Gadi Eisenkot contro Benjamin Netanyahu. È la sfida principale delle elezioni politiche israeliane, le prime dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e la guerra a Gaza.
L’ex capo di Stato maggiore dell’esercito, oggi leader di Yashar, punta sul cambiamento e chiede di accertare le responsabilità per le falle nella sicurezza del Paese. Eisenkot ha perso un figlio durante il conflitto a Gaza, nel dicembre 2023.
Netanyahu, alla guida del Likud, rivendica invece i risultati militari contro Hamas, Hezbollah e Iran, oltre al rapporto con il presidente americano Donald Trump, che gli ha espresso sostegno.
Il premier conta sull’appoggio della destra nazionalista, dei partiti religiosi e delle formazioni ultraortodosse. Sul fronte opposto figurano anche Naftali Bennett, Yair Lapid, Avigdor Lieberman e Yair Golan.
Al centro della campagna elettorale ci sono la sicurezza nazionale, la guerra a Gaza e le responsabilità del 7 ottobre. L’opposizione chiede una commissione statale d’inchiesta, soluzione respinta da Netanyahu.
Restano aperte anche le questioni della riforma della giustizia, del servizio militare degli ultraortodossi e del costo della vita, mentre cresce la preoccupazione per l’isolamento internazionale di Israele.
I sondaggi indicano una partita apertissima. Secondo Channel 12, Yashar conquisterebbe 23 seggi contro i 21 del Likud. Il blocco delle opposizioni arriverebbe a 56 deputati, quello vicino a Netanyahu a 50.
Decisivi potrebbero risultare i 14 seggi attribuiti alle formazioni arabe. Per governare servono infatti almeno 61 deputati sui 120 della Knesset, una soglia che nessuno dei due schieramenti raggiungerebbe autonomamente.
A complicare la formazione di una maggioranza sono le divisioni nell’opposizione e le difficoltà di un’intesa con i partiti arabi.
I seggi chiuderanno alle 22 ora israeliana, le 21 in Italia. Subito dopo arriveranno i primi exit poll, mentre per i risultati ufficiali bisognerà attendere i giorni successivi. La formazione del nuovo governo potrebbe richiedere lunghe trattative.
