Il possibile rientro anticipato di Giovanni Landolfo all’ospedale di Stato ha tenuto banco nel corso della Commissione congiunta svoltasi oggi, mercoledì 14 ottobre.
Il chirurgo vuole tornare dopo un periodo di aspettativa, ma le notizie di possibili ostacoli al suo ritorno accendono il dibattito nella commissione congiunta Esteri e Sanità. Per le opposizioni bisogna chiarire se dietro le difficoltà ci siano ingerenze politiche.
Il segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini respinge la richiesta di un intervento politico sul rientro di Landolfo: per lui la questione deve essere risolta dalla direzione generale e dal comitato esecutivo dell’ISS, tenendo insieme la richiesta del professionista e le esigenze del reparto.
“Una questione che riguarda un professionista e una sua richiesta autonoma di chiedere un periodo di aspettativa è un aspetto amministrativo”. Ugolini contesta quindi che si chieda alla politica di intervenire proprio mentre si denuncia la sua intromissione nella sanità: “Ci lamentiamo sempre che, come politica, interveniamo a gamba tesa sulle scelte di carattere sanitario dei professionisti”.
Il punto, spiega, è che durante l’aspettativa il reparto ha dovuto riorganizzarsi per continuare a garantire le prestazioni.
Il ritorno anticipato richiede quindi verifiche sui tempi, sulle sostituzioni e sulle regole applicabili, che secondo il segretario non sono del tutto chiare per le assenze prolungate dei primari. “Un’unità operativa complessa di una struttura pubblica deve garantire un servizio e quindi deve organizzarsi”.
Per Ugolini, riconoscere il valore di Landolfo non significa saltare questi passaggi: il merito dei professionisti che hanno lavorato a lungo nell’ospedale non viene messo in discussione, ma la decisione sul rientro deve restare in capo all’amministrazione.
“Quindi lasciamo lavorare la struttura dell’Istituto per la sicurezza sociale e la direzione generale, perché sono compiti che riguardano l’amministrazione. Non compete alla politica entrare nel merito delle scelte volontarie di qualche professionista”.
A sollevare il problema è Miriam Farinelli (RF), che mette al centro il rispetto delle competenze e dei diritti del personale sanitario.
Un professionista, osserva, deve poter chiedere l’aspettativa e rientrare prima del previsto senza subire ritorsioni. “Un’amministrazione autorevole non è quella che pretende obbedienza acritica, ma quella che sa motivare le proprie decisioni, assumersi le responsabilità che le competono e garantire regole chiare, applicate in modo uniforme”.
Nicola Renzi (RF) chiede invece una risposta precisa: è vero che un medico vuole tornare in servizio e trova ostacoli burocratici? Per Renzi, la capacità di trattenere i professionisti passa anche dal ruolo che viene riconosciuto loro, oltre che dallo stipendio.
Ugolini difende la distinzione tra responsabilità politiche e gestione dell’ospedale. Ricorda che, durante l’assenza del primario, il reparto ha dovuto organizzarsi per garantire il servizio e che ora vanno valutate le condizioni del ritorno.
Il valore del chirurgo non è in discussione, precisa, ma la soluzione compete al comitato esecutivo e alla direzione generale. “Non compete alla politica entrare nel merito delle scelte volontarie di qualche professionista”.
È proprio questo passaggio a far reagire Gaetano Troina (D-ML). “Non è che la politica può interferire nella sanità quotidianamente e non può farlo quando è l’opposizione a sollevare delle problematiche”. Per Troina, chiedere spiegazioni sul ritorno di un primario riconosciuto da tutti come un professionista di alto livello significa occuparsi di un problema di interesse pubblico.
E, con un ospedale che ha bisogno di medici, le questioni burocratiche devono trovare una soluzione.
Matteo Zeppa (Rete) contesta a sua volta la risposta del segretario. Sostiene che le ingerenze politiche nella sanità esistano da tempo e che vadano affrontate quando emergono, senza lasciare che le tensioni si trascinino. Il suo ragionamento parte dall’aspettativa: chi la chiede non si licenzia, quindi l’organizzazione deve tenere conto del successivo ritorno. “Ci si riorganizza, perché la persona non ha perso il diritto al lavoro e a rientrare nelle condizioni precedenti”.
Ancora più diretto Matteo Casali (RF), che accusa il governo di usare due pesi e due misure. Quando l’opposizione segnala una difficoltà, osserva, viene richiamata al rispetto dell’autonomia dell’ISS; quando invece la politica interviene sull’organizzazione dei servizi, quel limite sembra scomparire.
“Questa ingerenza a corrente alternata è un po’ ridicola”. Per Casali, il caso Landolfo riguarda anche la capacità della sanità sammarinese di attirare e trattenere medici qualificati, un tema sul quale la politica è chiamata a rispondere.
Emanuele Santi (Rete) distingue però le accuse dai fatti ancora da verificare. Il ritorno del professionista, afferma, risulterebbe osteggiato, ma spetta al governo o ai vertici dell’ISS chiarire se le informazioni circolate siano fondate. “Se non è vero, ci smentirete”. La domanda resta quella: perché un passaggio definito amministrativo diventa terreno di scontro politico?
Dalla maggioranza, Andrea Ugolini (PDCS) richiama le esigenze del reparto e di chi ha sostituito il primario. Il rientro anticipato, spiega, richiede una valutazione del dirigente competente, che deve considerare l’organizzazione costruita nel frattempo e le sostituzioni attivate.
Ribadisce la propria stima per Landolfo, con il quale ha lavorato per quindici anni, ma non vede necessariamente retroscena politici nelle verifiche sui tempi del ritorno. “In questo anno e mezzo l’unità operativa complessa di Chirurgia ha svolto il proprio lavoro e ringrazio tutti i professionisti che si sono adoperati per farlo nel migliore dei modi”.
Francesca Civerchia (PDCS) contesta invece il punto di partenza della polemica: dice di non aver avuto notizie certe di un impedimento al rientro, ma soltanto di verifiche sulle tempistiche. “Mi sembra abbastanza assodato che il dottor Landolfo rientrerà a svolgere il proprio ruolo”.
Invita quindi a rispettare diritti e regole senza trasformare informazioni ancora incerte in uno scontro che rischia di indebolire la fiducia dei cittadini nell’ospedale.
A sostegno della posizione del governo interviene anche Matteo Rossi (PSD). A suo giudizio, la discussione si basa ancora su voci e informazioni di corridoio. Le decisioni devono restare alle autorità amministrative competenti, senza che un consigliere o un segretario di Stato stabilisca chi può rientrare e chi no.
Rossi riconosce la popolarità e i meriti del chirurgo, ma aggiunge che anche chi lavora nella sanità deve evitare di cercare appoggi politici per risolvere esigenze professionali.
Maria Luisa Berti (AR) chiede infine di favorire il ritorno di Landolfo, affrontando sul piano tecnico gli eventuali problemi di lavoro.
“Quando c’è l’occasione che professionisti come il dottor Landolfo possano rientrare, dopo aver scelto di svolgere la propria professione al di fuori della nostra struttura, penso che vada colta con estremo favore, proprio perché il dottor Landolfo è un valore aggiunto”.
