Matteo Zeppa (Rete): Mi trovo costretto a fare questo intervento, che ho fatto anche in Consiglio dei XII. Lì vige un regime di riservatezza fra i consiglieri, le Loro Eccellenze pro tempore e gli altri soggetti coinvolti; qui, invece, avete proposto e votato la seduta segreta, rispetto alla quale io ero contrario fin dall’inizio. Proprio per questo ritengo necessario ribadire pubblicamente quanto ho già detto in Consiglio dei XII. Voi sapete che cerco di svolgere il mio ruolo in maniera politica e, quantomeno, coscienziosa. Quando arrivano determinate richieste di residenza, le mie valutazioni si basano sulla documentazione che viene portata all’attenzione di tutti i commissari e, in particolare, su due elementi che per me sono discriminanti: l’eventuale presenza di precedenti penali, sulla base degli attestati della Gendarmeria, e l’esistenza di debiti nei confronti dello Stato. Quello che non accetto è essere contattato privatamente sul mio cellulare per aver trattato, peraltro in regime di segretezza, pratiche nelle quali emergeva uno di questi due elementi o, in alcuni casi, entrambi. Non accetto di sentirmi prendere per la collottola da chi ha precedenti penali o debiti verso lo Stato. Proprio perché siamo in regime di segretezza, considero ancora più grave che questo possa accadere. Faccio parte della Commissione Esteri dal 2012 e chi è qui da allora sa che ho sempre espresso chiaramente le mie posizioni e continuerò a farlo. Ma se il mio numero di cellulare viene girato dal segretario particolare di un Segretario di Stato – ed escludo quelli qui presenti – allora non ci sto. Per questo torno a chiedere che non ci sia il regime di segretezza. Le questioni che sollevo sulle pratiche sono legate a criteri precisi: precedenti penali e debiti verso lo Stato. Non voglio che, in questo Paese omertoso, mi arrivino messaggi attraverso interposte persone per le posizioni che assumo, perché i documenti parlano chiaro. Se le regole sono uguali per tutti, devono esserlo fino in fondo. Posso avere sbagliato molte volte nelle mie valutazioni, ma se i criteri che utilizzo sono questi, non transigo sulla possibilità di esprimere le mie posizioni, pubblicamente o in regime di segretezza. E soprattutto non accetto che il mio numero di cellulare venga passato a qualcuno interessato dalle pratiche che siamo chiamati a esaminare. Non ci sto a queste regole. Non riguarda lei, Segretario, e avrò modo di spiegare altrove a chi mi riferisco, ma è un modo di procedere che non accetto. La mia proposta, quindi, è molto semplice: non da oggi, perché ormai l’ordine del giorno è stato definito, ma dalla prossima volta chiedo che queste sedute si svolgano in regime pubblico. In questo modo, se qualcuno deve rispondere alle mie osservazioni, lo farà pubblicamente e risponderà nel merito: dell’esistenza o meno di debiti verso lo Stato e dell’esistenza o meno di precedenti penali. Io sono una testa calda, ma ho una certa età e ho cominciato a ragionare. Se una cosa del genere mi fosse capitata dieci anni fa, probabilmente non sarei qui, sarei da un’altra parte. Per questo non ci sto. E lo stesso vale per il Consiglio dei XII: se vige un regime di riservatezza, non accetto di essere successivamente contattato dai presentatori delle richieste che vengono esaminate. Io ho una mia linea: può essere giusta o sbagliata, ma è la mia linea e la porto avanti sulla base degli elementi che vengono messi a disposizione. Mi scuso, Presidente, se ho approfittato di quest’ultima parentesi pubblica, ma ritenevo necessario dirlo affinché chi ascolta, o chi verrà informato di queste mie parole, sappia chiaramente come la penso. Perché io a questi giochi non ci sto.
Pressioni sulle pratiche del Consiglio dei XII, Zeppa: “Mi contattano sul cellulare. A questi giochi non ci sto” – L’intervento integrale in Commissione Esteri
