Spiegare ai cittadini le opportunità dell’accordo di associazione e organizzare il lavoro legislativo per renderlo operativo. Sono i temi al centro dell’intervento della commissaria Ilaria Baciocchi (PSD) nella commissione congiunta del 12 ottobre. Di seguito il suo intervento integrale.
“Siamo a una settimana dalla firma dell’accordo e finalmente possiamo cominciare a ragionare non soltanto su come arrivarci, ma su come farlo funzionare. Credo sia giusto riconoscere ancora una volta il lavoro del Segretario di Stato Luca Beccari, soprattutto negli ultimi mesi, che non sono stati affatto semplici. Ha tenuto la barra dritta anche quando sembrava che si dovessero riaprire questioni già chiuse e oggi siamo arrivati a questo punto. Va riconosciuto anche il lavoro del Segretario Belluzzi, perché ora una parte importante della partita si sposta sul funzionamento dello Stato, sull’organizzazione degli uffici e sulla capacità delle istituzioni di rispettare gli impegni presi. L’aspetto interessante di questa fase è che l’accordo ci pone davanti a scelte che probabilmente avremmo dovuto fare comunque. Basta guardare l’elenco delle cose da fare: concorrenza, mercato del lavoro, servizi digitali, sicurezza sul lavoro, tutela dei consumatori. Sono tutte materie sulle quali San Marino aveva già bisogno di intervenire. Vedrei quindi questo lavoro anche come un’occasione per mettere mano a tante cose rimaste ferme o sulle quali siamo intervenuti negli ultimi anni in maniera un po’ disordinata. Questo mi porta al progetto di legge presentato oggi. Mi sembra una proposta molto interessante, soprattutto per l’idea che c’è dietro: smettere di inseguire le scadenze e cominciare a programmare il lavoro legislativo. Detto così sembra normale, ma per come siamo abituati a lavorare non lo è affatto. Spesso discutiamo provvedimenti che arrivano con urgenza, magari dopo mesi di preparazione, e a quel punto gli spazi per intervenire sono limitati. Qui si prova finalmente un ragionamento diverso: ogni anno il governo presenta al Consiglio un programma delle norme europee da recepire, indica gli strumenti da utilizzare, le Segreterie responsabili e i tempi. Il Consiglio lo discute e lo approva, poi si lavora sulla base di quel programma. Credo che questa soluzione richiami anche quella adottata in Italia, dove esistono la legge europea e la legge di delegazione europea. Non sono esattamente la stessa cosa, perché il nostro rapporto con l’Unione sarà diverso, ma la logica è quella di avere uno strumento periodico per programmare e gestire l’adeguamento delle norme. Ricordiamoci che l’accordo non si recepisce una volta per poi aver finito. Le norme europee continueranno a cambiare: ci saranno aggiornamenti, nuove disposizioni e nuovi impegni. Abbiamo bisogno di un sistema che funzioni nel tempo, indipendentemente da chi governerà San Marino. C’è poi il rapporto tra governo e Consiglio. Sono convinta che la proposta trovi un equilibrio interessante, perché non possiamo portare in Consiglio ogni singolo aggiornamento tecnico. Se dobbiamo modificare una tabella, aggiornare uno standard o recepire una disposizione che non cambia la sostanza di una legge, dobbiamo poterlo fare in maniera più semplice. Quando invece introduciamo per la prima volta una disciplina importante, è giusto che il Consiglio possa discuterla e intervenire. Anche all’interno degli obblighi europei ci sono scelte politiche da fare, che devono rimanere alla politica. Condivido quindi l’idea di distinguere il primo recepimento dagli adeguamenti successivi e di dare più spazio al lavoro delle commissioni. Questo si collega al percorso della Commissione per le riforme istituzionali, dove discutiamo spesso di come rendere più efficiente il Consiglio e valorizzare il lavoro delle commissioni. Abbiamo un’esigenza concreta che ci spinge a trovare soluzioni, alcune delle quali potrebbero essere utili anche per il resto dell’attività legislativa. Dovremo però prestare attenzione a un punto: la velocità non può diventare una scusa per togliere spazio al confronto politico. Dobbiamo semplificare dove possiamo, senza trasformare il Consiglio in un luogo dove ci si limita a prendere atto di decisioni già prese altrove. Mi sembra che il progetto cerchi di evitare questo rischio, prevedendo il primo recepimento con legge ordinaria per le materie più importanti. C’è poi una questione che riguarda anche noi come forze politiche: dovremmo impegnarci a mantenere un alto livello di collaborazione, evitando di trasformare ogni passaggio in uno scontro. Abbiamo davanti un lavoro enorme e impegnativo, che riguarda il futuro del Paese e continuerà nelle prossime legislature. Se cominciamo a rallentare tutto per ragioni politiche, il problema sarà di tutto San Marino. Vorrei fare anche una considerazione sulla comunicazione. Parliamo molto delle norme da recepire, delle scadenze e degli adattamenti ottenuti, ma dobbiamo spiegare ai cittadini cosa cambia concretamente per un’impresa che vuole lavorare sul mercato europeo, per un giovane che vuole studiare o lavorare all’estero e per un professionista che vuole vedere riconosciuta la propria qualifica. Se raccontiamo l’accordo soltanto come una quantità enorme di norme europee da adottare, rischiamo di perderne completamente il significato. Dobbiamo far capire quali opportunità si aprono per la Repubblica, anche perché sarà importante mantenere il sostegno dei cittadini durante un percorso che richiederà tempo e incontrerà inevitabilmente qualche difficoltà. Il lavoro presentato oggi indica che non siamo fermi ad aspettare la firma: ci stiamo già preparando. Abbiamo passato tanti anni a cercare di aprire questa porta. Ora che ci siamo riusciti, dobbiamo avere anche la voglia di vedere cosa c’è dall’altra parte. L’obiettivo è arrivarci con un Paese che funziona meglio di oggi.”
