Il Consiglio dei ministri del 16 settembre ha cancellato per tutto il 2027 il bollo su un veicolo per cittadino: auto a benzina o gasolio fino a 80 kW, circa 109 cavalli, e le moto. Sono 14,5 milioni di mezzi, per un costo di 2,36 miliardi che lo Stato girerà alle Regioni, e Giorgia Meloni promette che con la manovra la misura diventerà strutturale. La reazione del pubblico è stata l’indignazione.
Non è una battuta.
Basta scorrere i commenti sotto la notizia, anche sotto quella pubblicata da questo giornale, per assistere allo spettacolo. Il commento più applaudito, quasi duemila like, parla di campagna elettorale e di allocchi che abboccheranno.
C’è chi scommette che le Regioni si rifaranno alzando l’Irpef.
C’è chi precisa che vale solo per un’auto a nucleo familiare, ma in realtà l’esenzione è per persona, non per famiglia. C’è chi si sfoga perché il bollo della sua Vespa costa 35 euro l’anno e «questa pensa che siamo tutti fessi», senza sapere che le moto sono dentro la misura e quella Vespa, con ogni probabilità, il bollo non lo pagherà più.
E c’è chi, tradito dal correttore, protesta per lo chardonnay a 2,30 al litro.
Su quello, onestamente, la solidarietà è totale.
Intendiamoci: alcune critiche hanno fondamento.
La copertura c’è solo per il 2027, cioè l’anno delle politiche, e la parola “strutturale” per ora vive nelle conferenze stampa, non nel decreto. Il presidente della Toscana contesta i conti e sostiene che il rimborso alla sua Regione copra meno di un terzo del gettito perso.
Nello stesso Consiglio lo sconto sulle accise del diesel è stato ridotto e dal 5 ottobre tornano le accise mobili. Anche il precedente è noto: l’Ici sulla prima casa, promessa in campagna elettorale, abolita nel 2008, tornata sotto un altro nome nel 2012.
Il punto però è un altro, ed è il riflesso.
Se lo Stato non toglie la tassa, ci spreme.
Se la toglie per un anno, è propaganda.
Se promette di toglierla per sempre, si chiede chi paga.
Se paga lo Stato, ha tagliato altrove.
Se la toglie solo alle auto piccole, ha dimenticato il ceto medio.
Se la togliesse a tutti, sarebbe un regalo ai ricchi con il SUV.
Non esiste una combinazione che vinca: è un tribunale dove la sentenza arriva prima del processo e il decreto non lo legge nessuno.
Non è un’esclusiva italiana.
Nell’estate 2022 la Germania lanciò un abbonamento ai trasporti a 9 euro al mese per tre mesi: treni pieni, milioni di biglietti venduti e subito il coro sui vagoni stracolmi e sulla trovata elettorale a tempo.
Quando è diventato permanente, a 49 euro, il coro si è spostato sul prezzo troppo alto. Poi l’abbonamento è rincarato ancora, e le lamentele insieme a lui. Lo schema è lo stesso: temporaneo è una presa in giro, permanente costa troppo.
E noi, sul Titano, non ridiamo troppo.
La tassa di circolazione porta allo Stato oltre cinque milioni l’anno, e la domanda «e a San Marino?» è già partita.
Provate a immaginare che domani venga tolta: in mezz’ora qualcuno chiederebbe chi copre il buco, qualcun altro griderebbe alla mossa elettorale e un terzo farebbe notare che lui la macchina ce l’ha targata altrove.
Con la riforma IGR si è vista una dinamica simile: la protesta aveva le sue ragioni e ha ottenuto modifiche vere, ma quando il governo ha riscritto il testo accogliendo molte richieste dei sindacati, la lettura prevalente tra i critici non è stata «abbiamo ottenuto qualcosa», ma «ha smentito sé stesso».
Se tiri dritto sei arrogante, se ascolti la piazza sei incoerente.
Sull’Accordo di associazione con l’Europa funziona uguale: per qualcuno svende la sovranità, per qualcun altro arriva tardi e dà troppo poco. Spesso sono le stesse persone, a distanza di una settimana.
Il «mai contento» non va confuso con lo spirito critico, che è un’altra cosa.
Lo spirito critico legge il decreto, controlla la copertura, chiede conto delle promesse e poi giudica.
Il «mai contento» legge il titolo, sente puzza di fregatura e commenta prima di arrivare al secondo paragrafo.
Il primo fa bene alla democrazia, il secondo al traffico dei social e a nient’altro.
E sì, lo sappiamo: molti si fermeranno al titolo.
Commentate pure
