Disabilità, Attiva-Mente: “La Vita Indipendente non può avere una data di scadenza”
L’associazione chiede sostegni personalizzati e politiche coordinate a San Marino, dall’infanzia alla vecchiaia
La Vita Indipendente delle persone con disabilità non è ancora garantita a San Marino, secondo Attiva-Mente. In un comunicato, l’associazione denuncia l’assenza di un quadro organico e di strumenti adeguati e chiede interventi che assicurino libertà di scelta, assistenza e inclusione durante tutte le fasi della vita.
“Non siamo di fronte a una semplice carenza nell’offerta dei servizi, ma alla mancata attuazione di un diritto umano. Un diritto che non si esaurisce al raggiungimento di una certa età e deve essere garantito anche alle persone anziane, tanto a chi invecchia con una disabilità quanto a chi la acquisisce durante l’invecchiamento”, si legge nella nota.
Il tema viene collegato al dibattito sulla denatalità e sull’invecchiamento della popolazione. Per Attiva-Mente, le misure rivolte alle nuove generazioni devono accompagnarsi a politiche che tutelino anche chi invecchia, affrontando insieme le questioni sanitarie, abitative, urbanistiche e sociali.
L’associazione chiarisce che vivere in autonomia non significa necessariamente fare tutto senza aiuto: “Vivere più a lungo è una conquista, non una garanzia di vivere bene. Le persone anziane non costituiscono un gruppo omogeneo e l’età non comporta necessariamente la perdita di autonomia. Quando aumenta il bisogno di aiuto, però, non deve diminuire il diritto di decidere. È questo il senso della Vita Indipendente: non fare tutto da soli, ma poter mantenere il controllo sulla propria vita disponendo dei sostegni necessari”.
Il comunicato richiama l’articolo 19 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, indicando nella possibilità di scegliere dove e con chi abitare e di accedere ai sostegni necessari il riferimento per costruire le risposte.
Le richieste riguardano anzitutto le condizioni concrete della vita quotidiana. “Le difficoltà, infatti, non dipendono soltanto dalla salute: l’inaccessibilità degli ambienti, la povertà, l’isolamento e l’assenza di assistenza possono costringere una persona ad abbandonare la propria casa e le proprie relazioni. Servono quindi abitazioni accessibili e adattabili, assistenti personali, sostegni domiciliari personalizzati, ausili e tecnologie, trasporti fruibili e servizi di prossimità”.
Secondo Attiva-Mente, questi strumenti devono rientrare in un sistema organizzato intorno alle persone, superando la frammentazione degli interventi. Anche il co-housing e le forme di abitare condiviso possono offrire opportunità, purché restino una scelta: “Devono però rappresentare una possibilità in più, non una soluzione obbligata. Scegliere di vivere insieme ad altre persone è cosa ben diversa dal dover lasciare la propria casa perché mancano i sostegni necessari per restarvi”.
Un altro punto riguarda il rapporto tra cure e autonomia nelle decisioni. L’associazione sottolinea che la necessità di assistenza sanitaria non deve comportare l’esclusione dalle scelte personali: “Avere bisogno di cure, anche importanti, non giustifica l’esclusione dalle decisioni sulla propria salute, sul luogo in cui vivere, sull’utilizzo delle proprie risorse o sull’organizzazione della propria giornata. Essere protetti non può significare perdere voce”.
Il principio, precisa la nota, deve valere anche per le persone con demenza, deterioramento cognitivo o necessità di sostegno particolarmente intense. In questi casi, Attiva-Mente chiede strumenti e forme di assistenza capaci di rispettare volontà e preferenze, preservando il più possibile abitudini, relazioni e legami con la comunità.
Attenzione anche alla digitalizzazione. Prenotazioni sanitarie, operazioni bancarie e pratiche amministrative online, osserva l’associazione, possono creare ulteriori ostacoli quando non sono accompagnate da accessibilità, assistenza e alternative non digitali.
La continuità dei sostegni è una delle richieste centrali: “I sostegni devono seguire le necessità della persona lungo l’intero arco della vita, senza ridursi o interrompersi automaticamente al raggiungimento di una determinata età. Né è accettabile che, a parità di esigenze, l’accesso a sostegni, ausili e servizi dipenda dal momento della vita in cui è insorta la disabilità. I bisogni non scompaiono al compimento dei 65 anni e i diritti non si riducono: la Vita Indipendente non può avere una data di scadenza”.
Per San Marino, Attiva-Mente sollecita quindi il coordinamento delle politiche sociali, sanitarie, abitative, urbanistiche e dei trasporti, insieme alla raccolta di dati sulle condizioni di vita, sulle barriere e sui servizi disponibili o mancanti. Chiede inoltre il coinvolgimento diretto delle persone interessate e delle organizzazioni che le rappresentano nella definizione degli interventi.
“L’istituzionalizzazione non può diventare il destino già scritto di chi invecchia o acquisisce una disabilità. Non basta affermare la libertà di scelta: bisogna creare le condizioni per esercitarla, prima che l’assenza di alternative decida al posto delle persone”, conclude il comunicato. “I diritti non hanno un’età, e una società che invecchia deve saper offrire più sostegni, non meno libertà.”
