La nuova legge sulla famiglia introduce alcuni aiuti utili, ma secondo Rete non interviene sui problemi che stanno rendendo sempre più difficile per i giovani sammarinesi avere figli. Il movimento interviene dopo il passaggio del provvedimento in Consiglio Grande e Generale e mette al centro soprattutto il forte calo delle nascite.
“A San Marino le nascite diminuiscono anno dopo anno e il problema ha assunto dimensioni drammatiche: dalle 331 nascite del 2011 siamo passati alle poco più di 100 previste nel 2026”, si legge nel comunicato firmato dal capogruppo Emanuele Santi.
Per Rete, dietro questi numeri ci sono problemi molto concreti: stipendi che perdono potere d’acquisto, precarietà lavorativa, costo della vita e difficoltà nel trovare una casa a prezzi sostenibili, oltre alle criticità dei servizi pubblici. È partendo da questo quadro che il movimento giudica insufficiente la risposta contenuta nella legge.
“È in questo contesto che ci siamo trovati a discutere in Aula il Progetto di Legge ‘Famiglia’ che valutiamo come un provvedimento debole, poco coraggioso e superficiale perchè non affronta le vere cause, strutturali e profonde, che oggi impediscono ai giovani sammarinesi di fare figli e di costruire una famiglia nel nostro Paese”, sostiene Rete.
Il movimento riconosce comunque diversi aspetti positivi. Tra questi vengono citati l’introduzione della figura del caregiver familiare, con un sussidio economico e contributi previdenziali figurativi, e la possibilità per entrambi i genitori di ricorrere contemporaneamente al part-time o allo smart working quando hanno un figlio con disabilità.
Rete promuove anche l’indennità di gravidanza piena per lavoratrici a tempo determinato, disoccupate e madri studentesse, oltre all’aumento degli assegni familiari e al congedo di paternità che passa da 10 a 20 giorni.
“Ma non basta”, mette in chiaro il movimento. Il riferimento è soprattutto al bonus da mille euro previsto per ogni nuovo nato. “Un bonus di mille euro per ogni nascituro può certamente rappresentare un aiuto concreto per una famiglia, ma pensare che possa incidere sulla crisi demografica è una pia illusione”.
Secondo Rete, quindi, il problema non è tanto l’esistenza del contributo, quanto pensare che un incentivo economico possa da solo cambiare l’andamento delle nascite. “Di fronte a un’emergenza di questa portata serve un vero progetto Paese. Invece, si persegue un approccio prevalentemente assistenziale, fondato su incentivi a pioggia che non affrontano le cause profonde della crisi della natalità e i fattori che oggi impediscono a troppe famiglie di avere figli”, prosegue il comunicato.
Il movimento ricorda anche le proposte avanzate durante il confronto in Commissione. “In Commissione abbiamo proposto interventi coraggiosi sui salari, contro la precarietà del lavoro e sulle politiche abitative: proposte che la maggioranza ha respinto”, afferma Rete.
Altro punto sollevato è quello dell’ICEE, che secondo il movimento dovrebbe permettere di indirizzare gli aiuti soprattutto verso chi ne ha realmente bisogno. “Resta ancora inapplicato l’ICEE, uno strumento fondamentale di equa redistribuzione per rendere più efficaci gli interventi di sostegno, indirizzandoli a chi ne ha realmente bisogno. Anche questo è il segno di una scarsa volontà politica di andare fino in fondo”.
La richiesta è dunque quella di affiancare agli aiuti alle famiglie politiche più ampie su lavoro, stipendi, abitazione e servizi pubblici. “La crisi della natalità non si affronta semplicemente distribuendo bonus ma difendendo diritti elementari e rendendo normalmente possibile ciò che oggi sta diventando un lusso: avere una casa, un lavoro stabile e non sottopagato, servizi pubblici efficienti e accessibili”, conclude Rete.
La posizione del movimento resta quindi critica sull’impianto complessivo della legge: “Finché il Governo distribuirà bonus senza intervenire sulle cause strutturali, continuerà semplicemente a inseguire la crisi anziché invertire la tendenza e provare a fermarla”.
