Adeguare le leggi alle regole europee non significa rinunciare a decidere. È il punto da cui parte il segretario di Stato agli Esteri Luca Beccari, intervenendo venerdì 16 ottobre nella commissione speciale per le riforme istituzionali. A pochi giorni dalla firma dell’accordo di associazione, prevista per il 19 ottobre, il confronto riguarda gli strumenti per recepire le norme e i poteri che resteranno al Consiglio.
“Con l’accordo di associazione San Marino rimane un Paese terzo e mantiene la propria piena autonomia legislativa. Il nostro è un impegno di adeguamento dell’ordinamento a quello europeo, che non significa assoggettamento.”
Beccari distingue l’associazione dall’ingresso nell’Unione europea. Spiega che l’accordo è un trattato internazionale dal contenuto molto ampio, ma non comporta automaticamente l’obbligo di modificare la Carta dei diritti. San Marino dovrà costruire, attraverso le proprie leggi, un quadro coerente con quello europeo per consentire il funzionamento del mercato unico nelle materie previste dall’intesa.
Il problema concreto sarà organizzare questo lavoro senza bloccare l’attività del Consiglio. La proposta del governo è una legge annuale che stabilisca in anticipo quali procedure utilizzare: discussione ordinaria per i provvedimenti che richiedono un confronto politico, deleghe e percorsi più rapidi per quelli di carattere tecnico.
“Semplificare o snellire non significa togliere prerogative. Si tratta di trovare un equilibrio fra non affogarsi nell’attività normativa e mantenerne il pieno esercizio, e non è semplice.”
La scelta, secondo il modello illustrato, spetterebbe al Consiglio. Una norma sugli appalti potrebbe richiedere il dibattito ordinario, mentre per gli standard di fabbricazione degli pneumatici potrebbe bastare un decreto delegato, da sottoporre poi a ratifica. La programmazione servirebbe anche a evitare richieste d’urgenza presentate di volta in volta, senza una visione del carico complessivo.
Il picco del lavoro è atteso nei primi tre anni, soprattutto tra il primo e il secondo. In seguito, secondo Beccari, l’attività dovrebbe assestarsi sull’aggiornamento delle disposizioni già recepite. La proposta resta aperta al confronto con i gruppi consiliari.
Una questione distinta è il recepimento dinamico, cioè la possibilità di dare efficacia a una norma europea e automaticamente anche alle sue modifiche successive. Con il recepimento della sola versione vigente, invece, ogni aggiornamento richiederebbe un nuovo passaggio interno.
“Dal punto di vista della semplificazione normativa è sicuramente una soluzione eccezionale, ma ha un innegabile impatto sulla potestà legislativa del Consiglio: è, in qualche modo, una limitazione della sua capacità legislativa.”
Beccari precisa che questa scelta non è necessaria per avviare l’accordo. Tra i tecnici, riferisce, non c’è un orientamento univoco sulla necessità di modificare la Carta dei diritti per introdurla. Il nodo resta anche politico: accettare oggi una norma non significa necessariamente condividere tutti i cambiamenti che potrà subire domani.
Nella replica il segretario invita però a distinguere le materie. Sugli standard tecnici, come i requisiti di sicurezza dei veicoli, l’aggiornamento automatico potrebbe evitare passaggi che non aggiungono nulla alla decisione. Diversa la valutazione su settori come gli appalti. “Avete sempre il governo di questa scelta, non è il governo a decidere autonomamente che cosa sottoporre al recepimento dinamico.”
Un altro chiarimento riguarda la quantità di lavoro. Beccari parla di migliaia di atti europei, precisando che non sono stati contati puntualmente, ma esclude che debbano diventare altrettante leggi sammarinesi. Più disposizioni potranno essere riunite nello stesso intervento. “Non c’è necessariamente una corrispondenza fra un atto europeo e un atto sammarinese.”
Per dare ai consiglieri un quadro concreto, si impegna a fornire una tabella che colleghi le disposizioni europee ai provvedimenti interni necessari. È inoltre in fase di completamento un applicativo per individuare chi è responsabile di ciascun recepimento, seguire il lavoro e conservarne i diversi passaggi.
L’autonomia legislativa si accompagna comunque agli impegni assunti con il trattato. Che cosa succede, quindi, se San Marino non recepisce una norma o lo fa in modo insufficiente? Beccari chiarisce che non si applicherà il sistema previsto per gli Stati membri: “Non ci ritroveremo, invece, a gestire la cosiddetta procedura di infrazione.”
Sono previsti tentativi di soluzione concordata e, se il confronto non basta, il ricorso alla Corte di giustizia europea, individuata dalle parti come giudice delle controversie. Il segretario ne sottolinea il ruolo di tutela anche per i cittadini e le imprese sammarinesi, che potranno far valere i diritti riconosciuti dall’accordo.
Le decisioni della Corte avranno un peso anche nei giudizi interni sulle materie coperte dall’intesa. Beccari porta l’esempio di un’impresa europea esclusa da un appalto sammarinese: se il giudice avesse un dubbio sulla compatibilità delle regole applicate con l’accordo, potrebbe rivolgersi alla Corte e dovrebbe poi tenere conto della sua pronuncia. Lo stesso principio varrebbe per un’impresa sammarinese coinvolta in una controversia in uno Stato membro.
Il segretario pone infine un problema di accessibilità delle leggi. Propone di valutare il riconoscimento del valore giuridico dei testi unici e un sistema di consultazione che permetta di ricostruire le modifiche e i collegamenti con le disposizioni europee, sul modello di EUR-Lex. “È vero che la legge non ammette ignoranza, ma non si può neanche pretendere che le persone riescano a ricostruire tutto.”
