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Attualità

Caso Simoncini, il Congresso di Stato replica a Repubblica Futura: «La delibera del Consiglio Giudiziario è stata approvata all’unanimità»

Il Congresso di Stato interviene sul caso di Massimiliano Simoncini dopo la delibera del Consiglio Giudiziario e risponde alle critiche di Repubblica Futura. Il punto su cui insiste il governo è il voto: il provvedimento, si legge nel comunicato diffuso domenica 27 settembre, è stato approvato all’unanimità dai sette componenti aventi diritto, compreso il rappresentante designato dalla stessa forza di opposizione.

«Nessuno intende sottrarsi all’esecuzione della sentenza emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Le pronunce internazionali richiedono massimo rispetto e rigorosa attuazione secondo le forme previste dalla Convenzione», afferma il Congresso di Stato. A suo giudizio, però, occorre distinguere l’attuazione della pronuncia europea dal confronto politico sulla decisione adottata dal Consiglio Giudiziario.

Nel comunicato il governo critica direttamente la posizione di Rf: «La forza d’opposizione attacca un provvedimento definendolo politico o condizionato da presunti sistemi di potere. Dimentica un dettaglio decisivo. La delibera dell’organo di governo della magistratura è stata approvata all’unanimità dai sette componenti aventi diritto al voto. All’interno di quel collegio siede anche il rappresentante designato direttamente da Repubblica Futura, il quale ha concorso all’adozione del provvedimento condiviso». Da qui l’accusa di incoerenza rivolta al partito per le posizioni espresse pubblicamente dopo il voto.

Il Congresso affronta poi il rapporto tra la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e la posizione di Simoncini. Secondo la ricostruzione contenuta nella nota, Strasburgo ha censurato l’intervento legislativo retroattivo del 2020 relativo alla nomina, ma «non ha mai ordinato il reintegro automatico di Simoncini nel ruolo di Commissario della Legge». Il governo aggiunge che l’ordinamento sammarinese non prevede la revocazione automatica delle decisioni amministrative o civili passate in giudicato e sostiene che il Consiglio Giudiziario abbia operato nell’ambito della legge costituzionale n. 1 del 2021.

Quanto alle ragioni della delibera, il comunicato riferisce che gli approfondimenti della commissione istruttoria avrebbero rilevato l’assenza dei requisiti di indipendenza, imparzialità ed equilibrio ritenuti necessari per esercitare funzioni giudicanti. Per il Congresso, a incidere sulla decisione sarebbero state vicende successive e distinte rispetto ai fatti esaminati dalla Corte europea.

La nota richiama, in particolare, due relazioni sulla professionalità redatte da Canzio tra il 2020 e il 2023 ed esaminate dal Consiglio Giudiziario. Secondo il governo, i giudizi contenuti nelle relazioni sono stati «ampiamente negativi sia per il ruolo di Commissario della Legge sia per quello di Procuratore del Fisco». Il comunicato afferma inoltre che le impugnazioni presentate da Simoncini non hanno modificato l’esito di quelle valutazioni davanti ai giudici d’appello e straordinari. Vengono citate anche tre sanzioni disciplinari definitive, tra cui una censura per mancata astensione in una situazione di conflitto d’interessi e una destituzione successivamente riformata in sospensione, relativa alla gestione delle prove in un processo civile riguardante una vittima di violenza di genere. Si tratta delle valutazioni e delle contestazioni riportate dal Congresso di Stato nella propria replica.

Un altro punto riguarda i circa 170mila euro richiamati da Repubblica Futura. Il governo sostiene che la cifra sia riferita ad arretrati e differenze retributive per le funzioni svolte, «non un mero indennizzo per danni». Aggiunge che, a fronte delle somme dovute dall’Erario, Simoncini sarebbe a sua volta tenuto a versare allo Stato spese di giustizia e onorari legati ai ricorsi persi. «Il bilancio pubblico va presentato nella sua interezza», si legge nel comunicato.

Nella parte finale, il Congresso colloca la vicenda nel più ampio confronto sulle riforme della giustizia sammarinese. La nota richiama la crisi attraversata dal Tribunale negli anni scorsi, il periodo in cui la delega alla Giustizia era affidata a Nicola Renzi e le richieste di intervento sul sistema giudiziario formulate dagli organismi internazionali, tra cui il GRECO nel settembre 2020. Il governo attribuisce alla successiva riforma promossa dall’allora segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini e alle norme del 2021 il recupero della stabilità del sistema.

Il Congresso afferma che l’attuale segretario di Stato Stefano Canti intende proseguire su quel percorso e respinge l’idea che le riforme abbiano comportato un’epurazione. «Nessuna “terra da ceci” è stata generata, nessuna epurazione è stata compiuta», sostiene la nota. Il comunicato conclude confermando l’intenzione di proseguire nell’attuazione dell’Action Plan a Strasburgo, attraverso l’Agente di Governo, e nella tutela dell’autonomia della magistratura.

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