Come recepire le norme europee senza ridurre il Consiglio a un passaggio formale? È la domanda al centro della commissione speciale per le riforme istituzionali, riunita venerdì 16 ottobre a pochi giorni dalla firma dell’accordo di associazione con l’Unione europea, prevista per lunedì 19. Il confronto riguarda le procedure, ma anche il tempo che i consiglieri dovranno dedicare al mandato e la capacità degli uffici di reggere il lavoro.
Il segretario di Stato agli Esteri Luca Beccari parte da un punto: “Con l’accordo di associazione San Marino rimane un Paese terzo e mantiene la propria piena autonomia legislativa. Il nostro è un impegno di adeguamento dell’ordinamento a quello europeo, che non significa assoggettamento.”
La proposta del governo è una legge annuale con cui programmare il recepimento. Il Consiglio stabilirebbe quali provvedimenti affrontare con la discussione ordinaria e quali affidare a procedure più rapide, come i decreti delegati. “Semplificare o snellire non significa togliere prerogative.” La bozza, precisa Beccari, resta aperta al confronto con i gruppi.
Il passaggio più discusso è il recepimento dinamico: una norma europea viene accolta insieme alle modifiche che arriveranno in seguito, senza dover approvare ogni volta un nuovo intervento sammarinese. Il vantaggio è ridurre i passaggi. Il problema è quanto spazio rimane alla decisione politica. Lo riconosce lo stesso segretario: “Dal punto di vista della semplificazione normativa è sicuramente una soluzione eccezionale, ma ha un innegabile impatto sulla potestà legislativa del Consiglio: è, in qualche modo, una limitazione della sua capacità legislativa.” Questa strada non è indispensabile per avviare l’accordo. Resta da valutare anche se richieda una modifica della Carta dei diritti.
Il presidente della commissione Nicola Renzi preferisce evitare l’automatismo, ma chiede prima di misurare tempi e carichi di lavoro. “Trasformare il Parlamento in un insieme di semplici ratificatori sarebbe svilente e dobbiamo cercare di evitarlo.” Per questo propone un supporto tecnico ai gruppi, in grado di fornire valutazioni anche diverse da quelle dei dipartimenti. Il modello, aggiunge, potrebbe cambiare nel tempo: “Nulla vieta di partire con uno e arrivare poi all’altro, se si capisce che è necessario. L’importante è esserne consapevoli.”
Giuseppe Maria Morganti (Libera) condivide l’idea di distinguere le procedure in base al contenuto tecnico o politico dei provvedimenti. Chiede però come si possa costruire una programmazione precisa: “Avremo già i provvedimenti europei che determineranno una scaletta sulla quale decidere le procedure, oppure immaginiamo quello che potrebbe accadere e cerchiamo di anticipare il ragionamento che si sta sviluppando in Europa?” Sugli aggiornamenti automatici la sua posizione è netta: “Mi sono già espresso sulla questione cruciale dell’adeguamento dinamico: non sono d’accordo.”
Sulla stessa linea Guerrino Zanotti (Libera), che preferisce esaminare le norme di volta in volta. Il timore è accogliere oggi modifiche future sulle quali la politica sammarinese potrebbe non essere d’accordo. “Il recepimento dinamico, in effetti, ti imbriglia: è come sottoscrivere un’ipoteca sul futuro in varie materie e in vari ambiti.” Zanotti chiede assistenza tecnica per i gruppi e chiarimenti su chi preparerà il piano annuale. Domanda inoltre se resti confermata l’intenzione di superare la convenzione bilaterale con l’Italia in materia previdenziale e di sicurezza sociale, dopo la firma dell’accordo e il recepimento dei regolamenti europei, e con quali tempi.
Ma quanto lavoro arriverà in Consiglio? Paolo Crescentini (PSD) chiede quante direttive dovranno essere recepite ogni mese, ricordando che già oggi si fatica a completare gli ordini del giorno. “Dovrà quindi essere ampliata l’attività legislativa? Ci sarà quasi bisogno di fare un Consiglio per i provvedimenti che arriveranno dall’Europa e uno per l’attività prettamente sammarinese?” Il punto riguarda direttamente il mandato: capire se i consiglieri potranno continuare a svolgerlo con l’organizzazione attuale o se servirà un impegno diverso.
Iro Belluzzi (Libera) mette a confronto le conseguenze delle due strade. Esaminare ogni aggiornamento significa aumentare il lavoro della politica e degli uffici: “I consiglieri non potranno fare altro che i consiglieri, supportati da una struttura amministrativa capace.” Accogliere automaticamente le modifiche richiede invece una presenza sammarinese più forte presso l’Ue, per intervenire mentre le norme vengono preparate. “A quel punto si va a lavorare alla fonte, cercando di far sentire la propria posizione nel momento in cui viene adottato un determinato regolamento.”
Da Mirko Dolcini (D-ML) arriva la domanda sui tempi della ratifica e sulla preparazione del Paese. Rivolgendosi a Beccari, osserva: “Lei ha svolto il proprio compito e porta la firma, ma forse il resto del governo e la maggioranza non si sono sufficientemente preoccupati, in questi anni, di avviare per tempo il lavoro necessario in vista di questo appuntamento.” Chiede come si possa procedere rapidamente all’applicazione provvisoria con norme, studi e formazione ancora da preparare. E domanda se il recepimento automatico richieda una modifica della Dichiarazione dei diritti. “La mia impressione è che questo stravolgimento venga spiegato un po’ troppo lentamente e in maniera non sufficientemente approfondita.”
Anche Emanuele Santi (Rete) chiede numeri concreti: “Per avere un ordine di grandezza, segretario, potrebbe indicarci quante leggi e quante materie dovremo affrontare in questa prima fase?” Una stima che, secondo Santi, serve per capire come cambierà il ruolo del consigliere e quali interventi legislativi preparare.
Nella replica Beccari chiarisce che migliaia di atti europei non significano migliaia di leggi sammarinesi. Più disposizioni possono essere riunite nello stesso provvedimento: “Non c’è necessariamente una corrispondenza fra un atto europeo e un atto sammarinese.” Si impegna quindi a fornire una tabella che colleghi le norme europee agli interventi necessari. Annuncia anche un applicativo, già in fase di test, per assegnare le responsabilità e controllare l’avanzamento del lavoro.
Sul recepimento dinamico invita a distinguere. Aggiornare automaticamente standard tecnici, come quelli sulla sicurezza dei veicoli, può risparmiare passaggi senza utilità concreta. Diverso il discorso per materie con un peso politico, come gli appalti. La scelta, ribadisce, resta al Consiglio: “Avete sempre il governo di questa scelta, non è il governo a decidere autonomamente che cosa sottoporre al recepimento dinamico.” Il piano annuale dovrebbe fissare deleghe, procedure e scadenze, partendo da una proposta del governo preceduta da valutazioni d’impatto e confronto.
Il tono si fa più netto quando affronta le critiche al percorso europeo: “Se qualcuno non è d’accordo, ha il mio massimo rispetto. Ma è meglio dirlo, anziché nascondere il disaccordo dietro i tecnicismi, mettendo poi l’altro nella condizione di doversi contrapporre.”
Quanto alle controversie, Beccari precisa: “Non ci ritroveremo, invece, a gestire la cosiddetta procedura di infrazione.” L’accordo prevede un percorso di confronto e composizione, fino al ricorso alla Corte di giustizia europea, a tutela di entrambe le parti, compresi cittadini e imprese sammarinesi.
Per sostenere gli uffici è in corso un’interlocuzione con la Commissione europea. “Stanno studiando una formula per metterci a disposizione anche funzionari che vengano stabilmente a San Marino per uno, due o tre anni, aiutandoci nelle materie che riteniamo tecnicamente più complesse.” L’affiancamento riguarderebbe soprattutto l’organizzazione delle procedure, dei nuovi registri e delle nuove autorità.
