia connessa. Non parlo di chi lavora già per l’Europa, nell’Europa e nel mercato europeo. Peraltro questo si collega all’altra grande fandonia: da adesso in avanti si apre il mercato europeo. Ma le nostre aziende dove lavorano, dentro 61 chilometri quadrati? Il nostro mercato al 98% è già l’Italia. L’Italia dov’è, in Africa o in Europa? Non parlo delle aziende che sono già multinazionali, ma di tutte quelle all’interno, delle libere professioni, dei servizi: è una nave alla deriva. Questa è la preoccupazione che abbiamo e che voi oggi certificate e confermate con i vostri interventi. L’intervento è di grande esaltazione per una firma. Io mi sarei aspettato di venire qui e sentire: benissimo, da subito cominceremo in questo settore, con questa strada, con questo intervento. Dove sono? Non si sa. Non sapete nemmeno ancora oggi se dovremo mettere mano alla Carta costituzionale o no, per garantire il recepimento dell’acquis comunitario, e con quali modalità. Se questo vi sembra un modo serio di affrontare le cose, non è il nostro metodo, perché lo riteniamo assolutamente non serio. Quello che preoccupa, peraltro, è la mentalità con cui continuate ad approcciare questo percorso. Non possiamo dimenticarci di tutto quello che sta succedendo all’interno dei nostri confini, oltre a questo, che basterebbe a segnare il fallimento totale di un certo approccio e di una certa gestione politica. Il DES, la questione di Banca di San Marino e dei bulgari, che adesso si è sbloccata e che aveva bloccato il percorso del Coreper: dicevate che non stavate trattando, invece mi dà tanto l’idea che ci sia proprio una trattativa in atto. L’arbitrato che fine ha fatto? Siamo stati tacciati di dire menzogne mentre c’era una trattativa in atto. I soldi sono tornati all’investitore, sono stati svincolati. Su quali basi? Giochi del Titano, riciclaggio internazionale con società di Stato, pronunce delle corti internazionali che ci condannano anche oggi, mi pare di aver capito, anche se non ho letto i dettagli. Anche questo è un altro passaggio. Il problema è che queste cose ci arrivano addosso e voi non sapete niente, perché le dinamiche che hanno caratterizzato queste vicende permettono di dire che è impossibile che voi non sapeste. Questi sono tutti i temi con cui vogliamo affrontare questo percorso, senza considerare tutto quello che riguarda il settore sanitario e altri aspetti tralasciati e mai considerati. Voi lo sapete che stanno girando messaggi su alcune chat di giovani che frequentano scuole riminesi, per cui ci si sta organizzando anche per incendiare licei nel Riminese, o per interventi simili a quelli che abbiamo visto a Milano, a Torino, eccetera? Quella roba lì magari arriva anche qui, come è arrivato il Covid a suo tempo. Ci stiamo interrogando su come affrontarla? C’è un piano per gestire anche questi aspetti? Permettetemi, noi diamo il massimo contributo. Anzi, Eccellenze, se mi è concesso, alla fine di questo intervento leggerò un ordine del giorno sul punto, che va proprio nella direzione di portare un contributo. Noi ci siamo sulla strada di mettere il Paese su un certo binario, ma poi bisogna farlo seriamente, cosa che fino a questo momento non è stata fatta. Se mi concedete, Eccellenze, do lettura dell’ordine del giorno. Consiglio grande e generale, ordine del giorno sull’attuazione dell’accordo di associazione tra la Repubblica di San Marino e l’Unione europea e sulla definizione di una strategia nazionale di recepimento e sviluppo. Premesso che il 19 ottobre 2026 è stato sottoscritto l’accordo di associazione tra l’Unione europea, la Repubblica di San Marino e il Principato di Andorra, dando avvio alla fase successiva alla firma, orientata al perfezionamento delle procedure previste e alla preparazione della sua attuazione; premesso che l’accordo comporterà necessariamente un articolato percorso di adeguamento normativo, amministrativo e organizzativo; premesso che la firma non esaurisce il percorso istituzionale e occorre accompagnare le procedure interne necessarie alla ratifica e, secondo quanto previsto dall’accordo, verificare e programmare le condizioni e le tappe della sua entrata in vigore e dell’eventuale applicazione provvisoria; premesso che la concreta capacità di cogliere le opportunità dell’accordo dipenderà dalla tempestività e qualità del recepimento, dalla preparazione della pubblica amministrazione e del sistema economico, nonché dalla disponibilità di risorse, competenze e strumenti di monitoraggio; premesso che risulta da sempre, vista la portata dell’accordo, quanto mai necessario un pieno coinvolgimento della popolazione, anche mediante un’espressione diretta e consapevole della volontà dei cittadini in proposito, preliminare rispetto all’entrata in vigore. Ricordo che la sovranità resta sempre nel popolo, anche in base alla nostra Dichiarazione dei diritti: non è di quest’aula o di altri, che la esercitano eventualmente in senso rappresentativo. Considerato che è necessario disporre di una ricognizione completa degli atti dell’acquis contemplati dall’accordo, dei relativi obblighi, termini e margini di adattamento, distinguendo gli interventi legislativi da quelli regolamentari, amministrativi e organizzativi; considerato che il recepimento richiede una programmazione coordinata tra Segreterie di Stato, uffici e organismi competenti, con individuazione delle responsabilità, delle priorità, delle scadenze e delle risorse finanziarie e professionali necessarie; considerato che l’adeguamento non può ridursi a un adempimento formale, ma deve essere accompagnato da valutazioni degli effetti su imprese, lavoratori, cittadini e finanze pubbliche, nonché da misure per sostenere la competitività e valorizzare le opportunità derivanti dall’accesso al mercato interno; considerato che è opportuno integrare il programma di recepimento in una strategia nazionale di sviluppo con obiettivi misurabili, indicatori e verifiche periodiche, preservando le specificità della Repubblica e utilizzando gli strumenti di flessibilità e gradualità previsti dall’accordo; considerato che il percorso deve svolgersi con trasparenza e coinvolgimento del Consiglio grande e generale, delle forze politiche, delle parti economiche e sociali, degli ordini professionali, dell’Università e della cittadinanza; ritenuto che spetti al Congresso di Stato assicurare il coordinamento operativo dell’attuazione, riferendo al Consiglio grande e generale in modo regolare e documentato; ritenuto che sia necessario rendere conoscibili il calendario del recepimento, lo stato di avanzamento degli’interventi e le eventuali criticità, favorendo un confronto pubblico interno; ritenuto che la strategia di sviluppo e il programma di adeguamento debbano essere aggiornabili nel tempo sulla base dell’evoluzione dell’accordo, dei suoi organi e delle esigenze del sistema sammarinese, impegna il Congresso di Stato: primo, a predisporre e trasmettere al Consiglio grande e generale con urgenza una roadmap per l’attuazione dell’accordo, che indichi per ciascun ambito gli atti europei interessati, obblighi e scadenze, normativa sammarinese da adottare o modificare, amministrazioni responsabili, risorse necessarie e stato dei lavori; secondo, a individuare una struttura di coordinamento intersettoriale e un referente per ciascuna Segreteria di Stato e amministrazione coinvolta, assicurando il raccordo tra preparazione normativa, organizzativa, finanziaria e tecnica, nonché il monitoraggio delle scadenze; terzo, a presentare una valutazione progressiva degli impatti dell’accordo e dei costi di attuazione, comprendente gli effetti su finanza pubblica, imprese, lavoro, cittadini e servizi, e a indicare le misure di accompagnamento, formazione e sostegno ritenute necessarie; quarto, a sottoporre al Consiglio grande e generale un programma degli interventi legislativi e regolamentari con priorità e calendario, distinguendo gli interventi indispensabili per gli obblighi dell’accordo da quelli funzionali a coglierne le opportunità; quinto, a promuovere un confronto strutturato con le forze politiche, le organizzazioni economiche e sindacali, gli ordini professionali, l’Università, gli enti e gli altri soggetti interessati, in particolare sui settori maggiormente coinvolti e sulle misure di accompagnamento; a garantire un’informazione pubblica accessibile e continuativa sul contenuto dell’accordo, sulle procedure di ratifica e di entrata in vigore, sulle tappe di attuazione e sulle ricadute per cittadini e operatori economici; a riferire periodicamente al Consiglio grande e generale, almeno con cadenza semestrale, sullo stato di avanzamento della roadmap, sugli eventuali ritardi o criticità e sulle misure correttive, rendendo disponibili i relativi documenti; a elaborare, in raccordo con la roadmap, una strategia nazionale di sviluppo di medio e lungo periodo che individui il posizionamento della Repubblica nel mercato europeo, i settori e le direttrici prioritarie, gli investimenti e le riforme abilitanti, gli obiettivi misurabili e gli indicatori di risultato, sottoponendola al confronto e all’indirizzo del Consiglio grande e generale. Procediamo, Eccellenze, al deposito dell’ordine del giorno, dichiarando che rimane ovviamente aperto a tutte le altre forze politiche, che mi pare si siano anche espresse in questa direzione negli interventi che sono avvenuti. È molto simile a un ordine del giorno già depositato qualche tempo fa. Chiederei, se possibile, di metterlo in votazione già sul finire di questo comma, così da poter dare subito uno strumento al governo e anche un indirizzo chiaro della volontà consiliare, per andare proprio in questa direzione.
