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Attualità

Arbitrato sul “caso bulgaro”, San Marino mette a bilancio 2 milioni per difendersi. Le opposizioni chiedono chi pagherà il conto. Morganti: “Un macigno che grava sulla nostra testa”

Due milioni di euro per la difesa dello Stato nell’arbitrato internazionale legato al “caso bulgaro”. Lo stanziamento entra nel dibattito sulla variazione di bilancio 2026 e accende il confronto in Consiglio grande e generale. Il governo chiarisce che la somma serve a coprire le spese della difesa e che il costo effettivo potrebbe essere più basso. Dalle opposizioni arrivano domande sui soldi già utilizzati, sulla possibilità di recuperarli e sulle responsabilità politiche della vicenda.

Il segretario di Stato alle Finanze Marco Gatti spiega che i 2 milioni rappresentano una previsione prudenziale. Sulla base dei preventivi ricevuti, la spesa potrebbe risultare inferiore. Il governo attende il confronto tra le parti per capire se chi ha promosso l’arbitrato intenda andare avanti anche dopo aver esaminato le argomentazioni sammarinesi. Gatti esclude responsabilità dello Stato e sostiene che la controversia riguardi due soggetti privati.

È proprio su questo punto che si concentra una delle contestazioni. Sara Conti (RF) precisa che nell’arbitrato è chiamata in causa la Repubblica: la difesa comporta quindi un costo per le casse pubbliche. Il nodo sollevato dall’opposizione è concreto: perché i contribuenti devono sostenere questa spesa e quali possibilità ci sono di recuperare il denaro?

Enrico Carattoni (RF) chiede se i 2 milioni siano già stati spesi oppure rappresentino una somma tenuta a disposizione. Domanda inoltre chi possa eventualmente rimborsarli. Una distinzione che pesa sul conto finale: lo stanziamento indica quanto lo Stato prevede di poter utilizzare, mentre resta da chiarire quanto uscirà effettivamente dalle casse pubbliche.

Nicola Renzi (RF) contesta che i costi dell’arbitrato ricadano sui cittadini senza affrontare il tema delle responsabilità politiche. Nel richiamare il governo al controllo delle uscite, afferma: “Quei soldi, proprio perché sono soldi di tutti, devono essere spesi in maniera oculata”.

Le perplessità arrivano anche dalla maggioranza. Giuseppe Maria Morganti (Libera) giudica pesante l’accantonamento per la difesa: “Sinceramente sono un macigno che grava sulla nostra testa per errate considerazioni ed errate scelte”. L’auspicio è che si trovi una soluzione capace di evitare ulteriori esborsi.

Gaetano Troina (D-ML) richiama i 2 milioni previsti per le spese dell’arbitrato a Washington e collega il conto alle difficoltà di chi deve già fare fronte a tasse e bollette. “Perché deve essere sempre la collettività a pagare gli errori che fa la politica?”, domanda. Chiede che chi sbaglia si assuma le proprie responsabilità, senza limitarsi a risponderne alle elezioni.

Arbitrato sul “caso bulgaro”, San Marino mette a bilancio 2 milioni per difendersi. Le opposizioni chiedono chi pagherà il conto. Morganti: “Un macigno che grava sulla nostra testa”