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Attualità

Due studenti diventano un’invasione e nessuno controlla: a San Marino il problema non è l’immigrazione, è la distanza sempre più grande tra ciò che accade e ciò che ci viene raccontato

A San Marino sono arrivati due studenti palestinesi. Nella percezione di molti, è arrivato un esodo.

In mezzo non c’è un fatto nuovo, c’è un racconto. E questa distanza tra realtà e percepito oggi è il vero problema politico del Paese, molto più di qualunque dossier sul tavolo del Governo.

Provate l’esperimento al bar.

Chiedete quanti palestinesi vivono oggi sul Titano. Le risposte che sentirete vanno da “un centinaio” a “stanno arrivando le famiglie”, con qualcuno che giura di sapere di case già assegnate. La risposta vera è due.

Due ragazzi di Gaza che studiano Design, dormono in un alloggio della Caritas e prendono l’autobus per andare a lezione. Per portarli qui ci è voluto quasi un anno di carte, visti e controlli.

Il percepito non nasce dal nulla.

Nasce da titoli che suggeriscono senza affermare, da un “si parla di” che diventa “è in arrivo”, da una possibilità citata in Commissione che due passaggi dopo è già una certezza. Nessuno mente in modo frontale. Si lavora sugli aggettivi, sulle omissioni, sulla ripetizione.

Una notizia ripetuta dieci volte non diventa più vera, diventa più creduta. E chi la ripete lo sa benissimo.

Il meccanismo funziona perché costa poco e rende molto.

La paura fa cliccare, l’indignazione fa condividere, la precisione annoia.

Verificare un numero richiede una telefonata; gonfiarlo richiede solo un titolo. In un Paese di trentamila persone, dove molti leggono il titolo e si fermano lì, il titolo diventa la realtà. Il resto è un dettaglio che nessuno arriva a leggere.

Il prezzo lo paghiamo tutti.

Lo pagano i due ragazzi, trasformati in simbolo di qualcosa che non sono. Lo paga chi è contrario all’accoglienza, perché discute contro un fantasma invece che contro una scelta concreta. Lo paga chi è favorevole, costretto a difendersi da accuse che non hanno oggetto.

E lo paga il dibattito pubblico, che smette di essere un confronto tra opinioni e diventa uno scontro tra percezioni costruite a tavolino.

Si può essere contrari a qualunque cosa. Non si può esserlo sui numeri sbagliati.

Una comunità adulta discute su quanta accoglienza vuole, con quali controlli, a quali costi.

Lo fa partendo da ciò che è successo davvero, non da ciò che qualcuno ha bisogno che sembri successo. Il giorno in cui accettiamo che il percepito valga quanto il reale, abbiamo consegnato le nostre decisioni a chi scrive il titolo più rumoroso.

Per questo Insider ha fatto la cosa meno spettacolare possibile: ha chiesto.

Ha chiamato il Segretario di Stato competente, ha messo in fila i fatti, li ha confrontati con gli atti pubblici.

Il risultato è una notizia molto meno eccitante di quella che circolava. È anche l’unica vera.

Continueremo a farlo.

Non perché la verità venda di più, ma perché un Paese piccolo non può permettersi di vivere in una realtà che non esiste.

Due studenti diventano un’invasione e nessuno controlla: a San Marino il problema non è l’immigrazione, è la distanza sempre più grande tra ciò che accade e ciò che ci viene raccontato