La Bulgaria ha ritirato la propria riserva sugli Accordi di Associazione tra Unione europea, San Marino e Andorra, consentendo al dossier di compiere un passo decisivo verso la firma. A riferirlo è la testata EUalive, che collega direttamente la decisione agli ultimi sviluppi della controversia che coinvolge l’investitore bulgaro Asen Christov.
Secondo EUalive, “la Bulgaria ha ritirato la riserva che bloccava gli accordi di associazione dell’Ue con San Marino e Andorra, rimuovendo un ostacolo chiave legato a una controversia di alto profilo che coinvolge un investitore bulgaro“.
La testata ricostruisce che, durante la riunione del Coreper, “la Bulgaria non ha sollevato obiezioni, sullo sfondo di uno sviluppo positivo nel cosiddetto caso del ‘furto in banca’ che coinvolge l’investitore Asen Christov“.
Nel ricostruire le ragioni della svolta, EUalive scrive che “la svolta segue una sentenza del tribunale di San Marino del 29 giugno che ha revocato il sequestro preventivo dei fondi collegati alla società di Christov“. Tuttavia, aggiunge che “sebbene il tribunale abbia ordinato la restituzione delle somme, finora è stata restituita solo una parte dell’importo, circa 8,5 milioni di euro sui circa 15 milioni complessivamente bloccati. La parte restante rimane trattenuta dalla Banca di San Marino, secondo fonti vicine all’investitore“.
Dopo il via libera del Coreper è stata avviata una procedura scritta. Come spiega la testata, “gli Stati membri avranno 24 ore per esprimere il proprio assenso via e-mail“, una soluzione resa necessaria “dall’assenza di riunioni del Consiglio dell’Ue prima di settembre“. Se tutti i 27 Paesi daranno il proprio via libera, “gli accordi dovrebbero essere firmati a settembre“.
EUalive sottolinea però che “questa non è ancora l’ultima fase della vicenda“. Gli accordi dovranno infatti affrontare la ratifica nazionale in ciascuno Stato membro, un iter che “consente alla Bulgaria di mantenere una leva qualora la controversia con l’investitore non raggiunga una soluzione pienamente soddisfacente“.
La parte finale dell’articolo richiama infine l’attenzione sulle possibili conseguenze del mancato sblocco dell’intera somma. Secondo EUalive, “il continuo trattenimento di una parte significativa dei fondi bloccati porterà probabilmente a un contenzioso a Washington per 150 milioni di euro, considerato che restano poco più di due mesi alla scadenza del periodo di sei mesi entro il quale le parti potrebbero raggiungere un accordo“. Una prospettiva che, secondo la testata, mantiene aperta la disputa internazionale nonostante il via libera politico arrivato sul percorso degli Accordi di Associazione.





