«Ciao, da dove si parte in questi casi?». Marco Santolini ha cominciato così, visibilmente emozionato, il suo primo discorso da segretario confederale di USL, pochi minuti dopo che stamattina i delegati del V Congresso lo avevano eletto all’unanimità su proposta di Francesca Busignani.
È il primo nella storia del sindacato, e rende ufficiale un ruolo che, ha detto Busignani, Santolini svolgeva da anni al suo fianco «ancorché non ufficialmente».
Il suo secondo.
Nel proporlo, Busignani ha spiegato che finora la struttura contava un segretario generale, i segretari di federazione, funzionari e amministrativi. Ma una persona, pur con una federazione da mandare avanti, ha avuto la forza e il coraggio di entrare in un ruolo che era, di fatto, quello di «fare il mio secondo».
Sempre presente, «prendendosi delle incombenze sicuramente non facili», su documenti e incontri fino a «mezzanotte, l’una, l’una e mezza».
Ha scherzato sulla pazienza della moglie, perché «abbiamo degli orari veramente assurdi». Poi il ritratto: «Una persona, un ragazzo, un uomo che io ho visto anche crescere. È arrivato il momento di rendergli merito». Mani alzate, nessun contrario.
«Vuol dire che alle cose ci tengo».
Poi il microfono è passato a lui.
«La parola più importante è grazie, che è piccola, ma se viene dal cuore è tutto».
Fino al giorno prima, ha raccontato, era tranquillo. Stamattina invece, appena sveglio, «una botta d’ansia», la stessa della mattina del suo matrimonio. A rimetterlo in piedi è stato un iscritto che conosce da tempo, mentre scendevano le scale: è il peso della responsabilità, gli ha detto, ed è normale. E Santolini ha capito che non doveva vergognarsi di emozionarsi, perché «vuol dire che alle cose ci tengo». Poi ha sdrammatizzato: sposato dal 2019 e ancora insieme, almeno sei anni dovrebbe reggerli.
«L’avete avuta dura». Santolini è in USL dal 2017 e lo ha detto senza giri di parole: la parte più dura non l’ha vissuta.
È quella che poco prima aveva raccontato Pancrazio Raimondo, appena confermato presidente all’unanimità. Le 589 deleghe raccolte una per una davanti a un notaio.
Gli altri sindacati che negli ultimi giorni facevano il porta a porta per farle ritirare. Il riconoscimento arrivato il 30 settembre 2008 con 503 deleghe, quando la soglia era 500. «Per nascere, per costruire questo sindacato l’avete avuta dura», ha detto Santolini.
E questo, ha aggiunto, «mi deve essere un insegnamento».
La democrazia degli altri.
Sostituendo Busignani in questi anni, ha capito il peso di certe responsabilità e ha visto «sempre da vicino quanto lotta per l’USL».
Il suo esempio è il Fondo Servizi Sociali, dove USL ha chiesto di entrare: «i nostri amici della CSU che parlano sempre di democrazia delle volte hanno una democrazia che è un po’ diversa dalla mia.
Ci hanno ostacolato parecchio». Lì, come alla Cassa Edile, Busignani ci ha messo «una grinta che non è da tutti».
Il ragionamento di Santolini è semplice: è un fondo «dove versate tutti voi», e «noi siamo il secondo sindacato del paese».
Se davvero si è democratici e si rispettano i lavoratori, quello di USL «era un passo che secondo me non avremmo neanche dovuto chiedere».
Maggiorenni.
Poi il grazie a Busignani per la scelta di comprare una sede con un mutuo, «come fa una famiglia».
Per lui è stata una lezione: «mi ha fatto capire che siamo diventati maggiorenni», e che non si poteva più restare in affitto. Adesso USL ha una casa, e «quella non ce la toglie nessuno».
A piccoli passi.
Nessuna grande promessa: «credo nella politica dei piccoli passi». Crede nell’impegno di tutti i giorni, sapendo che ci sono giornate buone e giornate storte, perché «siamo umani e anche noi siamo dei lavoratori, non ce lo dobbiamo dimenticare». Ha ringraziato Raimondo per un gesto di due anni fa a Milano: un bigliettino a tavola per una ricorrenza che nessuno aveva collegato, e che gli ha fatto capire «dove stavamo arrivando».
E ha ringraziato la sua famiglia, in sala.
Poi è tornato alla parola da cui era partito, quella piccola che, se viene dal cuore, è tutto: grazie.


