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Attualità

Accordo Ue, Beccari: “Chi è contrario lo dica apertamente anziché nascondersi dietro tecnicismi”

Chi è contrario all’accordo con l’Unione europea lo dica apertamente. Luca Beccari porta il confronto sul piano politico nella seduta di venerdì 16 ottobre della commissione speciale per le riforme istituzionali. A pochi giorni dalla firma prevista per lunedì 19, il segretario di Stato agli Esteri risponde ai dubbi sulla preparazione di San Marino e sui passaggi necessari per applicare l’intesa.

“Se qualcuno non è d’accordo, non ne vede l’utilità e pensa che sia meglio restare così, che possiamo campare cent’anni in questo modo, ha il mio massimo rispetto. Ma è meglio dirlo, anziché nascondere il disaccordo dietro i tecnicismi, mettendo poi l’altro nella condizione di doversi contrapporre.”

Per Beccari, una parte della contrapposizione nasce da una diversa idea del rapporto con l’Europa, prima ancora che dalle singole disposizioni dell’accordo. Il punto, sostiene, è decidere se avvicinare le regole sammarinesi a quelle europee oppure mantenere la situazione attuale, che a suo giudizio crea difficoltà quotidiane. Richiama anche i vantaggi garantiti dai rapporti con l’Italia e pone una domanda: chi assicura che sarebbero rimasti al riparo senza il percorso di associazione?

“Che cosa dovremmo fare adesso? Non firmare l’accordo, svolgere per anni un’attività legislativa di allineamento europeo, magari pensando di allinearci un po’ come ci pare, e poi andare lì a dire che siamo pronti? Magari non va bene, poi si firma o non si firma e passano altri cinque anni. Credo che questo sia un concetto sbagliato.”

Il passaggio riguarda anche l’applicazione provvisoria, sulla quale Beccari richiama la responsabilità del Consiglio. “L’entrata in vigore provvisoria è una facoltà che abbiamo. Se il Consiglio decide di non volerla, pace. Vogliamo aspettare un anno prima di far entrare in vigore l’accordo? Poi andatelo a dire alle associazioni degli industriali, alle categorie economiche e a tutti quelli che ne aspettano gli effetti.”

Da qui la replica più netta a chi contesta il percorso. “L’accordo non serve a me, a Luca Beccari, ad Andrea Belluzzi o al governo: serve al Paese, al Paese silenzioso, quello che non va sui social a scrivere, a volte, buffonate sull’accordo di associazione. Quelli che ne hanno bisogno non sono i leoni da tastiera: sono quelli che lavorano, che conoscono davvero i problemi del Paese, che non scrivono sui social, ma vengono alle riunioni, parlano e fanno proposte.”

“Scusate lo sfogo, sarà che ci avviciniamo alla firma, ma non siamo diventati tutti matti in questo Paese e non siamo privi di percezione di come stanno le cose”, aggiunge il segretario, che riconosce la complessità del lavoro ma respinge l’idea di un’amministrazione ancora ferma ai preparativi.

La difesa degli uffici è uno dei punti centrali della replica. “Credetemi, leggo sui giornali e sento certe considerazioni, che rientrano nel gioco della politica, ma non pensiate che non si stia lavorando. Non lo dico per rispetto del governo, ma perché c’è tanta gente che sta lavorando su questi provvedimenti e le segreterie e i dipartimenti sono fortemente impegnati.”

Secondo Beccari, la preparazione delle norme e la consapevolezza degli uffici sono più avanti di quanto emerga nel dibattito pubblico. La direzione Affari europei, riferisce, coordina il lavoro con cinque o sei persone, facendo leva sull’esperienza accumulata durante il negoziato. Non sostiene che tutto sia risolto: “È una sfida complessa, ma non pensiamo di essere ancora lì a decidere quale carta usare per scrivere le leggi: siamo fortemente impegnati.”

Alla richiesta di arrivare alla firma con l’intero ordinamento già adeguato, il segretario risponde distinguendo l’associazione dall’adesione all’Ue. Nel percorso previsto per San Marino, spiega, l’allineamento avviene gradualmente, secondo le scadenze concordate. “L’Unione europea non si aspetta, non ha mai chiesto e l’accordo non prevede che San Marino sia completamente conforme prima dell’entrata in vigore.” Alcuni interventi dovranno arrivare subito, altri avranno tempi di uno, due o tre anni. Un margine che, avverte, non può essere usato per rinviare il lavoro.

Beccari rivendica inoltre uno spazio di trattativa anche dopo la firma. Le nuove disposizioni europee passeranno attraverso il confronto nel comitato misto, dove San Marino potrà chiedere adattamenti e tempi adeguati alla propria realtà. “Ho sempre detto che la nostra attività diplomatica cambia: prima abbiamo negoziato un accordo, adesso negozieremo la sua implementazione.”

Sul piano interno, la proposta resta quella di una legge annuale per programmare il recepimento, lasciando al Consiglio la scelta delle procedure. Le materie con un peso politico potranno seguire il confronto ordinario, mentre per quelle tecniche si potranno utilizzare strumenti più rapidi. “Semplificare o snellire non significa togliere prerogative.”

Più delicata la possibilità di accogliere automaticamente anche le future modifiche delle norme europee. Beccari ne riconosce l’effetto sui poteri del Consiglio e precisa che non è una scelta obbligata per avviare l’accordo. Invita però a distinguere gli standard tecnici, sui quali il margine di intervento è limitato, da materie come gli appalti. “Avete sempre il governo di questa scelta, non è il governo a decidere autonomamente che cosa sottoporre al recepimento dinamico.”

Quanto alla quantità di norme da affrontare, chiarisce che migliaia di disposizioni europee potranno confluire in un numero molto più contenuto di provvedimenti sammarinesi. Promette una tabella di raccordo per rendere misurabile il lavoro. Resta comunque da decidere come organizzare l’attività consiliare: più tempo in aula oppure procedure che alleggeriscano il carico. “Accettare un maggiore carico comporta però valutazioni di opportunità diverse: se ho più lavoro, devo stare qui più tempo.”

Per affiancare l’amministrazione è stato avviato anche un confronto con la Commissione europea. “Stanno studiando una formula per metterci a disposizione anche funzionari che vengano stabilmente a San Marino per uno, due o tre anni, aiutandoci nelle materie che riteniamo tecnicamente più complesse.” Il supporto riguarderebbe soprattutto l’organizzazione degli uffici, le procedure, i nuovi registri e il funzionamento delle nuove autorità.