L’Unione Sammarinese Lavoratori ha aperto mercoledì sera il suo V Congresso confederale nello stesso albergo che ne ospitò il primo, il Welcome Hotel del WTC di Dogana, e il Segretario generale Francesca Busignani ha rivendicato diciotto anni di crescita riassumendo in una frase la mentalità del sindacato: «Dialoghiamo ma non ci pieghiamo, costruiamo ma non ci adeguiamo».
Prima della relazione, i momenti più emozionanti: l’inno delle voci bianche, i ragazzi del «Colore del Grano» e la sala corsi intitolata a Sisto Spadoni.
Ad aprire sono state le voci bianche.
Il coro dell’Istituto Musicale Sammarinese ha cantato l’inno, con Nicola Giaquinto al pianoforte e la direzione di Fausto Giacomini. Poi la scena è passata ai ragazzi del Laboratorio Atelier del «Colore del Grano», il centro dell’ISS per le persone con disabilità: un balletto in stile anni Cinquanta, tra gonne a ruota e fazzoletti al collo, e i lavori nati nel laboratorio. In chiusura, un maxi assegno da mille euro firmato USL, per acquistare attrezzature informatiche destinate ai ragazzi.
Poi il momento più intimo.
Prima di salire al leggio, Busignani si è scusata con la sala: «Ho bisogno e mi sento di dirvi quello che vi sto per dire». Ha parlato di Sisto Spadoni, primo segretario della Federazione Pensionati USL, scomparso ad agosto.
«Per me è stato come un padre», ha detto, sperando che la moglie e la figlia, presenti in sala, non gliene volessero. Più di diciotto anni fa, ha raccontato, le segreterie del sindacato erano quattro ragazzi e lui: loro ragionavano «molto più di pancia», lui era l’unico capace, «come fanno i buoni padri di famiglia», di alternare tirate d’orecchi e carezze. Lo stesso che alla cena di Natale si vestiva da Babbo Natale per portare i regalini ai figli degli iscritti, «che quella volta non erano tantissimi».
USL gli ha intitolato la sala corsi, «in memoria del suo impegno, del suo esempio e dei suoi valori». Poi un minuto di silenzio.
La relazione è partita dal titolo del congresso.
«Da una parte sola, dalla parte delle persone. Non un titolo, ma ciò che siamo».
Dalla parte di chi lavora e di chi cerca lavoro, dei pensionati, dei giovani, dei più fragili, e anche delle «migliaia di lavoratrici e lavoratori frontalieri che ogni giorno contribuiscono alla crescita del nostro Paese». Crescere, ha avvertito, non significa soltanto avere più iscritti, e «difendere ciò che abbiamo conquistato rimane fondamentale, certo, ma difendere non basta»: le trasformazioni vanno governate «prima che ci vengano semplicemente imposte».
Alla politica, prima i no. «Qui voglio essere chiara e inequivocabile: non ci piace e non ci piacerà mai una politica fatta di restrizioni, di tagli e di decrescita felice».
Né una politica «che presenti ogni diritto come un costo e ogni tutela come un ostacolo», né che «un’informazione data a giochi fatti venga venduta come confronto e condivisione».
Ma «con la stessa chiarezza» Busignani ha dato atto dei segnali positivi arrivati, chiedendo a maggioranza e opposizione una politica «con la P maiuscola». Il metro è uno solo: «Un Paese non cresce davvero se aumenta la ricchezza complessiva, ma contemporaneamente aumenta anche il numero delle persone che non arrivano a fine mese».
Il passaggio centrale sta in tre parole.
«Per costruire tutto questo serve una politica lungimirante e un sindacato forte. USL è forte». Forte, ha spiegato, non perché alzi la voce più degli altri, ma «perché ha le idee chiare», perché «non parla soltanto delle persone, ma parla con le persone», perché «sa confrontarsi ma sa anche dire no quando è necessario».
Una forza che vuol dire «essere disponibili al confronto senza essere disponibili al tutto».
E un’ambizione dichiarata: «Noi non siamo qui semplicemente per esserci, siamo qui per fare la differenza».
Salari e contratti.
Un contratto «non è un buon contratto soltanto perché viene firmato»: deve aggiornare le retribuzioni, rafforzare le tutele e «deve essere valutato e approvato dai lavoratori».
Difendere il salario significa anche impedire che gli aumenti vengano assorbiti da casa, energia e fisco, e pretendere trasparenza su orari e timbrature, perché «ciò che un lavoratore ha maturato non è una concessione da attendere, ma un diritto da riconoscere integralmente e senza ritardi».
E se il confronto viene negato resta lo sciopero: «Non è mai una scelta leggera», ma davanti a trattative ferme e peggioramenti unilaterali USL non lo esclude.
Produttività e intelligenza artificiale.
«La produttività non può diventare il pretesto per chiedere sempre di più ai lavoratori»: una parte della crescita deve tornare a chi l’ha realizzata, e «se la tecnologia libera tempo, quel tempo non deve essere automaticamente riempito con maggior lavoro». Sull’intelligenza artificiale nessuna paura, ma nemmeno un sì a scatola chiusa: niente innovazione «senza regole chiare e precise», e la tecnologia deve rendere il lavoro «più sicuro e meno pesante, non sostituire le persone, controllarle o escluderle».
Una sala allora, tre oggi.
Per raccontare da dove viene USL, Busignani ha preso in prestito i quattro amici al bar della canzone di Gino Paoli: un gruppo di ragazzi che voleva cambiare le cose e che lungo la strada incontrò Pancrazio Raimondo, sindacalista di lunga esperienza che li aiutò «a capire, a muovere i primi passi».
Il primo congresso, ha ricordato, si tenne in una sola delle tre sale che oggi ospitano il quinto. «Non sono 18 anni trascorsi semplicemente occupando uno spazio»: è un risultato «conquistato dall’organizzazione sindacale più giovane ma non più piccola del Paese», e «nessuno ce lo ha regalato».
Dentro quei diciotto anni ci sono una nuova sede, pensata come «il luogo nel quale una persona può sentirsi a casa, al sicuro, ascoltata», il primo Osservatorio sulle violenze e molestie nel mondo del lavoro, «non un’iniziativa simbolica, ma un presidio stabile di ascolto, assistenza e monitoraggio», e il rapporto con l’Unione Consumatori Sammarinesi, perché chi finisce il turno diventa utente, consumatore, risparmiatore, e di tutele ha ancora bisogno.
E ci sono gli iscritti, a cui è andato un lungo ringraziamento: «Grazie perché avete fatto crescere e state facendo crescere USL».
La mano tesa a CSdL e CDLS.
In sala, con le rispettive delegazioni, c’erano i due segretari generali, Enzo Merlini (CSdL) e Milena Frulli (CDLS), e Busignani si è rivolta direttamente a loro: «Abbiamo firmato contratti insieme, abbiamo proclamato scioperi insieme». Il congresso si apriva a un anno esatto dal primo dei due scioperi generali unitari contro la riforma IGR. Unendo le forze, ha detto, «non ci siamo limitati a sommarle, le abbiamo moltiplicate».
Per il futuro, un confronto «franco, aperto, costruttivo, trasparente», che sappia «riconoscere alla storia il suo giusto valore», con una precisazione: «la rappresentatività ha una misura propria che non può e non deve essere ignorata». E un impegno: «Per noi l’unità sindacale ha valore e ci saremo tutte le volte che ci saranno le condizioni».
Agli imprenditori: di parte, non contro.
Alle associazioni datoriali Busignani ha riconosciuto che la loro presenza «non è soltanto un gesto di cortesia», ma il segno di un sistema di relazioni che a San Marino esiste e produce risultati. «USL è e deve rimanere di parte», dalla parte di chi lavora, ma la contrapposizione permanente, logica «comprensibile e probabilmente necessaria nelle stagioni delle grandi conquiste degli anni ’70», oggi «è superata»: «Sindacato e associazioni datoriali sono le due facce della stessa medaglia», con interessi distinti ma un obiettivo comune, «far correre l’intera società sammarinese».
Poi, per spiegare quella che ha chiamato la mentalità di USL, la frase più netta della serata: «Dialoghiamo ma non ci pieghiamo, costruiamo ma non ci adeguiamo, collaboriamo ma non ci confondiamo, ascoltiamo ma decidiamo insieme alle persone che rappresentiamo».
E un’ammissione, non scontata in una relazione congressuale.
«In 18 anni di percorso abbiamo commesso anche degli errori, ma non abbiamo mai smesso di metterci in discussione». Poi la chiusura, tutta al futuro: «Oggi non celebriamo soltanto ciò che siamo stati, oggi scegliamo ciò che vogliamo diventare». Più presenti, più preparati, più capaci di trasformare un problema individuale in una tutela collettiva e, ha promesso tra gli applausi, «senza mai abbassare la testa davanti a nessuno».
Dopo la relazione, gli ospiti istituzionali.
Il Segretario di Stato per il Lavoro Alessandro Bevitori ha spiegato che la sua Segreteria si muove sulla strada del dialogo sociale e ha messo in fila i dossier aperti: il regolamento sul lavoro con le alte temperature, l’inclusione lavorativa, la legge contro la violenza nei luoghi di lavoro, lo stesso terreno dell’Osservatorio di USL. Sul tavolo anche salari, potere d’acquisto, welfare e una produttività dai benefici diffusi, con un’attenzione ai giovani: la sfida, ha detto, non è solo creare occupazione, ma offrire una prospettiva.
L’Ambasciatore d’Italia a San Marino Fabrizio Colaceci, che a gennaio aveva visitato la sede di USL, ha ricordato che accanto al dialogo tra i governi conta quello tra i sindacati dei due Paesi, a partire dal lavoro frontaliero. In un mondo in cui cresce la tentazione di fare da soli, ha concluso, la sfida è tenere fermo un principio: sul lavoro, nulla si risolve in solitudine.
Giovedì la risposta.
Dalle 9.15 la parola passa proprio agli interlocutori chiamati in causa mercoledì sera: gli altri sindacati, gli ospiti internazionali e le associazioni datoriali. Dalle 14.45 tocca ai delegati, venerdì il voto sui vertici.
La gallery della prima serata

