Riportiamo integralmente l’intervento del segretario di Stato Rossano Fabbri in Consiglio Grande e Generale nel comma comunicazioni.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Qualche considerazione, perché credo che il momento storico lo meriti, per ribadire le enormi felicitazioni da parte del governo rispetto al percorso intrapreso. È stato detto e ridetto: la sottoscrizione è un punto certamente importante, ma è un punto di partenza. Credo che di questo grande risultato dobbiamo gioire, come abbiamo fatto tutti per un tempo veramente ridotto. Mi dispiace se a qualcuno abbia dato fastidio il fatto che, per un brevissimo lasso di tempo, il governo abbia festeggiato qualcosa che il Paese ricercava ormai da quattro legislature. Ribadisco il fatto di essere notevolmente felice per il percorso che abbiamo portato a termine, anche se è un inizio. Ribadisco che la Repubblica di San Marino rimarrà un Paese terzo rispetto all’Unione europea. Ribadisco anche che la sottoscrizione di trattati con il mondo che ci circonda è doverosa da parte delle istituzioni sammarinesi. Un tempo, quando l’Italia non apparteneva all’organizzazione multilaterale, erano sufficienti gli accordi del 1939, naturalmente con tutti i protocolli aggiuntivi. Oggi non è più sufficiente. Credo che questo percorso dia basi solide alla Repubblica di San Marino per poter guardare con serenità al futuro. Il collega Gatti ha già relazionato rispetto alla missione a Bangkok, al Fondo monetario, alla World Bank e a tutti gli incontri che abbiamo avuto l’onore di svolgere durante la missione. Io torno, ancora una volta, notevolmente soddisfatto degli esiti della missione stessa. Comprendo che molto spesso, internamente, le logiche sono diverse, ed è giusto che gli organismi istituzionali incalzino maggioranza e governo su ogni tema. Però constato come, a livello internazionale, in questo momento storico il Paese sia ben visto, sia strutturato e probabilmente, date le proprie peculiarità, la propria resilienza e le proprie caratteristiche, sia molto più apprezzato a livello internazionale che internamente. Del resto, l’orgoglio di essere un Paese che ha delle caratteristiche uniche si riflette direttamente verso i nostri interlocutori. Noi siamo unici nel panorama internazionale dei microstati. La nostra economia è un’economia che si regge per un terzo sul manifatturiero e il nostro prodotto interno lordo ha quei macrodati molto più simili ai grandi Stati rispetto agli altri microstati, sia europei sia mondiali. Questo, a maggior ragione, ci dovrebbe fare ribadire quanto sia stata essenziale la sottoscrizione dell’accordo di associazione, proprio per le nostre peculiarità. Noi esportiamo in Italia, lavoriamo in Europa e abbiamo bisogno di regolamentare i rapporti più di quelle economie che fanno del terziario e del sistema bancario e finanziario il proprio sostentamento principale, cosa che non è per noi. Abbiamo bisogno, come abbiamo fatto, di regolamentare i rapporti. Credo sia importante qualche riflessione sulla Giochi del Titano. Credo sia necessario fare un’operazione molto semplice: rimettere i fatti nella loro dimensione reale. In queste settimane, anche in questo comma comunicazioni, abbiamo assistito a una narrazione dalla quale sembra quasi che a San Marino sia nato un gigantesco sistema di natura non regolare che si sia irradiato altrove. Gli elementi delle indagini sono diventati pubblici e raccontano una storia profondamente diversa. A mio giudizio, l’inchiesta nasce in Italia da accertamenti della Guardia di Finanza, coordinati dalla Procura di Ravenna, nell’operazione denominata “Mani d’oro”. Il filone principale riguarda un sistema di false fatturazioni e di illecite somministrazioni di manodopera. Secondo la ricostruzione, sono state individuate ben 155 società ritenute cartiere, distribuite tra diverse aree del territorio italiano, tra le quali sarebbero emerse fatture per operazioni inesistenti per circa 130 milioni di euro. In quella parte dell’inchiesta risultano coinvolti 16 soggetti e tantissime società, tutte che non fanno riferimento alla Repubblica di San Marino. Solo una parte di queste somme, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata trasformata o comunque riciclata in apparenti vincite presso la Giochi del Titano. Dico che è fondamentale ripristinare la reale dimensione della questione, non certo per ridimensionare quei 7,5 milioni di euro, una cifra importante, ma che merita la giusta collocazione. È già stato ribadito che la società ha provveduto a sospendere le figure coinvolte e le ha sostituite, garantendo contemporaneamente la continuità dell’attività. Un fatto che credo vada ribadito, come va ribadita la collaborazione, di tutta evidenza, tra l’autorità giudiziaria italiana e la Repubblica di San Marino, che credo stia funzionando al meglio, e questo lo dimostra. Questo è sintomatico di come i due ordinamenti giuridici collaborino e rispettino ognuno le proprie competenze. Proprio questa vicenda dovrebbe essere utilizzata per dimostrare quanto siano cambiati i rapporti tra i nostri due Stati, e non per riproporre, come purtroppo ho sentito, vecchi stereotipi. Qualcuno ha addirittura scritto che il caso “fa tremare il Titano”. Penso invece che questa vicenda debba essere affrontata esattamente come pochi mesi fa è stato affrontato in Italia il caso del casinò di Saint-Vincent, che peraltro ha caratteristiche del tutto speculari a quello che è successo nella Repubblica di San Marino. Lì un’inchiesta per riciclaggio e corruzione ha coinvolto oltre 30 persone. Una società quasi interamente pubblica è stata sottoposta per un anno ad amministrazione giudiziaria da parte del tribunale competente, che ha rilevato criticità nei sistemi di controllo e di governance. La stampa italiana ha raccontato quei fatti giustamente con durezza, ma nessuno ha mai scritto che l’inchiesta ha fatto tremare l’intera Valle d’Aosta. Nessuno ha trasformato automaticamente un’inchiesta sul casinò di Saint-Vincent in un processo all’intero sistema Italia. Chiediamo solo un metro giusto, un metro che dia la giusta dimensione. Del resto, il governo ha già annunciato che sono in essere misure importanti a salvaguardia dei controlli e nei prossimi giorni le potremo constatare. Credo che il governo non abbia preso sotto gamba la situazione, per quanto di sua competenza, e che neppure la Giochi del Titano lo abbia fatto. Questo è il contesto. Altro è pretendere che, da un’indagine che nasce da un sistema italiano di decine e decine di società cartiere e centinaia di milioni di euro di fatture contestate, si possa isolare un singolo segmento che arriva a San Marino e trasformarlo in un processo al sistema San Marino. Questo non lo ritengo giusto, per onore di verità e dei fatti così come realmente accaduti. La Repubblica non ha nulla da nascondere. Sono state sospese le persone coinvolte, è stata garantita la continuità della società e stiamo lavorando al rafforzamento dei controlli e della futura governance, non solo in relazione a quello che è successo, ma proprio per una successione di logiche, di tempistiche e di durata degli incarichi, come qualcuno ha richiamato. La magistratura sammarinese sta collaborando con quella italiana e continueremo a fare ciò che sarà necessario a tutela della società, dei lavoratori e soprattutto della credibilità della Repubblica di San Marino. Piena luce, dunque, nessuna copertura a nessuno, ma altrettanto chiaramente nessun utilizzo di responsabilità individuali ancora da accertare per mettere sul banco degli imputati il Paese.
