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Attualità

Assisti un familiare non autosufficiente? Arrivano sussidi, contributi e tutele: San Marino introduce la figura del “caregiver”

Il caregiver familiare entra nell’ordinamento sammarinese. È una delle novità più importanti approvate ieri dal Consiglio Grande e Generale durante l’esame della legge sulle nuove misure a sostegno della famiglia, della maternità e della natalità.

Il provvedimento, arrivato all’articolo 25 sui 36 complessivi, tornerà in Aula nella mattinata di martedì 15 settembre. Sul tavolo ci sarà, tra le altre cose, anche il bonus bebè. La seduta di ieri si è chiusa invece con diversi articoli già approvati, in un clima nel complesso disteso e collaborativo.

Tra le misure che hanno ottenuto il via libera c’è appunto quella dedicata a chi si prende cura ogni giorno di un familiare non autosufficiente. In parole semplici, la legge riconosce formalmente il lavoro di assistenza svolto all’interno della famiglia e, a seconda del tempo necessario per le cure, mette sul tavolo sussidi economici, contributi previdenziali, aspettativa dal lavoro, part-time e flessibilità oraria.

Chi può diventare caregiver familiare

La platea comprende chi assiste il coniuge, il partner di un’unione civile, il convivente, un familiare o un affine entro il secondo grado. In alcuni casi previsti dalla normativa si arriva fino al terzo grado.

La persona assistita deve trovarsi, a causa di malattia, anche oncologica, infermità o disabilità cronica o degenerativa, in una condizione di non autosufficienza tale da richiedere un’assistenza globale e continua.

Non basta però dichiarare di occuparsi di un familiare. Il livello di assistenza dovrà essere certificato dalla Commissione per gli accertamenti sanitari individuali (Casi) sulla base delle relazioni predisposte dai servizi competenti dell’Iss.

È inoltre la persona che ha bisogno di assistenza, nel rispetto della propria autodeterminazione, a indicare il caregiver. La legge disciplina anche i casi di interdizione, amministrazione di sostegno e assistenza a minori.

Quattro fasce, da 18 a oltre 36 ore alla settimana

Il sistema prevede quattro livelli, calcolati sulla quantità di assistenza prestata ogni settimana.

Il gradino più alto è quello del caregiver familiare prevalente, che dedica alle cure almeno 36 ore settimanali. In questo caso non è possibile continuare a lavorare. Il dipendente viene collocato in aspettativa, fino a cinque anni con la possibilità di una proroga per altri cinque, e può ricevere un sussidio fino al doppio della pensione sociale, oltre ai contributi previdenziali figurativi per tutto il periodo di assistenza.

La seconda fascia riguarda chi presta assistenza per almeno 30 ma meno di 36 ore alla settimana. Anche qui non si può svolgere attività lavorativa e, per il dipendente, è prevista l’aspettativa. Il sussidio arriva all’80% del doppio della pensione sociale, sempre con il riconoscimento dei contributi figurativi.

Cambiano le regole nella fascia tra 24 e 30 ore settimanali. In questo caso il caregiver può continuare a lavorare e, se dipendente, può chiedere il passaggio dal tempo pieno al part-time. Se lavora a tempo parziale, il sussidio è pari al 50% del doppio della pensione sociale.

Infine c’è la fascia tra 18 e 24 ore di assistenza alla settimana. Anche in questo caso è possibile continuare a lavorare, chiedendo il part-time oppure accedendo alla flessibilità oraria prevista dalla legge. In presenza di lavoro a tempo parziale, il sostegno economico è pari al 30% del doppio della pensione sociale.

Un solo caregiver per ogni assistito

La qualifica, come regola generale, non può essere riconosciuta contemporaneamente a più persone per lo stesso assistito. Una disciplina particolare riguarda però i minori: possono essere individuati entrambi i genitori, alternandosi nell’assistenza per periodi non inferiori a tre mesi. Sussidio e benefici spettano al genitore che in quel momento svolge concretamente l’attività di cura.

Il riconoscimento può cessare, tra gli altri casi, per volontà del caregiver o dell’assistito, per il decesso o l’istituzionalizzazione della persona assistita oppure quando viene meno la condizione di non autosufficienza accertata dalla Casi.

Tetto di 50 caregiver o un milione di euro l’anno

La legge mette anche un paletto alla spesa, almeno nella prima fase. Per valutare l’impatto economico della misura potranno essere riconosciute non più di 50 qualifiche di caregiver familiare all’anno oppure un numero equivalente alla spesa massima di un milione di euro annui. I parametri potranno essere modificati dal Congresso di Stato attraverso decreto delegato.

Viene inoltre aperta la strada alla possibilità di garantire, sempre attraverso un successivo decreto, un caregiver o un assistente familiare a carico dell’Iss alle persone con disabilità che necessitano del massimo livello di assistenza e non hanno familiari in grado di occuparsene.

Per rendere operativo il nuovo sistema servirà poi un regolamento del Congresso di Stato, chiamato a stabilire procedure e adempimenti per ottenere la qualifica e accedere al sussidio.

Non ci sarà soltanto il sostegno economico. L’Istituto per la sicurezza sociale dovrà organizzare corsi di formazione per chi svolge questo ruolo, con approfondimenti sull’assistenza domiciliare, sulla demenza, sul primo soccorso e sulla cura di sé, anche con l’obiettivo di prevenire burnout e isolamento sociale.

L’esame della legge non è comunque terminato. Il Consiglio ha sospeso i lavori ieri intorno alle 13.30 all’articolo 25. L’articolato ripartirà martedì 15 settembre e tra i prossimi nodi da affrontare ci sarà il bonus bebè.

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