Un’immagine rimasta per oltre sette secoli tra i mosaici della Basilica di San Marco a Venezia è stata identificata come una raffigurazione di San Marino, Fondatore e Patrono della Repubblica. La conferma ha portato questo pomeriggio nella città lagunare i Capitani Reggenti Alice Mina e Vladimiro Selva, accompagnati dal Segretario di Stato per la Cultura Teodoro Lonfernini, dalla Console della Repubblica a Venezia Lorenza Mel e da una delegazione istituzionale sammarinese.
La visita è stata organizzata dopo la recente identificazione dell’antica effigie musiva custodita all’interno della Basilica. Una raffigurazione che risalirebbe al settimo decennio del XIII secolo, tra il 1260 e il 1270, e la cui attribuzione a San Marino è legata anche all’iscrizione latina che accompagna il mosaico: “S[AN]C[TV]S MARIN[VS”.
“Nel pomeriggio odierno, gli Ecc. mi Capitani Reggenti della Repubblica di San Marino, Alice Mina e Vladimiro Selva, accompagnati dal Segretario di Stato per la Cultura, Teodoro Lonfernini, dalla Console della Repubblica di San Marino a Venezia, Avv. Lorenza Mel, e da una Delegazione Istituzionale, hanno preso parte a Venezia, nella Basilica di San Marco, ad una Cerimonia promossa con le Autorità Ecclesiastiche e Civili di Venezia, a seguito dell’identificazione di un’antica effigie musiva, presente all’interno della Basilica di San Marco che raffigura il Santo Marino, Fondatore e Patrono della Repubblica”, si legge nel comunicato dell’Ufficio Segreteria Istituzionale.
Ad accogliere la delegazione sono stati la procuratrice della Basilica di San Marco Chiara Boldrin e il viceprefetto Giuseppe Vivola. La cerimonia è stata organizzata anche come momento di incontro tra le istituzioni veneziane e quelle sammarinesi.
La conferma dell’identificazione è arrivata dal professor Alberto Peratoner, direttore dell’Ufficio per la Pastorale della Cultura della Curia Patriarcale di Venezia. Alla base della scoperta c’è invece uno studio condotto da Suor Maria Gloria Riva, dal quale sono partiti gli approfondimenti che hanno consentito di arrivare all’attribuzione.
“La scoperta, innescata da uno studio condotto da Suor Maria Gloria Riva, grazie alla sua approfondita formazione e conoscenza in materia, attesta una devozione e una memoria iconografica nei confronti di San Marino, custodite nel cuore del tempio marciano da oltre sette secoli”, riporta il comunicato.
L’effigie si trova nel braccio settentrionale dell’atrio della Basilica e rappresenta il Santo Marino a mezzo busto. Secondo quanto ricostruito, la sua presenza all’interno del ciclo musivo potrebbe essere collegata a diversi elementi storici.
“Le ragioni storiche della presenza del Santo Marino tra i mosaici della Basilica sono molteplici, e vanno dalla sua origine dalmata, alla congiuntura storica dello stato dei domini veneziani di quegli anni, inoltre ai legami con le coste adriatiche e i territori circostanti, compresa San Marino”, spiega la nota istituzionale.
Durante la cerimonia i Capitani Reggenti Alice Mina e Vladimiro Selva hanno sottolineato il significato attribuito dalla Repubblica al riconoscimento dell’effigie.
“Nel giorno solenne in cui la memoria del nostro Santo e Patrono Fondatore, Marino, viene svelata e tributata sotto la cupola di questo insigne luogo sacro, attraversato da milioni di visitatori e popoli, esprimiamo profonda gratitudine e commozione a nome del Popolo Sammarinese. Nelle tessere preziose di questi smalti e di questi ori si rinnova il patto spirituale tra la Comunità sammarinese e la Comunità veneziana, unite dal medesimo appellativo di “Serenissima” e da secoli di reciproco rispetto, di cultura millenaria e di fecondo dialogo tra le sponde dell’Adriatico.”
Al termine della cerimonia, la Reggenza, Lonfernini e la delegazione sono stati ricevuti dal Patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, nella Sagrestia della Basilica. Un incontro durante il quale, riferisce l’Ufficio Segreteria Istituzionale, sono stati richiamati i rapporti storici e culturali tra San Marino e Venezia.
“I Capitani Reggenti e il Segretario di Stato hanno espresso la propria gratitudine a S.E. Mons. Moraglia per l’accoglienza e per l’alto valore spirituale dello scambio, auspicando il consolidamento delle sinergie culturali tra San Marino e la Chiesa Patriarcale veneziana”, si legge ancora nel comunicato.
Sul valore della scoperta è intervenuto anche il Segretario di Stato per la Cultura Teodoro Lonfernini. “Ci sono momenti in cui la storia torna a parlarci con una forza straordinaria, e oggi ne viviamo uno sotto le volte millenarie della Basilica di San Marco. Scoprire che l’immagine qui custodita raffigura proprio il nostro Santo Fondatore, Marino, suscita un’emozione profonda e svela un legame solido tra Venezia e San Marino. L’arte si conferma memoria viva e fondamentale per comprendere le nostre radici, testimoniando un’amicizia antica che il tempo non ha mai scalfito. Il mio ringraziamento va agli studiosi e a tutti coloro che proteggono l’anima del Paese: possa il Santo Marino continuare ad ispirare il cammino futuro dei nostri popoli.”
La Reggenza e la Segreteria di Stato per la Cultura hanno inoltre ringraziato la Curia Patriarcale di Venezia e la Procuratoria della Basilica di San Marco per l’accoglienza, insieme al prefetto di Venezia, al presidente della Regione Veneto e al sindaco della città per il supporto istituzionale dato all’iniziativa.
Un riconoscimento particolare è stato rivolto alla Console sammarinese a Venezia Lorenza Mel, alla quale viene attribuito “un ruolo cruciale e determinante nell’attivazione dei contatti istituzionali e nella concreta realizzazione e finalizzazione di questo storico evento”.
Ringraziamenti anche al professor Alberto Peratoner per lo studio e la conferma dell’identificazione, e a Suor Maria Gloria Riva per avere avviato il percorso di ricerca. La nota cita infine Valentina Garavini, Alessandra Frollo Mel e Fabio Righi, insieme alle altre persone coinvolte nel lavoro che ha portato all’identificazione dell’antica raffigurazione.
Una scoperta che porta così alla luce una testimonianza iconografica di San Marino risalente a circa sette secoli e mezzo fa, custodita in uno dei luoghi simbolo di Venezia e dell’Adriatico.
