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Ciavatta (PDCS): «La tagliola ridurrà i tempi e spingerà a presentare meno emendamenti, ma fatti meglio»

«Con centoventi articoli aggiuntivi possono diventare centoventi ore di dibattito. Questo è il problema reale ed è da qui che nasce il meccanismo della tagliola». Manuel Ciavatta (PDCS) interviene durante l’esame dell’articolato del progetto di legge “Modifiche al Regolamento del Consiglio Grande e Generale” per spiegare le ragioni e il funzionamento del nuovo limite temporale.

Ciavatta chiarisce innanzitutto che le 25 ore devono essere calcolate come ore di convocazione dedicate all’esame dell’articolato, una volta terminato il dibattito generale. Il passaggio dalle 20 alle 25 ore, spiega, nasce dal tentativo della maggioranza di avvicinarsi alla richiesta dell’opposizione, che aveva indicato cinque giorni.

Il consigliere entra poi nel merito dei tempi: con gli attuali spazi di intervento, centinaia di emendamenti possono tradursi in molti giorni di seduta. Il nuovo sistema, insieme all’alternanza tra proposte di maggioranza o Governo e opposizione, dovrebbe invece consentire a entrambe le parti di discutere un numero ragionevole di modifiche. L’auspicio di Ciavatta è che questo porti non soltanto a tempi più brevi, ma anche a un minor numero di emendamenti e a proposte meglio strutturate.

Di seguito l’intervento integrale di Manuel Ciavatta (PDCS):

Manuel Ciavatta (PDCS): Intervengo soltanto per precisare due aspetti. Il primo riguarda il passaggio dalle venti ore previste inizialmente alle venticinque ore. È vero che non vi è stata una vera e propria mediazione, ma abbiamo cercato di andare incontro alla proposta dell’opposizione, che chiedeva cinque giorni. Tale indicazione era però difficilmente quantificabile, perché, con sedute come quella odierna, della durata di sei ore, dalle 14 alle 20, cinque giorni corrisponderebbero a trenta ore. Chiedo pertanto che venga precisato almeno a verbale, perché questo era l’intendimento, che, terminato il dibattito generale, debbano decorrere venticinque ore di convocazione dedicate all’esame dell’articolato. In questo modo il punto risulta chiaro. Devo poi replicare brevemente all’ultima osservazione della consigliera Mularoni. In realtà, almeno nelle ultime due finanziarie, se ricordo bene, dalle quali è scaturita la cosiddetta legge sviluppo, il Governo e la maggioranza non hanno presentato quasi alcun emendamento rispetto al testo depositato in prima lettura. L’opposizione, invece, ha depositato cento o centocinquanta emendamenti, gran parte dei quali riproponeva contenuti già presentati l’anno precedente o persino negli anni ancora precedenti. Con il Regolamento e le tempistiche attuali, per ogni articolo e per ogni emendamento sono previsti cinque minuti per il presentatore e quattro minuti per ciascun consigliere. Lo ricordo anche per spiegare ai cittadini di che cosa stiamo parlando. Con quindici o sedici consiglieri di opposizione, quattro minuti moltiplicati per sedici significano più di un’ora per ogni articolo. Se gli articoli aggiuntivi sono centoventi, possono diventare centoventi ore di dibattito. Per un Consiglio che lavora, in condizioni normali, dieci ore al giorno, servirebbero dieci o dodici giorni soltanto per esaminare una legge. Questo è il problema reale ed è da qui che nasce il meccanismo della tagliola. L’idea è che, terminato il dibattito generale e trascorse venticinque ore di esame dell’articolato, durante le quali vengono alternati gli articoli e gli emendamenti della maggioranza o del Governo con quelli dell’opposizione, ciascuna parte abbia la possibilità di presentare e discutere un numero ragionevole di proposte. Mi aspetto quindi che d’ora in avanti vi siano forse meno articoli da discutere, ma che siano strutturati meglio. Mi auguro che questo intervento produca una maggiore qualità normativa, non soltanto una riduzione dei tempi, che certamente vi sarà.