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Attualità

Riforma del Regolamento, il no delle opposizioni: “Così si impoverisce il ruolo dei consiglieri”

Una riforma che rischia di ridurre il ruolo del Consiglio Grande e Generale, comprimere gli spazi di intervento dei singoli consiglieri e spostare una parte sostanziale del lavoro legislativo dall’Aula alle commissioni. È questo il filo conduttore delle dichiarazioni di voto delle opposizioni sulla modifica del Regolamento consiliare, approvata al termine del dibattito con 36 voti favorevoli e 11 contrari.

Per Nicola Renzi (RF) il problema principale riguarda proprio il ruolo che i consiglieri saranno chiamati a svolgere con le nuove regole. Pur riconoscendo che durante l’esame sono state eliminate alcune delle disposizioni inizialmente previste – tra queste il vaglio preventivo sugli emendamenti e la forte riduzione dei tempi degli interventi – il giudizio complessivo di Repubblica Futura rimane negativo. “Mi dispiace veramente che quest’Aula e gli stessi consiglieri vogliano relegarsi sempre più, attraverso questo Regolamento, a un ruolo che non è quello del legislatore e della proposta normativa”, afferma Renzi.

Nel mirino c’è soprattutto la sede redigente, destinata a diventare la modalità ordinaria per l’esame dei provvedimenti. Secondo Renzi, molti consiglieri rischieranno così di non poter intervenire direttamente nel merito degli articoli e degli emendamenti, con conseguenze anche sulla qualità della produzione normativa. Una scelta che, per RF, finisce per trasformare una parte dei membri del Consiglio in “meri e semplici spingibottoni”, chiamati sostanzialmente a esprimersi sul risultato finale di un lavoro svolto altrove.

Renzi insiste anche sul tema della trasparenza delle commissioni, contestando la mancata introduzione della pubblicità automatica delle sedute e della loro trasmissione. La conseguenza, secondo il consigliere, riguarda non soltanto le prerogative degli eletti, ma anche i cittadini, che avranno meno possibilità di conoscere le posizioni assunte dai propri rappresentanti durante l’esame puntuale delle questioni più delicate.

Sulle conseguenze pratiche della sede redigente si concentra invece Gaetano Troina (D-ML). Il consigliere prende come esempio proprio il lungo esame della riforma appena concluso: il confronto in Aula, sottolinea, ha consentito di individuare errori, correggere disposizioni e modificare emendamenti durante la discussione. Con il nuovo meccanismo, osserva, questo tipo di lavoro sulle future leggi ordinarie sarà concentrato prevalentemente nelle commissioni.

“Si perde una grandissima occasione per svolgere un buon lavoro sul piano della produzione normativa”, afferma Troina. Il punto, per D-ML, è anche la composizione delle commissioni: non essendovi rappresentati tutti i consiglieri, potrebbero rimanere fuori dal confronto persone dotate di competenze professionali specifiche e potenzialmente utili nell’esame di determinate materie.

Troina non nega l’esistenza di un problema legato ai tempi del Consiglio, ma contesta la soluzione scelta. Per D-ML, velocizzare i lavori non può significare ridurre gli spazi di confronto. Occorrerebbe piuttosto intervenire sull’organizzazione, favorire un esame preventivo più efficace dei provvedimenti e limitare la prassi degli emendamenti depositati all’ultimo momento. Da qui il voto contrario del gruppo, fatta eccezione per quelle poche disposizioni sulle quali durante il confronto è emersa una condivisione più ampia.

Fortemente critico anche Emanuele Santi (Rete), che definisce il testo, pur modificato rispetto alla versione iniziale, “una seria limitazione del diritto di parola e dei diritti democratici dei consiglieri”. Santi ricostruisce il percorso che ha portato alla riforma e contesta alla maggioranza di essere intervenuta dopo circa un anno e mezzo di lavoro della Commissione per le riforme istituzionali, rompendo a suo giudizio l’equilibrio che si era creato in quella sede.

Il consigliere di Rete definisce l’impostazione originaria del progetto un “gran pastrocchio”, pur riconoscendo che durante l’iter alcune delle previsioni maggiormente contestate sono state eliminate anche grazie alla disponibilità mostrata da esponenti della maggioranza. Le modifiche, tuttavia, non bastano a cambiare il giudizio sul provvedimento.

Anche per Santi il nodo principale resta la sede redigente. Il rischio, sostiene, è affidare il lavoro sostanziale sui provvedimenti ai quindici componenti delle commissioni, lasciando agli altri consiglieri la possibilità di prendere parte al dibattito generale e alla votazione finale, ma non allo stesso livello di confronto sul merito degli articoli.

Altrettanto netta è la contrarietà di Rete alla “tagliola” sugli emendamenti, che secondo Santi potrebbe avere un impatto particolarmente rilevante durante l’esame della legge di bilancio. Gli emendamenti, sostiene, non rappresentano soltanto uno strumento tecnico, ma anche un mezzo attraverso il quale le opposizioni avanzano proposte e cercano di portare Governo e maggioranza verso una mediazione.

“State dimenticando che in quest’Aula si deve fare politica. Siamo qui per fare politica, mediazione e proposte”, conclude Santi, annunciando il voto convintamente contrario di Rete. Una posizione che si inserisce nel più generale no delle opposizioni alla riforma, approvata definitivamente dal Consiglio con 36 sì e 11 no.